Il Papa sale al Quirinale e a Napolitano ricorda che è anche casa sua
Ott 4, 2008 il Riformista
In un’Italia ancora capace di litigare intorno alla Breccia di Porta Pia, suoneranno come singolari alcune delle parole che Benedetto XVI rivolgerà quest’oggi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della sua seconda visita (la settima volta di un Papa dal 1939 a oggi) al Quirinale. Stando ad alcune indiscrezioni, infatti, Benedetto XVI, seppur garbato e cortese nei modi, non mancherà di ricordare chi abitava un tempo il Quirinale, o meglio, il palazzo di Monte Cavallo: fu, per circa tre secoli, la casa dei Papi, da Paolo IV Carafa, il primo Pontefice che vi abitò stabilmente, fino a Pio IX che vide nel 1870, con l’annessione di Roma al Regno d’Italia, la residenza occupata dalla famiglia reale.
Benedetto XVI, più volte, ha mostrato come sia importante per lui fare sempre bene i conti con la storia. E, dunque, non tradire la storia stessa. Quello che è stato è stato, insomma, ma è bene ricordarlo. E nelle parole che quest’oggi rivolgerà a Napolitano nel Salone delle Feste, è anche questo esercizio di memoria storica che metterà in campo. La Chiesa è sempre stata parte integrante della vita della società italiana. E la residenza del Pontefice situata per tanti anni nel cuore di Roma, lo attesta.
Ratzinger e Napolitano pronunceranno i rispettivi discorsi pubblici nel Salone delle Feste. Sarà una preziosa occasione per comprendere lo stato dei rapporti tra i due paesi. Da mesi si parla di relazioni cordiali, per nulla tese, insomma di collaborazione. E senz’altro i due discorsi è questa particolare sintonia che avranno nel sottofondo. Niente a che vedere, insomma, con quanto accadde qualche anno fa. Presidente della Repubblica era Oscar Luigi Scafaro. Questi, di fronte a Giovanni Paolo II, si esibì in una difesa un po’ sopra le righe della scelta (parecchio discussa oltre il Tevere) di Massimo D’Alema come premier.
La visita odierna non a caso avviene nel giorno di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Per la Chiesa, oltre che un grande santo, fu un illustre italiano. Anche il segretario di Stato Tarcisio Bertone, intervenendo recentemente all’Aspen Institute di Roma, ha parlato di san Francesco. E lo ha fatto ricordando che, come il santo di Asissi ha testimoniato col suo vivere che l’uomo non può fare a meno della trascendenza, di Dio insomma, allo stesso modo sono le società odierne che debbono restare aperte al divino o, almeno, a quanto le diverse espressioni religiose fanno e dicono. Perché, secondo Bertone, è proprio nelle odierne società, soprattutto nel continente europeo, che la religione può costituire un importante fattore di coesione. E la religione cristiana, in particolare, con il suo universalismo, invita all’apertura, al dialogo e all’armoniosa collaborazione. Sono tematiche che senz’altro verranno riproposte anche da Benedetto XVI quest’oggi.
Non c’è acredine tra il Papa e Napolitano. Anzi, fu proprio in occasione della visita che nel novembre del 2006 Napolitano fece in Vaticano, che i due stipularono una sorta di patto: una «collaborazione» - dissero -, dentro la vasta intesa sancita dal Concordato, «per il bene del paese» e nell’ovvio rispetto della «reciproca autonomia e responsabilità». Allora Napolitano riconobbe la missione educativa della Chiesa nella società e, quindi, la necessità della sua libera espressione pubblica.
Ratzinger e Napolitano avranno anche un colloquio privato. Parallelamente, sarà Bertone a incontrare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Dicono che il segretario di Stato giudichi nel complesso positivamente questo inizio di legislatura. E, tra tutti i ministri, abbia scoperto un particolare feeling (il discorso al convegno all’Aspen lo dice chiaramente) con Giulio Tremonti e la sua idea di società di mazziniana memoria: aperta a Dio, alla patria e alla famiglia.
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Ottobre 5th, 2008 at 1:05 am
Ricordo, Paolo, l’intervento dell’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro.
Egli, però (forse ne converrai), parlò, nell’occasione, “a nuora perchè suocera intenda”: per me, volle, cioè, rispondere a quegli ambienti (non vaticani) che avevano attaccato la nomina di D’Alema a Capo del Governo poichè “non credente” (e, se posso esprimere la mia opinione, fece benissimo).
Per quel che riguarda l’incontro odierno tra il nostro Pontefice ed il nostro Presidente della Repubblica, ho notato una vicinanza d’accenti maggiore del previsto e, mi pare, non formale: sbaglio, Paolo ?
Buona domenica !
Roberto
Ottobre 5th, 2008 at 3:03 pm
Caro Rodari, che cosa ha fatto al sig. Gianni Gennari, alias “Rosso Malpelo”, per essere così caustico nei suoi confronti?
Con stima e simpatia.
Ottobre 5th, 2008 at 5:37 pm
Per Bartolo: non lo so. spesso taglia e cuce a piacimento per arrivare a dire cose che l’autore del pezzo non ha mai detto: contento lui.
Ottobre 6th, 2008 at 11:24 am
il Presidente della Repubblica non deve assolutamente giustificare “oltre il Tevere” le proprie scelte.
Ottobre 13th, 2008 at 8:41 pm
Benedetto XVI ha fatto un bellissimo e commovente discorso sulla civilta’ italiana “naturaliter”cristiana. Il presidente della Repubblica ha fatto un bell’intervento dignitosamente laico ma aperto al Mistero-cio’ gli fa davvero onore. Il Papa ha fatto benissimo a ricordare e far ricordare tra le righe (ma non tanto) che il Quirinale e’ stato il palazzo dei Papi……quale differenza di stile con quanti hanno sbraitato perche’ con grande senso di pieta’ sono stati ricordati caduti dell’esercito pontificio a Porta Pia(che a torto o ragione difendevano uno stato internazionalmente riconosciuto ,sovrano e legittimo…….sensa la Chiesa con le sue grandezze e le sue miserie l’Italia sarebbe un ben misero paese luigi culmone