Aborto e vescovo gay. I dubbi della Chiesa su Obama presidente
11 novembre 2008 -
La plenaria dei vescovi statunitensi in corso da ieri (fino a giovedì) al Marriott Waterfront Hotel di Baltimora avviene per volti versi nel momento opportuno. Il tempo, infatti, è propizio affinché l’episcopato d’oltre Atlantico possa riflettere sull’elezione di Barack Obama e soprattutto esprimersi circa le posizione pro-choice sull’aborto del nuovo presidente. In parte, l’ha già cominciato a fare ieri mattina il cardinale arcivescovo di Chicago e presidente della conferenza episcopale Francis George quando, aprendo i lavori della plenaria, si è congratulato con Obama per la vittoria ma, nello stesso tempo, ha ricordato tra gli applausi dei presuli come il “no” all’aborto sia uno dei pilastri dell’insegnamento cattolico. E, in effetti, è innanzitutto sulle posizione abortiste di Obama – sullo sfondo incombe la firma del Freedom of Choice Act, la legge sull’aborto che permetterà a tutte le donne di abortire in ogni momento della gravidanza, in qualsiasi Stato e a ogni età, anche al di sotto dei 18 anni – che i vescovi intendono discutere a Baltimora. L’ha confermato venerdì scorso anche la portavoce dei vescovi Mary Ann Walsh quando ha detto che «la conferenza espiscopale statunitense si ritroverà per discutere di vari temi, tra questi l’aborto e le future politiche in merito».
Ma c’è di più. Pare che sul tavolo della conferenza episcopale presieduta da circa un anno dal cardinale George vi sia anche il “dossier Virtueonline”. Molto, infatti, ha fatto discutere i vescovi la notizia apparsa su quella che è la voce dell’ortodossia anglicana – Virtueonlione, appunto, ripreso in merito anche dal Times – secondo la quale, durante la recente campagna elettorale, Obama ha incontrato per ben tre volte monsignor Gene Robinson, il primo vescovo episcopaliano dichiaratamente gay che tanto aveva fatto discutere di sé anche la scorsa estate nell’incontro di Lambeth della Chiesa anglicana: a motivo delle sue posizioni liberal non era stato ammesso all’assise. Proprio a lui Obama, nonostante esprimendosi successivamente sui referendum in California, Arizona e Florida non abbia dimostrato di voler fare molto in merito, ha assicurato che, una volta approdato alla Casa Bianca, avrebbe appoggiato appieno le battaglie in favore dei diritti delle coppie omosessuali. È vero, Obama ci ha sempre tenuto a separare diritti in favore delle coppie gay (su questi il neo presidente è d’accordo) e legalizzazione dei matrimoni gay (su questi si è sempre mostrato più freddo) – e in questo senso la posizione tenuta durante i recenti referendum non contraddice più di tanto con quanto egli ha promesso a Robinson – ma la notizia del triplice incontro non è stata comunque recepita bene dalla gerarchia ecclesiastica tanto che anche di questo a Baltimora i vescovi vogliono discutere. Tra l’altro, seppure è vero che oltre il cinquanta per cento di coloro che si dichiarano cattolici ha votato per Obama, pare sia altrettanto vero che la maggior parte di questi, avendo bocciato in California, Arizona e Florida i referendum, non ha preso bene, a poche ore dal voto, la notizia del triplice incontro e delle conseguenti promesse.
È principalmente sui temi cosiddetti etici che l’amministrazione Obama rischia il frontale con la Chiesa cattolica statunitense, fedeli inclusi. E anche con la diplomazia vaticana la quale, per il momento, sta alla finestra e proprio dal cardinale George attende notizie dettagliate sul nuovo corso alla Casa Bianca.
A preoccupare ci sono anche le decisioni che Obama è chiamato a prendere intorno alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Infatti, secondo quanto hanno annunciato i più stretti collaboratori del neo presidente, Washington si starebbe apprestando a dare di nuovo il via libera – dopo i limiti imposti da Bush – ai fondi federali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
A ben vedere, dunque, i timori dei vescovi sono giustificati. Anche perché risulta parecchio difficile che su questi temi la figura del cattolico Joe Biden possa rassicurarli. Biden, infatti, nei mesi scorsi, ha dovuto subire dure invettive da parte dei presuli di Madison, Robert C. Morlino, e di Denver, Charles J. Caput, proprio a motivo delle sue prese di posizione controverse sull’aborto. Tanto che, di qui in avanti, la strategia dei vescovi statunitensi pare sia quella di affidarsi alle proprie risorse, cominciando a prevenire il nuovo corso obamiano in merito alle tematiche cosiddette eticamente sensibili (aborto, unioni gay, ricerca sulle cellule staminale embrionali) mettendo innanzitutto in campo una campagna preventiva di informazione culturale incentrata attorno al valore unico della vita umana.
