Il Papa in tv e i rapporti col colle: tira un’aria nuova in Vaticano
Ott 6, 2008 il Riformista
Con l’incontro di due giorni fa tra il Papa e Napolitano al Quirinale sono iniziati giorni particolari per la Santa Sede. Giorni che sembrano mostrare come qualcosa, oltre il Tevere, sia cambiato. Giorni che culmineranno giovedì con l’omelia che Ratzinger dedicherà a Pio XII nel cinquantesimo anniversario della morte.
C’è il Papa in tv
Partiamo da ieri sera. Ti sintonizzi su Rai Uno e ti accorgi che c’è il Papa in tv. È la maratona nella quale, per diversi giorni, svariate personalità leggono per intero la Bibbia. Al Papa è toccato aprire lo show leggendo l’inizio della Genesi. «Avvenimento incredibile», ha detto Giuseppe De Carli all’inizio della diretta. «Clima elettrico», ha proseguito il vaticanista Rai, nonostante il Papa leggesse la sua parte in differita. Ha registrato la lettura nei giorni scorsi. La registrazione mostra il Papa che si avvicina al leggio. Apre il testo sacro, inforca gli occhiali e, senza commenti, inizia a leggere in italiano. Nessun tentennamento, nessuna emozione. Al centro della scena c’è il testo sacro, non il Papa. Al termine della lettura il Pontefice si siede e sembra voler ascoltare le successive letture. Ma poi l’immagine scema: il Papa, appunto, era in differita. Resta comunque la prima di un Papa che “apre” un programma tv. Poi altri lettori, fino a Roberto Benigni. Il suo stile è più teatrale. Spesso gesticola. Come legge la Divina Commedia, legge la Bibbia. Al centro della scena c’è lui. L’opposto, insomma, della sobrietà papale.
L’allarme del Sinodo
Ancora ieri. In mattinata c’è stata la Messa inaugurale del Sinodo dei vescovi. Leggendo le parole che Benedetto XVI ha detto nell’omelia ci si accorge di quanto il Pontefice non intenda che le riflessioni che per un mese i presuli di tutto il mondo dedicheranno al messaggio di Dio nelle Sacre scritture siano tempo perso. Il Papa, infatti, ha ricordato un dramma che attraversa le nazioni oggi: quelle che «un tempo erano ricche di fede» - ha detto - adesso stanno «smarrendo la propria identità sotto l’influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna». Il rischio, insomma, è che si faccia la fine di quelle «comunità cristiane inizialmente fiorenti» e che «sono poi scomparse e sono oggi ricordate solo nei libri di storia». Vengono in mente le antiche comunità cristiane del Nord Africa e del Medio Oriente. Ma vengono in mente anche le nazioni d’oggi: «Non potrebbe avvenire la stessa cosa in questa nostra epoca?», si è chiesto il Papa. Certamente sì, verrebbe da rispondere. A meno che la Chiesa - quale occasione più propizia del Sinodo - non trovi nuove risposte efficaci al proprio interno.
Novità tra Stato e Chiesa
Un giorno diverso per la Santa Sede è stato anche quello di sabato. Rileggendo i discorsi pronunciati da Benedetto XVI e da Giorgio Napolitano si comprende che qualcosa, nei rapporti Chiesa e Stato, sta cambiando. La strategia di entrambi rispetto a qualche anno fa, rispetto ad esempio all’ultima visita di Ratzinger al Quirinale, sembra nuova. Allora - era il 24 giugno 2005 -, Benedetto XVI si presentò al presidente Carlo Azeglio Ciampi dopo i mesi infuocati del referendum sulla fecondazione assistita che sembravano aver diviso irrimediabilmente il paese in due fazioni. E parecchio delle differenti posizioni echeggiò nelle parole dei due. L’altroieri, invece, si è percepito qualcosa di diverso. Il paese non vive uno dei suoi momenti migliori. E per fronteggiare le difficoltà occorrono «risposte comuni». L’ha detto subito Napolitano: è utile rivolgere «quotidiana attenzione» agli impulsi che vengono dal magistero del Papa, perché questi sono «per la ricerca di risposte comuni ai problemi del nostro tempo». Che tradotto significa: c’è preoccupazione intorno ai problemi del mondo e soprattutto dell’Italia ma a questi problemi Stato e Chiesa possono cercare di rispondervi assieme. Basta, dunque, contrapposizioni tra laici e credenti. Strada libera a una serena e proficua collaborazione. Anche il Papa ha voluto dire la sua in merito ricordando come i due «colli» non si «ignorano» ma «sono pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona umana e il pacifico svolgimento della convivenza civile». Sullo sfondo alcune questioni urgenti messe sul tavolo dal presidente: i «motivi di allarme» in un mondo «pur ricco di risorse e di potenzialità di progresso», il «consolidamento della pace», il «rispetto della dignità umana in tutte le sue forme e luoghi», ma anche il «superamento del razzismo». Questioni sovente richiamate dal Papa e ai quali Stato e Chiesa possono fare fronte comune.
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Ottobre 8th, 2008 at 11:03 pm
Paolo,
mi pare che questo tuo “post” risponda alle mie osservazioni contenute nel “post” precedente.
Ciao.
Roberto