Quelli che in Italia ostacolano la messa in latino e quelli che, invece, «sono dei tradizionalisti insaziabili»

Il Segretario della Commissione Ecclesia Dei, monsignor Camille Perl, nel corso del convegno dal titolo “Il motu proprio Summorum Pontificum di Sua Santità Benedetto XVI - Una ricchezza spirituale per tutta la Chiesa un anno dopo”, ha ricordato una cosa importante: «In Italia la maggioranza dei vescovi, con poche ammirevoli eccezioni, hanno posto ostacoli all’applicazione del motu proprio sulla messa in latino. Lo stesso bisogna dire di molti superiori generali che vietano ai loro sacerdoti di celebrare la messa secondo il rito antico».
Ma, nel corso dei lavori, ha detto una cosa altrettanto importante il presidente dell’organismo vaticano, il cardinale Dario Castrillon Hoyos: in merito all’applicazione del motu proprio ci sono alcuni tradizionalisti che sono «insaziabili». Castrillon ha addirittura detto che sono arrivate richieste per «dedicare la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, in modo esclusivo al rito antico». «Insaziabile, incredibile», ha commentato il porporato in proposito. Santa Maria Maggiore è una delle quattro basiliche patriarcali della capitale. Il cardinale ha anche spiegato che coloro che parlano di «vittoria» quando il Papa dà la comunione ai fedeli in ginocchio, tornando cioè a una modalità più tradizionale, sbagliano e non aiutano il progetto di Benedetto XVI.

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41 commenti al post: “Quelli che in Italia ostacolano la messa in latino e quelli che, invece, «sono dei tradizionalisti insaziabili»”

  1. Alessandro Canelli ha scritto:

    Mi scuso, dimenticavo un particolare importante per capire il discorso che riportavo:
    Il partito Democratico USA ha inserito nel proprio programma lo sviluppo delle misure sociali atte a ridurre il numero degli aborti, su spinta dei gruppi religiosi che citavo, seguendo di fatto questo nuovo orientamento, meno di bandiera e più pragmatico.


  2. Massimo Rossi ha scritto:

    A tal proposito mi permetto di segnalare che talora il motu proprio è stato applicato solo in parte proprio dai c.d. “tradizionalisti”. Non mi sembrano secondarie le affermazioni del Papa in volo verso la Francia che ha detto: <>.
    In particolare, per rimanere nel concreto e nel certo, ho presente due casi in due diocesi a me vicine in cui la Messa v.o. è stata celebrata pubblicamente dinanzi a comunità che non potevano dirsi “formate” nel senso espresso dal Santo Padre.
    In un caso, infatti, si è celebrata la messa domenicale parrocchiale secondo il v.o. dinanzi a molti i quali neppure conoscono la differenza fra “messa in latino” e “messa v.o.”, presentandola in giro (nel corso delle benedizioni delle case) come un’occasione bella per gli amanti del latino. In un altro caso e in un’altra diocesi, è stata presentata così maldestramente che alcuni passanti hanno pensato che si girasse un film d’epoca. Credo che anche questo, come giustamente ha detto il Presidente della Ecclesia Dei, non aiuti gli intenti del Santo Padre.


  3. Massimo Rossi ha scritto:

    Scusate: mi riferivo al segretario della Ecclesia Dei


  4. Massimo Rossi ha scritto:

    Nel primo messaggio è scomparso il passo dell’intervento del papa in aereo che traggo dal sito del Vaticano. Lo riporto perché altrimenti non si comprende il senso del mio messaggio. Il Papa, fra l’altro, ha detto: “È una paura infondata perché questo Motu proprio è semplicemente un atto di tolleranza, ai fini pastorali, per persone che sono state formate in quella liturgia, la amano, la conoscono, e vogliono vivere con quella liturgia. È un gruppo ridotto poiché presuppone una formazione in latino, una formazione in una cultura certa. [...]