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Un bel pezzo, caro Paolo, preoccupante per una serie di ragioni.
Obama rischia di diventare lo Zapatero d’America. I cattolici si pentiranno presto della scelta miope che hanno fatto. Bisogna compattarsi come opinion making e fare blocco.
Per Grozio: speriamo davvero che non diventi lo Zapatero d’America. Aspettiamo e vediamo. Comunque si sono da registrare anche le preoccupazioni vaticane (oggi)… evidentemente quanto avevo scritto nei giorni scorsi su Obama e Vaticano non era poi così fuori luogo.. anzi…
Non condivido affatto queste valutazioni. La Chiesa sbaglierebbe se si contrapponesse al nuovo presidente, anziché sviluppare un dialogo a tutto campo, non solo sui temi della bioetica.Chi l’ha detto che i temi della guerra, della povertà e della sperequazione sociale, della crisi alimentare, dell’ambiente siano meno rilevanti dell’aborto e delle coppie gay? L’aborto si previene anche dando a chi ne ha bisogno un’assistenza sociale decente, in modo da metterlo nelle condizioni di accogliere una nuova vita.
Savigni carissimo, gli Stati Uniti non sono lo Zaire. Non fare demagogia spicciola per giustificare un pensiero pseudotollerante e politicamente corretto. In Italia la legge 194/78 che ha disciplinato l’aborto, non ha fatto nascere 5 milioni di individui in trent’anni di enforcement.
Avrai notato, caro Savigni, che ho utilizzato una terminologia soft e pulita, “non ha fatto nascere”… affinchè nessuno possa impressionarsi.
mi prendo la responsabilità di emendare la terminologia soft. In Italia grazie alla legge sull’aborto sono morte con fine violenta 5 milioni di persone.
Sono d’accordo con Raffaele Savigni.
Signor Grozio: che ne direbbe di calmarsi un pò ?
Buona notte a tutti (anche a Lei, signor Grozio) !
Roberto
Anch’io utilizzerò una terminologia soft e pulita:
“Ma che due maroni.”
Per Raffaele:
cerchiamo per favore di non esulare dal tema chiave (l`aborto) in modo impacciato menzionando altri temi quali la guerra, poverta`, ecc.
Tale campagna preventiva di informazione culturale da parte dei vescovi statunitensi e` necessaria e doverosa al fine di sopperire all`ignoranza diffusa sul tema dell`aborto.
Per Anonimo:
Questo non e` il blog del Grande Fratello, se sei incapace di argomentare in modo serio e costruttivo su tale tema e` meglio se ti defili…
Per un blog cattolico si respira ben poco Amore da queste parti.
Sig. Rodari, ho letto che secondo Lei bisogna giudicare. Eppure mi pare che sia stato scritto “non giudicare se non vuoi essere giudicato”.
E che alla peccatrice sia stato detto “nessuno ti ha condannato?, Nemmeno io lo faccio. Va’ e non peccare più.
Il Perdono e l’Amore, unite alla comprensione sono i pilastri dell’agire cristiano in questo mondo secolarizzato.
Questa ossessione per le unioni omosessuali nasconde un odio che stupisce leggere negli occhi di un cristiano, quando San Paolo, in un passo della lettera ai Romani (se non erro) invita i cristiani a farsi riconoscere nel mondo grazie all’Amore per i fratelli e all’Amore tra di loro.
Certo, San Paolo è molto esigenze con i cristiani, ma non per questo non si deve sforzare di seguirne gli insegnamenti, vero Sig. Grozio?
Sull’aborto sono d’accordo, sono antiabortista.
Ma, insieme, mi chiedo se non sia dovere di uno Stato laico fornire informazioni sulla prevenzione, e sulla protezione nei rapporti sessuali.
Infine due questioni:
1. Il catechismo della Chiesa cattolica, pur definendo un comportamento disordinato quello omosessuale, invita i cattolici ad essere comprensivi e fraterni con gli omosessuali, per non farli sentire discriminati per la loro condizione.
Quando molti cattolici contro le unioni civili, parlano di “diritti individuali della persona” credo che alludano al fatto che la persona omosessuale si veda riconoscre la non discriminazione per la sua condizione, in tutti i campi della vita (lavorativa, sociale, ecc.).
E così sembra orientata anche la politica.
Ma se poi nel testo di legge sulle sanzioni contro chi discrimina si menziona solo etnia, credo religioso, opinioni politiche, senza menzionare l’orientamento sessuale, mi domando e domando ai cattolici: come si tutela in giudizio un omosessuale discriminato solo e soltanto per la sua condizione?
