Più volte annunciata, continuamente rimandata, l’attesa enciclica sociale di Benedetto XVI non si sa con esattezza quando uscirà. Sembra che le bozze necessitino ancora di interventi da parte del Papa il quale non sarebbe del tutto soddisfatto del lavoro svolto. Non solo, in questi giorni ci si è messa pure la tempesta dei mercati a complicare le cose. La crisi, in sostanza, ha causato un ulteriore stop ai lavori perché, né è convinto il Pontefice, occorre apportare nuove riflessioni e valutare bene i risvolti etici che l’attuale situazione dell’economia mondiale comporta. Del resto, non potrebbe che essere così: un’enciclica dedicata ai temi sociali o risponde a sfide attuali o difficilmente risponde a qualcosa. E, in effetti, lo scopo dell’enciclica non è soltanto quello di riattualizzare le tematiche già sviluppate nella Centesimus Annus del 1991 ma anche di dedicare ampio spazio ai problemi dell’oggi.
In Vaticano c’è chi non esclude che possa ripetersi quanto accaduto circa un anno fa. Era il 20 novembre. Si parlava di un enciclica sociale di imminente uscita e, invece, il Pontefice diede alla luce la Spe salvi, dedicata alla speranza cristiana. Anche quest’anno, dunque, al posto dell’uscita di un’enciclica sociale ne potrebbe uscire un’altra dedicata alla fede e che completerebbe il trittico ratzingeriano dedicato alle virtù teologali: iniziò nel 2005 con la Deus caritas est (carità) e continuò nel 2007 con l’enciclica sulla speranza.
A scompaginare ancora di più le carte ci si è messa una settimana fa una delle migliori teste pensanti dell’attuale collegio cardinalizio: il cardinale Marc Ouellet, arcivescovo di Québec. Egli, tenendo la relazione iniziale del Sinodo dei vescovi, ha lanciato una sua proposta: la richiesta al Papa di scrivere un’enciclica dedicata all’interpretazione della sacra scrittura. Di per sé Benedetto XVI non dovrebbe avere particolari problemi a stendere un simile testo. Anche ieri, tra l’altro, intervenendo a sorpresa al Sinodo, ha dedicato parole all’argomento. E, inoltre, molto del suo lavoro dedicato alla stesura dei due volumi su Gesù di Nazaret potrebbe facilmente confluire in questa enciclica che, se realizzata, darebbe abbrivio a un’idea che non dispiace oltre il Tevere: al posto di chiudere il Sinodo con un’esortazione apostolica, più utile e di maggior pregio sarebbe che il Papa stendesse direttamente un’enciclica.
In questi giorni, in Vaticano, si parla anche di altri testi papali: pare sia imminente l’uscita del secondo volume dedicato alla figura di Gesù di Nazaret, basato sull’infanzia di Gesù e sul mistero della sua morte e risurrezione. Il Papa l’ha portato avanti durante le vacanze estive. Come imminente è l’uscita di una riedizione curata dalla Libreria Editrice Vaticana, con tanto di figure, del primo libro di Ratzinger dedicato a Gesù. La cosa singolare è che il libro presenta una prefazione di monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della Cultura. Quindi, curiosamente, il libro esce con due prefazioni: quella di Ravasi che precede quella preesistente dello stesso Pontefice.
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