  5. Alessandro Canelli ha scritto:

    ovviamente il mio commento era postato per errore - può essere rimosso
    scusatemi


  6. Efrem ha scritto:

    Nella notizia data da Catholic News si precisa anche ciò che Castrillon ha aggiunto riguardo a certe richieste insaziabili di alcuni tradizionalisti:
    che quando il Vaticano respinge le loro richieste “immediatamente vanno su internet” a postare le loro lamentele.

    Mi sembra che in effetti si stia notando anche da parte vaticana come quello che il Papa stesso definisce “un gruppo ridotto” abbia imbastito attraverso la rete un vero tormentone mediatico che, con scarsa saggezza, finirà per ritorcerglisi contro, come lascia intendere lo stesso cardinale prediente della Ecclesia Dei…


  7. Anonym ha scritto:

    Paolo, faccio solo notare che da marzo ormai, Mons. Perl non è più Segretario della Commissione Ecclesia Dei, ma ne è Vice-Presidente (essendogli subentrato nel ruolo di segretario il già ’segretazio aggiunto’, Mons. Mario Marini) .

    [Precisazione che vale anche per i principali giornali (compreso il Giornale, con Tornielli).]


  8. Anonym ha scritto:

    Il v.o. non sarebbe “un’occasione bella per gli amanti del latino” ??

    Se è Novus Ordo editio typica in latino è amore per il latino, se è Vetus Ordo, allora è becero tradizionalismo prima che amore per la lingua latina?

    Insaziabili e incredibili, sono i nemici del rito antico…


  9. Anonym ha scritto:

    Qualcuno in Vaticano ha avuto la percezione (trasmettendola anche al santo Padre) che col Motu Proprio si è forse aperto un vaso di Pandora, e stanno correndo maldestramente al riparo… Molto triste che a Roma già dopo un anno non lo vedano più come un’opportunità, ma solo come un ciclone minaccioso che si allarga, e pone in pericolo l’unità della Chiesa. Evidentemente le minacce di ’scisma’ da parte di certi episcopati si sono andate vieppiù concretizzando, dopo un iniziale malcelato e piuttosto passivo malcontento. Adesso le cassandre fra i ‘novatori’ possono ripetere con iattanza il loro “ve l’avevo detto” con in mano “l’intervista dell’aereo” e “le dure parole del Presidente di Ecclesia Dei”..


  10. Anonym ha scritto:

    Ah, i “tradizionalisti”, frustrati, “immediatamente vanno su internet” ??

    …Da che pulpito!! :O

    Vedi:

    http://blog.panorama.it/italia/2007/12/17/monsignor-hoyos-tutto-tradizione-e-tecnologia/

    “Eminenza, quando ha acquistato il suo primo computer?

    All’inizio degli anni Settanta. Ero stato appena nominato vescovo e partecipavo al Celam, il Consiglio episcopale latino-americano. Feci un viaggio in Oriente. Al ritorno, in aeroporto acquistai un piccolo computer Texas Instruments. La notte seguente non ho dormito finché non ho imparato a usarlo.”

    (Da un’intervista di Ingrao al Cardinale, nel dicembre scorso)


  11. Paolo Rodari ha scritto:

    Per Anonym: Castrillon voleva soltanto denunciare il fatton che spesso molti amanti del vecchio rito non ammettono che vi siano fedeli che invece si sentono più vicini al nuovo.
    La poszione giusta è quella del Papa. Per lui il rito è uno ed è quello della Chiesa. Questo rito si può celebrare secondo due modalità (nuovo e vecchio ordo). Entrambi vanno celebrati seguendo le regole, senza cioè anomalie liturgiche.


  12. Anonym ha scritto:

    Concordo con te, Paolo.


  13. Roberto ha scritto:

    Io, invece, avverto la sensazione - sgradevole, forse, per qualcuno: ma mi sento di esternarla - che negli ambienti vicini al Papa stia crescendo la consapevolezza del carattere “condizionante” di questa “claque” di “tradizionalisti”, conservatori ed “atei devoti”, che mi paiono impegnati, in ogni circostanza, a “curvare” ogni posizione ed affermazione del nostro Pontefice “pro domo sua” (ad esempio, l’apertura del Pontefice sulla celebrazione della Santa Messa in lingua latina è stata “spacciata” da questi stessi ambienti come una loro vittoria: “ma de che ?”, come dicono a Roma).
    Forse mi sbaglio: sono solo un “cristiano della strada” e non pretendo di svolgere analisi “dietrologiche”; provo solo, con la povertà delle mie conoscenze ed informazioni, a capire quel che leggo, sento e vedo.