2. Negli USA, stato laico per eccellenza (che non significa antireligioso) convivono moltissime Chiese cristiane e, per una sorta di provincialismo, finiamo per considerare i cattolici negli USA come forza dominante e unica. Vi sono invece numerosissime Chiese protestanti che hanno un seguito numeroso e lo stesso Bush è evangelico.
Per non parlare ovviamente degli ebrei che hanno in mano da sempre l’industria culturale e dello spettacolo.
Gli USA sono un grande Paese perchè permettono a tutte queste religioni di esprimersi e vivere nel tessuto sociale, però INSIEME anche a tutti coloro che volontariamente di Dio vogliono fare a meno.
In Italia non è purtroppo così.
Non solo sta crescendo nella opinione pubblica un comportamento socialmente recrudescente nei confronti degli atei, ma anche coloro che professano un’altra religione (pensiamo ai sempre più numerosi evangelici che non riconoscono alcuna autorità al Papa nè alla dottrina dei Padri della Chiesa, ma solo alla Bibbia) si vedono discriminati, non tanto legislativamente (anche se il matrimonio evangelico non è riconosciuto dallo Stato), quanto socialmente.
E fino a pochi decenni fa, anche gli ebrei erano oggetto di razzismi.
Sperando di avere fornito solo una opinione (non una sentenza nè un motu proprio…) e quindi sperando di non ricevere rimproveri per il solo fatto di pensarla in modo diverso, auguro Pace e Bene a tutti.
Per francesco 2. Nessuno qui vuole discriminare gli omosessuali. Qui si giudicano i comportamenti. Se non si può giudicare allora vale tutto. Allora qualsiasi comportamento è legittimo. Anche il nostro Gesù giudicava e rimporverava chi sbagliava. Certo, il suo giudizio era fatto per amore a chi aveva davanti, ma comunque il giudizio c’era. Il giudizio non è condanna. È aiuto a chi sbaglia per amore.
Ps: questo non è un blog cattolico. Questo è un diario vaticano scritto da uno che cerca di essere cattolico come può. blog cattolici, se ne esistono, si trovano da altre parti
Gentile Rodari, sì forse il fraintendimento è su “come” si giudica (tutti siamo peccatori e a tutti capita di giudicare).
Lei ha detto bene: Gesù giudicava per amore. E il senso di “aiuto a chi sbaglia, per amore” lo condivido appieno.
Un senso sconosciuto oramai.
Lo spazio aperto al perdono e alla fratellanza nel senso paolino del termine mi paiono comunque da recuperare, religiosi o atei che siamo.
Di nuovo pace e bene a tutti.
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Dall’idea e dalla volontà del presidente dr. Francesco De Marco di
impegnarsi a migliorare ed a sensibilizzare, attraverso i principi della
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che si pubblicizza attraverso lo scambio di link e di messaggi dei fedeli.
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(il diritto alla vita è sacro, e la vita stessa è un dono del Signore.
L’aborto, in quanto scelta volontaria dell’uomo volta a impedire lo sviluppo
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gravissimo, in quanto con questa scelta l’uomo si contrappone
arbitrariamente alla volontà di Dio!)
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(“Anche se non motivata dal rifiuto egoistico di farsi carico dell’esistenza
di chi soffre, l’eutanasia deve dirsi una falsa pietà, anzi una preoccupante
“perversione” di essa: la vera “compassione”, infatti, rende solidale col
dolore altrui, non sopprime colui del quale non si può sopportare la
sofferenza. [...] La scelta dell’eutanasia diventa più grave quando si
configura come un omicidio che gli altri praticano su una persona che non
l’ha richiesta in nessun modo e che non ha mai dato ad essa alcun consenso.
Si raggiunge poi il colmo dell’arbitrio e dell’ingiustizia quando alcuni,
medici o legislatori, si arrogano il potere di decidere chi debba vivere e
chi debba morire. [...] Così la vita del più debole è messa nelle mani del
più forte; nella società si perde il senso della giustizia ed è minata alla
radice la fiducia reciproca, fondamento di ogni autentico rapporto tra le
persone.” – Giovanni Paolo II, enciclica Evangelium Vitae, 1995)
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(“Un Giorno Verrà Il Giudizio Di Dio” – Giovanni Paolo II)
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Gesù rispose loro: ‘Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è
di Dio’ ” Il vangelo secondo Matteo, cap. 22)
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nelle tue mani, non mettere in esse il tuo cuore. Abbi il coraggio di
impiegarle generosamente. E, se fosse necessario, eroicamente, Sii povero in
spirito – J. Escrivá, Cammino 636.)
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costui, costretto dalla necessità o per timore di peggio, accetta patti più
duri i quali, perché imposti dal proprietario o dall’imprenditore, volenti o
nolenti debbono essere accettati, è chiaro che subisce una violenza, contro
la quale la giustizia protesta.” Leone XIII, enciclica Rerum Novarum, 1891)
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