Bagnasco apre “il direttivo” Cei e lavora per scegliere il successore di Betori
23 settembre 2008 -
Si è aperto ieri pomeriggio, con la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, il consiglio permanente della conferenza episcopale italiana, in sostanza il direttivo della Chiesa italiana, con monsignor Giuseppe Betori per l’ultima volta nel ruolo di segretario generale: alla chiusura dei lavori partirà per Firenze dove è stato nominato da Benedetto XVI arcivescovo al posto del cardinale Ennio Antonelli. E, sempre a fine lavori – il consiglio si chiuderà giovedì -, si dovrebbe conoscere il nome del suo successore: la presidenza della Cei, infatti, composta da Bagnasco, da tre vicepresidenti e dallo stesso Betori, dovrà decidere a chi assegnare il ruolo di segretario generale basandosi su una rosa che pare variegata. C’è il vescovo di Pistoia Mansueto Bianchi, ben voluto dallo stesso Bagnasco. E ci sono i nomi di quattro vescovi più vicini all’ex presidente della Cei Camillo Ruini. Per tre di loro, tuttavia – si tratta del vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero, del vescovo di Noto Mariano Crociata e del vescovo di Macerata Claudio Giuliodori -, sembra pesare il fatto di aver ricevuto l’ordinazione episcopale in tempi recentissimi, nel 2007. Mentre il quarto (il vescovo di Albano Marcello Semeraro) sembra più probabile possa succedere a breve al vescovo di Lecce Cosmo Francesco Ruppi oppure, in alternativa, al vicegerente della diocesi romana Luigi Moretti.
La prolusione di Bagnasco – come tutte quelle che aprono, circa tre volte all’anno, i lavori del consiglio – aveva lo scopo di fare il punto sulla situazione della Chiesa in Italia, sulle urgenze pastorali più importanti per i vescovi del paese e, quindi, su quei nodi che attraversano la società civile e sui quali si ritiene opportuno i vescovi esternino una propria posizione.
Così il cardinale presidente della Cei e arcivescovo di Genova ha voluto parlare di alcuni dei temi di più stretta attualità, glissando sulla notizia del momento, ovvero la crisi dell’Alitalia, ma intervenendo sul caso Eluana Englaro. Bagnasco ne ha parlato mostrandosi in qualche modo possibilista circa una legge dedicata al testamento biologico seppure senza lasciare alcuna concessione all’«abbandono terapeutico» o a «forme mascherate di eutanasia». Non si deve legittimare in alcun modo né «eutanasia» né «abbandono terapeutico», ha detto il porporato: è questa una «salvaguardia indispensabile» se non si vuole «aprire il varco a esiti agghiaccianti».
Bagnasco, in linea con le parole che Benedetto XVI aveva tenuto la scorsa primavera innanzi all’assemblea della conferenza episcopale italiana laddove aveva parlato dell’esistenza di «un clima nuovo, più fiducioso e costruttivo» tra le forze politiche italiane, non ha evidenziato particolari mancanze nell’azione svolta dall’esecutivo Berlusconi dall’insediamento a oggi: l’Italia – ha detto – «non è un paese da incubo» e lo dimostrano quelle riforme del governo più riuscite: dalla giustizia alla scuola, fino al federalismo fiscale. Ma permangono due settori dove la preoccupazione della Chiesa resta alta: l’immigrazione e la povertà che investe la società, soprattutto le famiglie monoreddito.
Quanto all’immigrazione, Bagnasco ha spiegato come resti «uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale». E ancora: «Nell’ultimo periodo stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare». L’auspicio è che non si tratti «già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi», e questo di fronte anche all’«incessante arrivo di nuovi irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane, interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità d’accoglienza».
Per il presidente della Cei il rapporto della Chiesa con la politica non è ancora risolto. E parlando del «problema aperto di un certo sguardo laico sulla Chiesa», Bagnasco ha ricordato come i cattolici in Italia rappresentino «un popolo vero, che chiede il rispetto della propria dignità agli occhi del mondo». Dai laicisti, ha detto, arrivano «pre-comprensioni così ossificate che solo il tempo e, quanto a noi, gli spazi per un’ulteriore coerente testimonianza potranno allentare». Di qui, l’appello a creare una nuova generazione di politici cattolici e quello per una nuova mobilitazione da parte degli intellettuali e dell’opinione pubblica in difesa della libertà religiosa quale «caposaldo della civiltà dei diritti dell’uomo, e come garanzia di autentico pluralismo e vera democrazia».
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Per (la modestissima) parte mia, mi ritrovo in larga parte dell’intervento del Cardinale Bagnasco: forse, ecco !, mi sarei aspettato la dedica di uno spazio maggiore sul tema della scuola e dell’”emergenza educativa”, altre volte toccato dai nostri Vescovi e, recentemente, mi pare anche dal nostro Pontefice.
E’ anche sparito (sarà un caso ?) l’apparente “entusiasmo” (forse prematuro) mostrato qualche mese fa sul “nuovo clima politico” italiano.
Sulla nomina del futuro Segretario Generale della CEI, Paolo, ti senti di fare previsioni ?
Buona notte ai “PalazziApostolici” !
Roberto
GIUSTISSIMA LA PREOCCUPAZIONE PER “la povertà che investe la società” ma perché “soprattutto le famiglie monoreddito”? è più bisognosa una famiglia con un reddito di 60.000 € o una con due redditi da 25.000?