    Buona notte a tutti i “PalazziApostolici” !

    Roberto


  14. Remo Di Medio ha scritto:

    Certo che le affermazioni del Cardinale Dario Castrillon Hoyos sono stupefacenti quando definisce insaziabili i tradizionalisti.
    Insaziabili di che? Della grande disponibilità che con sincera carità cristiana i vescovi e i superiori degli ordini religiosi hanno dato ai fedeli, ripeto ai FEDELI cristiani tradizionalisti, di seguire il Santo Sacrificio della Messa secondo il c.d. Vetus Ordo? Non mi pare proprio. Parlare di egoismo, di disprezzo, di scarsa considerazione verso i tradizionalisti è dire poco.
    Chi scrive non è romano, né abita in Roma. Ma, premesso che in centinaia di migliaia di chiese sparse nel mondo, ove in tutte si celebra la Messa scaturita dalla mente del vescovo Annibale Bugnini, che ha tantissimo di luterano, per non dire altro, vi sembra scandaloso che dei fedeli cristiani chiedano che almeno in una Basilica Romana, quella di Santa Maria Maggiore, si celebri la Santa Messa tutta cattolica secondo il c.d. Vetus Ordo?
    Non vi sembra, invece, scandaloso che in tante, troppe chiese cattoliche, la Liturgia sia ridotta ad una burletta, per la sciatteria dei ministri, l’insulsaggine di alcune preghiere, la mancanza di sacro, per la mancanza di decoro nei paramenti e della preziosità dei vasi sacri, per la stoltezza e la bruttezza dei canti (riferite alle parole e al fracasso, più che musica), che non sono di lode o di ringraziamento verso Dio, ma che esaltano le opere dell’uomo e che la Messa, cosa molto grave, è considerata un convivio, come da concezione luterana, invece di essere considerato come mistica rinnovazione del sacrificio di Cristo sulla Croce.
    Basta scorrere il Web per rendersi conto che chiese cattoliche sono state concesse a protestanti luterani, a ordodossi e che alcuni luoghi parrocchiali sono stati dati in uso agli islamici, che una Cappello della Basilica di San Paolo fuori le Mura è stata concessa ai protestanti, questa si cosa scandalosa, mentre ci si scandalizza se fedeli cattolici hanno fatto richiesta di celebrare in Santa Maria Maggiore la Messa secondo la tradizione cattolica.
    Si dice, infine, i tradizionalisti quando viene loro rifiutato qualcosa (cioè nel 99 % dei casi) ricorrono a Internet. E che cosa dovrebbero fare di civile che manifestare e far conoscere agli altri lo stato di emarginazione in ui sono venuti a trovarsi per amore della tradizione e della retta Liturgia.
    Non voglio parlare delle dichiarazioni di Papa Benedetto XVI circa il motu proprio come “atto di tolleranza e di amore”.
    So che sarò criticato, ma secondo me il Vetus ordo e il Novus ordo non sono affatto due aspetti diversi dello stesso rito: il primo è cattolico, il secondo luterano.


  15. Anonym ha scritto:

    La Claque sarebbe Raffaella e il suo blog? Gianluca Barile? Bruno Volpe? …Giuliano Ferrara? Facciamo nomi e cognomi, si fa prima e si è più chiari nel diffamare…


  16. Anonym ha scritto:

    “L’apertura del Pontefice sulla celebrazione della Santa Messa in lingua latina è stata “spacciata” da questi stessi ambienti come una loro vittoria: “ma de che ?”, come dicono a Roma”

    Mecojoni!

    (nb: termine usato di recente da Accattoli, sul suo blog)


  17. Anonym ha scritto:

    Buonanotte, comunque.


  18. Remo Di Medio ha scritto:

    Un’appendice al mio intervento precedente. Dalla Messa “moderna” è scomparso il Canto Gregoriano, oltre che il Latino, benchè il Concilio Vaticano II avesse disposo che “la Lingua Latina e il Canto Gregoriano rimangano nel Rito Romano”.
    Voialtri che vi opponete ai tradizionalisti dite in coscienza se questi principi sono stati osservati.
    Dov’è il Latino? Dov’è il Canto Gregoriano?. Scomparsi entrambi.
    Non solo, ma in luogo del Canto Gregoriano in molte Chiesa e Cappelle sono stati introdotte le Corali (di Bach sopratutto, grande musicista, ma notoriamente protestante).
    Le Corali secondo l’usanza protestante e luterana è ormai invalso in tantissime Chiese Cattoliche (di nome, ma poco di fatto), mentre nessuno più, salvo i tradizionalisti e alcuni piccoli gruppi, conoscono e cantano il Gregoriano.
    A Roberto che dice di essere un cristiano di strada (spero non come i preti di strada) rispondo che il Motu poprio Summorum Pontificum non è considerato dai tradizionalisti una loro vittoria, ma una vittoria della Fede, della Tradizione e della Liturgia, cioé, in sostanza, una vittoria della Chiesa Cattolica perché, ne sono certo, il Papa Benedetto XVI lo ha emanato per il bene della Chiesa.


  19. Roberto ha scritto:

    Mi scusi, sig. Anonym, ma io ho espresso una semplice considerazione, critica, se vuole, verso certe ricorrenti interpretazioni del pensiero e delle parole di Papa Benedetto XVI°, e criticabile (come tutte le opinioni): prendo atto che il suo punto di vista è molto distante dal mio ma, se mi permette l’osservazione, non ho nè offeso e men che meno diffamato (?) nessuno (qualcuna delle persone da lei citate, mi perdonerà l’ignoranza, non so neppure chi sia), e spero me ne vorrà dare atto.
    Credo che così dovrebbe essere sempre tra tutti coloro che si confrontano su questo come su altri “blogs”: le pare ?
    Per inciso, non ho capito il suo riferimento al blog di Luigi Accattoli.
    Al sig. Remo Di Medio preciso che anch’io credo che il “Motu Proprio” emanato da Papa Benedetto sia atto di tolleranza emanato per il bene della Chiesa: mi fa piacere che anche lei non lo consideri una vittoria dell’una fazione contro l’altra.

    Comunque sia, buona giornata a voi ed a tutti i “PalazziApostolici” !

    Roberto


  20. Paolo Rodari ha scritto:

    Ripeto quanto ho sostenuto prima: il novus ordo se celebrato correttamente e dunque secondo le regole e magari con quegli accorgimenti riposposti da benedetto XVI (croce nel mezzo, un certo modo di dare l’eucaristia, il canto) non contraddice la secolare storia liturgica della chiesa. credo davvero sia questo il pensiero del papa e mi pare che lo si possa condividere


  21. Roberto ha scritto:

    Al 100%, Paolo: grazie per la precisazione.

    Roberto


  22. Anonym ha scritto:

    Roberto, non mi piace davvero essere polemico oltre misura(in rari casi ammetto che posso esagerare) , ma, mi permetta: affermare “credo che il “Motu Proprio” emanato da Papa Benedetto [non sia da considerare] una vittoria dell’una fazione contro l’altra” è vero solo teoricamente.
    Di fatto però, sarebbe un pò come dire che, che so, una volta che i palestinesi venissero lasciati (e viceversa) in pace nell’ambito di un accordo “equo” con Israele, nessuno avesse vinto… Dipende dall’accordo, lo so, ma certamente, per quanto nessuno degli estremisti “vincerebbe” davvero, molti ‘moderati’ palestinesi non sentirebbero certo d’aver perso..


  23. Anonym ha scritto:

    L’esempio sopra non voleva essere nè filo-israeliano nè filopalestinese, ed è applicabile a molti altri annosi conflitti..

    Ma solo per indicare come, se uno soffre di fame per anni nella disperazione e senza apparenti prospettive, ma lotta ogni giorno anche solo per delle briciole, allora non appena gli si garantisce per il futuro anche solo un tozzo di pane e una misura di latte quotidiani, egli lo veda probabilemente, quasi di rifleso, come una “vittoria” personale..

    Per il resto, condivido la posizione di Paolo.


  24. Anonym ha scritto:

    Comunque sia, buona giornata!


  25. Remo Di Medio ha scritto:

    Una breve precisazione.
    Non condivido l’uso della espressione “tolleranza” che sarebbe stata usata dal Papa nei confronti dei tradizionalisti.
    Egli, infatti, sostiene che il vecchio e il nuovo rito sono due aspetti della stessa liturgia e che giammai la Chiesa ha inteso abrogare il vetus ordo. Perciò se la celebrazione della Messa ha pieno titolo per essere considerata come manifestazione liturgica in vigore per la Chiesa, non si comprende perché debba essere usato il termine tolleranza.
    O non è vigente e allora deve essere vietata, o lo è e allora può essere celebrata senza per questo dire che si tratta di “tolleranza”.
    Tanto per fare un paragone nel campo civile: se io posso costruire la mia casa a cinque metri di distanza dal confine della mia proprietà, e a tanto io mi adeguo, non può questa mia facoltà (posso infatti costruire anche a venti metri di distanza) essere definita come tolleranza nei miei confronti da parte del vicino, perché la mia azione è perfettamente legale.


  26. Anonimo ha scritto:

    L’espressione l’ha usata il papa:
    “ce Motu proprio est simplement un acte de tolérance, dans un but pastoral pour des personnes qui ont été formées dans cette liturgie, l’aiment, la connaissent, et veulent vivre avec cette liturgie. C’est un petit groupe parce que cela suppose une formation en latin, une formation dans une culture certaine. Mais pour ces personnes avoir l’amour et la tolérance de permettre de vivre avec cette liturgie cela me semble une exigence normale de la foi et de la pastorale d’un évêque de notre Eglise.. Il n’y a aucune opposition entre la liturgie renouvelée par le Concile Vatican II et cette liturgie.”
    (dall’intervista in aereo del 12 settembre)


  27. Nikolaos ha scritto:

    Sottoscrivo gli interventi di Remo Di Medio; ricordo tra l’altro che tollerare deriva dal latino tolero “sopportare”. credo che purtroppo il papa, buon latinista, sia stato volutamente ambiguo sul termine usato…
    da cristiano della strada (nel senso di semplice fedele), attaccato all’Eucaristia (nel senso cattolico tradizionale) sono scandalizzato dalle parole del cardinal Castrillon hoyos: credo che sia una vittoria di tutti se il Corpo di Cristo venga adorato e rispettato stando in ginocchio nel momento clou. Se il cardinale non intendeva in questo senso, caro Paolo, o non riesce ad esprimersi in italiano corretto oppure è malevolo e dimostra forse con un lapsus che cosa davvero pensa; a meno che, ad essere complottisti, non voglia mandare un messaggio a qualcuno. Quartum non datur.


  28. Anonimo ha scritto:

    Qui si arriva a scambiare il card. Castrillon Hoyos per un nemico dei tradizionalisti… e naturalmente si argomenta con “sottigliezza” che dicendo “tollerare” il papa non voleva dire “tollerare” ma chissà cosa… perché naturalmente si adatta il pensiero del papa a ciò che fa più comodo… proprio come i peggiori vituperati “progressisti”…

    P.S. Chi se la prende contro le “messe spettacolo” farebbe bene a non usare l’espressione “momento clou”…

    Quartum datur: non avete capito niente! :-D


  29. Remo Di Medio ha scritto:

    Ci sono troppi interventi anonimi in uesto blog e non sappiamo con chi interloquiamo. No appiamo se l’anonomo di oggi sia lo stesso di quello di ieri ovvero se è uno solo o sono più di uno.
    Usate almeno una sigla, un numero, una lettera dell’alfabeto dopo la parola Anonimo.
    Perchè ci sono anonimi educati e anonimi maleducati (19 set. 11:54)e anche triviali (18 set. 12:33).


