Parla Giulio Andreotti: «Basta polemiche politiche. Pio XII fu un sant’uomo»
30 ottobre 2008 -
Giulio Andreotti ha conosciuto personalmente Pio XII. E al Riformista dice la sua sul processo di beatificazione in corso e sulle polemiche avanzate anche negli ultimi giorni da diversi esponenti ebraici: «Non credo – dice – che sia oggi il caso di fare della beatificazione e canonizzazione di Pacelli una battaglia politica».
Non bisogna parlarne?
Non insisterei troppo. Tanto le polemiche lasciano il tempo che trovano. E passeranno. Al di là delle idee dei diversi settori ebraici, il processo canonico farà il suo corso e dimostrerà quanto chi ha frequentato Pacelli sa da sempre: era un sant’uomo.
Le opinioni degli ebrei non rischiano di bloccare il processo?
Ma no. Si figuri che quando finì lo Stato Pontificio tutti pensavano che le polemiche non si sarebbero mai placate. E invece….
Pacelli aiutò gli ebrei?
Sì. Ricordo un aneddoto. Ne fece rifugiare alcuni nella basilica di San Paolo Fuori le Mura. L’abate, perché non dessero nell’occhio, li fece vestire da monaci. Un giorno uno di questi scese in basilica. Una donna gli chiese: “Padre, mi può confessare?”. “Non posso, non sono digiuno”, rispose. Questo scambio di battute fece il giro di Roma tanto che la polizia, nonostante l’extraterritorialità, si recò in basilica per indagare se vi fossero dei finti monaci. Insomma, è soltanto un ricordo ma che ben testimonia come, nonostante i rischi, Pacelli si adoperava per salvare più vite possibili.
Chi era Pio XII?
Ho di lui un ricordo molto vivo e intenso. Ciò che mi colpiva di più di lui erano gli occhi elettrici e profondi che sprigionavano luce.
Metteva soggezione?
Un po’. Era ieratico. Trasmetteva austerità ma anche regalità. Era insieme sacerdote e sovrano. Non credo che amasse molto i preamboli nelle conversazioni. E poi voleva sempre risposte molto precise.
Dove vi siete conosciuti?
In casa di sua sorella Elisabetta, sposata Rossignani. Abitavamo vicini in via dei Prefetti. Pacelli vi portava del cioccolato per le nipoti. E me lo offriva pure a me sul loro terrazzo. Per la verità, l’allora monsignor Eugenio mi diceva poco. Nella zona di via dei Prefetti ero molto più interessato ai giocatori della Roma che mangiavano da sora Emma.
Oggi si dibatte dell’influsso di Pio XII sul Concilio Vaticano II. L’assise si svolse in continuità con il suo magistero oppure no?
Il Concilio “era” Pio XII. Lo sapeva bene anche Roncalli. Pio XII era un Papa innovatore, seppure attaccato alla tradizione. Per lui la tradizione era una forza a cui aggrapparsi. Insieme non amava le devianze.
Ad esempio?
Una devianza che combatté con forza fu quella dei comunisti cattolici di Franco Rodano. Un giorno la polizia fascista arrestò Rodano perché anti-fascista. Poco tempo dopo Pio XII dovette fare un discorso rivolto agli operai. Gli scrissi: “Per favore, non parli di Rodano. È in prigione e la considererebbe una pugnalata alle spalle”. E, infatti, Pio XII, non ne parlò. Qualche giorno dopo andai col consiglio superiore della Fuci dal Papa. Mi guardò con occhi severi e mi chiese: “Andava bene il discorso?”.
Cosa può dire del predecessore di Pacelli, Pio XI?
A dodici anni mi trovai in un’udienza nell’aula concistoriale. Quando lo vidi rimasi di stucco. Gridava e si mise pure a piangere. Ero atterrito tanto che svenni e finii dietro una tenda bianca. Piangeva perché tutti lo accusavano di aver sbagliato a fare il concordato con Mussolini tanto che, nonostante l’accordo, i circoli cattolici erano ancora perseguitati.
Giovanni XXIII?
Un giorno ci incontrammo a Venezia. Mi trattenne a colazione e mi disse: “Riposati un po’. Ti faccio fare la pennichella nel letto di Pio X”. E così fu.
Paolo VI?
Montini era stato nostro assistente alla Fuci. E, dunque, c’era una certa solidarietà. Ricordo un discorso al Campidoglio in cui disse che fu una provvidenza per la Chiesa la caduta dello Stato Pontificio: piovvero critiche inverosimili.
Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II?
Il primo non feci a tempo a conoscerlo. Wojtyla lo conobbi bene. Quando compii ottant’anni mi chiamò. Pensai fosse lo scherzo di qualcuno e invece era lui. Mi disse: “Non dica ottanta ma dica che è entrato nel nono decennio di vita”.
Infine Ratzinger…
Quando era cardinale venne al Senato. Alla fine tutti dissero: “Abbiamo ascoltato il cardinale Pera e il presidente Ratzinger”. Fece, infatti, un discorso di alta politica. L’ho visto recentemente e mi ha detto: “Lei non invecchia mai”.
| Tratto da: |
SEGNALA...



Segnala questa pagina su: