Testamento biologico: Scienza & Vita fa i conti col “nuovo” Bagnasco
Set 25, 2008 il Riformista
Quest’oggi, al palazzo romano dei “cento preti”, è il giorno della resa dei conti. Il consiglio di Scienza & Vita, infatti - 14 delegati con diritto di voto -, tirano le fila di un’estate difficile, iniziata con l’addio all’associazione dell’allora vice presidente Lucetta Scaraffia per dissidi interni relativi al metodo di lavoro a suo dire troppo succube di un «catechismo imposto» - in sostanza delle istanze portate avanti dalle gerarchie ecclesiastiche -, continuata con l’addio di Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell’università Cattolica, critico sulla possibilità che anche l’associazione, seguendo le indicazioni della Cei, passasse «dal rifiuto della legge sul testamento biologico a una chiara apertura», e terminata con la prolusione di tre giorni fa del cardinale Angelo Bagnasco il quale, durante il consiglio permeante della Cei, confermava nella sostanza che l’apertura a una legge è un fatto reale, che piaccia o no. Oggi, dunque, ai “cento preti” è il giorno in cui dire o non dire il proprio sì alla linea Bagnasco: dentro o fuori, chi ci sta bene. Chi non ci sta arrivederci.
Bagnasco e i vertici della Cei ci hanno ragionato su durante l’estate. Anche grazie alla mediazione di monsignor Rino Fisichella (rettore della Lateranense ma anche attivo e capace cappellano di Montecitorio) hanno trovato una sponda nell’attuale governo che ha assicurato, in merito, ascolto e nessuna volontà di superare quei limiti che tanto spaventano Chiesa e credenti. E il metodo che la Cei ha scelto per affrontare la spinosa questione è il medesimo adottato in occasione del referendum sulla fecondazione assistita: meglio, dunque, legiferare affinché il principio sovente adottato nella Chiesa del “male minore” possa prevalere.
La decisione è stata partorita a seguito di quando accaduto il 16 ottobre del 2007. Allora, la Corte di Cassazione, rovesciando un consolidato orientamento giurisprudenziale, consentì che la Corte d’Appello di Milano potesse dare il proprio benestare al distacco del sondino che tiene in vita Eluana Englaro. Secondo la Cei, la Corte d’Appello ha nella sostanza legiferato laddove la legge è carente e, visto che non è escluso che la medesima cosa si possa ripetere in altre parti d’Italia dove risiedono quei duemila pazienti costretti in coma vegetativo, occorre intervenire e cercare di scongiurare il peggio.
Alla Cei non piace il termine testamento biologico. Piuttosto, preferisce parlare di una legge sulla fine della vita. Ha detto, infatti, ieri alla Radio Vaticana Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia della vita: «Non si è accolta l’idea del cosiddetto “testamento di vita”, perchè questa parola non figura nelle dichiarazioni del cardinal Bagnasco. Il concetto di “testamento di vita” comprende il diritto di rifiutare il sostegno vitale finale e, quindi, anche l’alimentazione e l’idratazione. Il cardinal Bagnasco ha detto, invece, che l’alimentazione e l’idratazione non devono essere sottratti mai al paziente».
Il metodo del “male minore” non piace a tutti. Secondo alcuni, infatti, assomiglia troppo a una mediazione verso una cultura relativista che tutto annacqua e tutto degrada. Ne ha parlato più o meno in questi termini il Foglio in questi giorni. Ha contro risposto, ieri, difendendo la posizione esposta da Bagnasco, il quotidiano della Cei Avvenire. E oggi tocca a Scienza & Vita trovare una linea comune in merito. Una linea che potrà essere adottata anche tramite votazione, nel caso non vi fosse una posizione unanimemente condivisa. Ma, a conti fatti, sembra difficile che la strada tracciata da Bagnasco tre giorni fa possa essere rinnegata.
Il dibattito in merito all’uscita di Bagnasco coinvolge ovviamente anche il mondo politico. Tra i politici cattolici il consenso a Bagnasco sembra oggi trasversale e coinvolge anche gli ex teodem che nel Pd cercano un proprio spazio e una propria visibilità. Paola Binetti e Luigi Bobba, promuovendo il prossimo lunedì la loro “PeR. Persone e Reti’ - una nuova associazione che dal Pd guarda al mondo del volontariato e dell’associazionismo cattolico, pronta al confronto con aree cattoliche di altre forze politiche, a partire dall’ Udc - presentano il “Manifesto per una moderna laicità” che, come spiega al Riformista Bobba, «tratterà anche dei temi bioetica e su questi cercherà un confronto». In merito a Bagnasco e alla sua prolusione Bobba ha le idee chiare: «Sui princìpi essenziali - dice -, quanto ha esposto Bagnasco non porta cambiamenti sostanziali rispetto a ciò che la Chiesa ha sempre sostenuto in merito. Personalmente condivido il fatto che si legiferi in proposito, evitando in questo modo che si legiferi “per sentenze”».
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Settembre 25th, 2008 at 4:33 pm
Davvero “nuovo” Bagnasco? leggendo l’intervista rilasciata oggi da Ruini sembra proprio di no. Il “vecchio” presidente non perde occasione per intepretare il nuovo, lo segue come un ombra. Ad oltre un anno e mezzo della fine del suo mandato è ancora più che mai presente, dando l’impressione che ogni pronunciamento sia stato prima concordato con lui.
Settembre 25th, 2008 at 4:41 pm
Per Bartolo: per questo ho messo “nuovo” tra virgolette. EPrché “nuovo” non è.
Settembre 25th, 2008 at 6:43 pm
Infatti ho voluto dare il mio contributo citando l’intervista all’”EX” presidente.
Cordialità!
Settembre 26th, 2008 at 9:32 pm
Penso e spero che la conventicola degli “atei devoti” non condizioni le valutazioni che (anche) su quest’argomento i vescovi italiani compiranno.
Spero, al tempo stesso, che i cattolici del PD sappiano ascoltare le (molte) ragioni dei nostri vescovi in materia, confrontarsi positivamente con loro (com’è giusto) e, poi, assumersi la responsabilità di una linea politica cristianamente ispirata ma autonoma.
Forse spero (e chiedo) troppo ?
Chissà: vedremo.
Buona notte !
Roberto