L’impossibile potrebbe presto divenire possibile. Non solo, infatti, è di ieri la notizia, diffusa dal sito web del quotidiano israeliano Haaretz, e poi in parte confermata dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, che presto (probabilmente il prossimo mese di maggio) Benedetto XVI si recherà in visita in Israele e Betlemme. Cosa, di per sé, non così difficile a realizzarsi. Ma, addirittura – ed è qui che l’impossibile potrebbe non esserlo più -, secondo quanto hanno comunicato ieri al Riformista fonti vaticane, pare che in uno dei campi dove maggiormente Santa Sede e Israele hanno le maggiori divergenze, ovvero Pio XII e i suoi presunti silenzi sulla Shoah, possa a breve essere messa in campo un’azione significativa da parte di Israele. Il Museo dell’Olocausto Yad va-Shem, in sostanza, pare stia studiando la possibilità di modificare la didascalia nella quale si critica pesantemente la condotta tenuta da Pacelli sull’Olocausto: «Nel 1942 – riporta la didascalia -, il Papa non si associò alla condanna espressa dagli alleati per l’uccisione degli ebrei».
Un cambiamento che permetterebbe a Benedetto XVI, dopo le dure critiche mosse in merito dal Vaticano, di visitare l’intero Museo durante la sua permanenza in Terra Santa. E, insieme, segnerebbe una svolta concreta dopo gli anni di risentimenti ebraici cominciati con la rappresentazione teatrale di Rolf Honchhuth Il Vicario nella quale Pacelli in altro modo non venne presentato se non come il Papa di Hitler.
Ieri padre Lombardi ha soltanto confermato l’esistenza di «contatti» tra le due parti in vista del viaggio. Ma non ha smentito la ricostruzione pubblicata da Haaretz secondo la quale è stato il presidente israeliano Shimon Peres, due settimane fa, ad aver avuto un incontro con il nunzio apostolico Antonio Franco il quale avrebbe annunciato una risposta positiva qualora Benedetto XVI avesse ricevuto un invito ufficiale. «E l’invito è stato inviato», ha svelato ieri il quotidiano israeliano.
Nelle scorse settimane, a ridosso del cinquantesimo anniversario della morte di Pacelli celebrato sontuosamente dalla Santa Sede (un convegno e una mostra al Braccio di Carlo Magno), le voci di un possibile e imminente sblocco del processo di beatificazione e canonizzazione del Pontefice grazie alla firma del decreto sulle virtù eroiche già approvato dalla plenaria della congregazione per le cause dei santi, avevano parecchio allarmato alcuni esponenti del mondo ebraico. «È inaccettabile», aveva detto il ministro degli Affari sociali israeliano Isaac Herzog. «La beatificazione è un affare interno della Chiesa cattolica e le parole di Herzog sono un’ingerenza», aveva replicato il postulatore della causa di beatificazione di papa Pacelli, padre Paolo Molinari.
Al centro dei dissidi, appunto, anche la didascalia del Museo dell’Olocausto. Didascalia non secondaria nel viaggio del Papa in Terra Santa. Tanto che, sempre nelle scorse settimane, era stato il gesuita Peter Gumpel a dire che Benedetto XVI non avrebbe visitato Israele finché non fosse stata cambiata la didascalia che accompagna le immagini di Pio XII.
E a conferma del risentimento vaticano per la didascalia, c’erano state la scorsa estate le parole durissime del rettore della Lateranense monsignor Rino Fisichella. Il presule, in pellegrinaggio in Terra Santa assieme a un gruppo di parlamentari italiani, aveva visitato lo Yad va-Shem. E, uscendo, non aveva resistito: «A Yad Vashem c’è una lettura politica della figura di Pio XII, e non storiografica». E ancora: «I fatti storici sono più complicati di quello che sembra, e non possono essere liquidati in due parole. Gli atti di Pio XII sono tutti pubblici, ci sono state commissioni di storici, ebrei e non, che li hanno valutati. Che la Chiesa sia stata contro gli ebrei è un luogo comune. L’Associazione Pave di New York, fatta da ebrei, ha tirato fuori molte testimonianze di persone di religione ebraica che durante la deportazione del ghetto sono state aiutate a fuggire da Roma, e quindi a salvarsi, proprio da Pio XII. Che vengano tirati in ballo, tutte le volte, i silenzi di Pio XII mi sembra triste, soprattutto in un periodo nel quale invece si dovrebbe aspirare a essere solidali e amici. Non possiamo stare sempre a giustificarci ».
Oggi però, pare che l’“ostacolo didascalia” possa essere finalmente rimosso tramite, appunto, lo studio di un nuovo testo, meno critico verso Pio XII e più consono alla sconfinata storiografia che testimonia le attenzioni avute da Pacelli nei confronti degli ebrei durante la persecuzione nazista. Se così sarà, Benedetto XVI arrivando in Terra Santa entrerà anche nello Yad Vashem. La sua visita sarebbe la terza di un Papa in Israele. Prima di lui vi andarono Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 2000.
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