Europee: contro le liste bloccate ci saranno anche i vescovi
28 ottobre 2008 -
Non ci sono soltanto tutte le opposizioni a scagliarsi contro la riforma della legge elettorale per le europee arrivata ieri in aula alla Camera: il testo è stato precedentemente licenziato in commissione affari costituzionali coi soli voti di Pdl e Lega.
Non c’è soltanto un comitato promotore varato ai massimi livelli da Udc, Pd e Idv (insieme a un esponente dell’Mpa) a lanciare l’idea di una “ritirata sull’Aventino”: domani, alle 13, nella Sala della Regina a Montecitorio, quindici parlamentari firmeranno – a conti fatti è la prima presa di posizione unitaria di Udc, Idv e Pd – un documento comune. E nemmeno ci sono semplicemente le uscite stizzite dei vari rappresentanti dell’opposizione come Massimo D’Alema il quale ha detto che «la pretesa di imporre a maggioranza una legge elettorale che stravolge il sistema elettorale europeo, piegata a interessi di parte, da parte di una maggioranza che non rappresenta la maggioranza degli italiani, che legittimamente governa ma non dispone delle regole che dovrebbero invece essere condivise, è un atteggiamento gravemente antidemocratico». Come Franco Marini: «Il Pd deve dare battaglia». Come Paolo Ferrero: «La legge è una porcheria». Come Arturo Parisi: «Una porcata bis».
No, a conti fatti, a ricordare per bene i vari proclami lanciati durante la campagna elettorale, una grana fastidiosa per il governo potrebbe arrivare dalla Chiesa e, in particolare, dalla dirigenza della conferenza episcopale italiana. Proprio così. Una grana vera, non semplicemente delle boutade come, di fatto, sono state le critiche di singoli vescovi verso la maggioranza in tema di immigrazione. E, ancora, come sono le uscite di ieri di Famiglia Cristiana prima, del presidente della Commissione per l’educazione cattolica della Cei, ovvero monsignor Diego Coletti, poi, contro il decreto Gelmini.
Basta andarsi a leggere quanto disse monsignor Giuseppe Betori – allora segretario generale della Cei – il 18 marzo 2008 al termine del direttivo nel quale i vescovi guidati dal cardinale Angelo Bagnasco stilarono una lista delle urgenze alle quali chi avrebbe governato avrebbe dovuto in qualche modo guardare, per rendersi conto di come, in materia di legge elettorale, la Chiesa potrebbe rivelarsi una spina nel fianco importante per l’attuale governo. Forte anche di un impegno (oggi disatteso) che presero a bocce ferme (prima delle elezioni) entrambi gli schieramenti intorno alla necessità di scrivere assieme la nuova legge elettorale, Betori sostenne, a nome dei vescovi italiani, che il sistema del voto andava cambiato al più presto in modo da tornare «a dare più democrazia a questo paese». E ancora: secondo Betori era necessario che il prossimo Parlamento modificasse la legge elettorale, «tornando a dare al cittadino la possibilità di scegliere i suoi rappresentanti: sarebbe auspicabile – disse – che il prossimo parlamento cambi il sistema elettorale e restituisca così democrazia perché l’attuale sistema rappresenta un potere oligarchico». Oligarchia: ovvero ciò che secondo le opposizioni diventerebbe oggi il paese con l’approvazione della legge elettorale arrivata ieri alla Camera.
È vero: ieri a gettare acqua sul fuoco è stato Roberto Calderoli secondo il quale il governo si riserva di accogliere modifiche alla legge. Ma le grane, per la maggioranza, potrebbero venire anche direttamente dal suo interno. Sono tanti, infatti, i parlamentari di area cattolica oggi nel Pdl che più di un anno fa firmarono una petizione popolare pro preferenza. Si chiamava “Un Parlamento di cittadini. Liberi di partecipare, liberi di preferire”.
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Speriamo bene, a qualsiasi schieramento si appartenga non c’è dubbio che le liste bloccate sono una vera Porcata con la P maiuscola.
Questa è una battaglia seria, anzi serissima. Voglio poter votare l’ultimo della lista non il “….ONI” di turno.
Il richiamo dei Vescovi è stato totalmente inascoltato. Facciamoci sentire…
Concordo anch’io. L’attuale legge elettorale è una vergogna: i deputati e senatori sono di fatto “nominati” (dalle oligarchie dei partiti o dall’uomo della Provvidenza), non “eletti”.
Anche il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEic), che ha tenuto nei giorni scorsi la sua Assemblea nazionale, approvando un documento, chiede il ripristino della preferenza o almeno le “primarie”, nonché un’organizzazione interna dei partiti su base democratica. Si veda il documento accessibile a questo link:
http://www.meic.net/index.php?article=1031
Per amore di verità, comunque, occorre precisare che quando fu introdotto il Porcellum l’esclusione delle preferenze fu voluta anche dall’attuale leader del PD e dallo stato maggiore dell’allora Ulivo.
Non fu una cosa di Calderoli, e nemmeno dell’Udc che volle il ritorno alle liste di partito.
E infatti anche oggi Veltroni, sul tema preferenze, è molto tiepido, si capisce che lo fa senza convinzione.
Veltroni è tiepido perchè a lui non convengono le preferenze con le quali i suoi elettori potrebbero ulteriormente deleggittimarlo. le vere “primarie” sono le preferenze non certo gli show di partito. Anche Berlusconi sbaglia quando dice che non le vuole per essere sicuro di mandare a Bruxelles gente competente: le liste le fanno i partiti e quindi che mettano loro gente competente, però io voglio scegliere tra tizio e caio che per pari non sono.
L’obiettivo dei capi dei due schieramenti cosiddetti di centro destra e centro sinistra è far fuori i nanetti che si chiamano Radicali, Udc, Rifondazione, Verdi, ecc. Su questo punto delle elezioni europee, quindi, troveranno un accordo. A meno che…a meno che non ci si metta in mezzo Bossi che per altre sue ragioni (cioè il suo federalismo che forse non ha ben chiaro neanche lui) scovi qualche uscita strana che inceppi il meccanismo del governo. Allora Berlusconi farà qualcosa perchè pur di non perdere la faccia…
No, a quanto ho capito stasera dai tg, voteremo con la legge attuale.
Che va benissimo, necessita solo della riduzione delle circoscrizioni elettorali, ora gigantesche e foriere di spese immani per i candidati.