  30. Anonym ha scritto:

    No, Sig. Di Medio, io non sono “un” “Anonimo”, ma sono “Anonym”, alla tedesca…

    E non son stato poi tanto triviale, per gli standards di oggidì, alle 12.33 del giorno 18 c.m. ( cfr. con http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=749 )


  31. Remo Di Medio ha scritto:

    Anonimo o Anonym, italiano o tedesco, sempre anonimo sei. Che poi l’espressione triviale sia stata usata anche da altri non per questo diviene meno triviale (linguaggio da trivio, incrocio di almeno tre strade, luogo ove stazionavano gli sfaccendati e beoni che non osservavano i principi morali dell’antica Roma: Deos cola, parentes ama, alea fuge, etc.).


  32. Anonym ha scritto:

    Senta, Sig. Di Medio, io non ho mai postato (perlomeno commentando in questo post) come “Anonimo” .

    …Se vuole posso anche ‘firmarmi’ “Giorgio Bianchi” o “Alberto Rossi” o “Gianluigi Verdi” (tutti nomi di fantasia), ma anonimo resto -anche se, ripeto, non mi son firmato “Anonimo” , ma “Anonym” .

    Conosco il significato, e l’origine del termine “triviale” (che peraltro, curiosità, in tedesco è per noi quasi un ‘falso amico’, significando “banale, semplice, comune” ) .

    La ringrazio comunque per l’inusitata aggressività nei miei riguardi.


  33. raffaele savigni ha scritto:

    Credo anch’io che i tradizionalistib siano insaziabili. E trovo inaccettabili le affermazioni di Remo di Medio, che definisce “luterano” un rito approvato da più pontefici.


  34. Remo Di Medio ha scritto:

    Mo’ ci mancava pure Savigni, il cattolico adulto che deve essere molto amico del Cardinale di Parigi sul Primato del Romano Pontefice.
    Anch’egli ci dovrà dire di cosa sono insaziabili i “tradizionalisti”.
    Se fate un censimento nel senso che vi mettete sulla porta delle chiesa cattoliche e domandate ai fedeli che cos’è per essi la Messa, il 90% vi risponderà che è la rinnovazione dell’ultima cena di Gesù con i suoi Apostoli. Forse il 10% vi risponderà che la Messa è sopratutto la mistica rinnovazione del Sacrificio di Cristo sulla Croce sul cui legno Gesù portò nel suo corpo i nostri peccati, perché non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia.
    Il solo concetto della Messa come mensa eucaristica è frutto della eresia luterana che tanto è entrato nelle menti dei cattolici dopo il CVII. Anche le parole pronunziate dai fedeli dopo la consacrazione “annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta”. Ora se le specie eucaristiche hanno mutato sostanza da pane e vino in Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, che senso hanno le parole “in attesa delle tua venuta”, se Cristo già c’è sull’altare ed è presente in mezzo a noi?
    Nel vetus ordo il Sacerdote guidava il popolo di Dio, come il pastore conduce le sue pecorelle, e offriva al Padre la Vittima Pura, Santa e Immacolata ripetendo l’azione di Gesù che ha offerto se stesso sull’altare della Croce al Padre come Vittima per la nostra redenzione. Ora invece, con chiese non più edificate a croce latina (O Crux, ave spes unica), ma rotonde (come le moschee), dove tutti stanno, non più ai piedi dell’altare, cioé ai piedi della Croce, ma intorno a un tavolo che non si può chiamare altare perché nel celebrante e nei fedeli manca l’idea del sacrificio della vittima (oltre al fatto che non ci sono più le reliquie dei Martiri), tutti sono intenti solo a cibarsi di quel Pane e di quel Vino, che molti non credono più essere Gesù Vivo e Vero.
    Le stesse parole usate prima della comunione “Signore, non sono degno di partecipare alla tua MENSA, ma dì soltanto una parola ed io sarò guarito”, invece della frase detta a Gesù dal Centurione “Domine, non sum dignus ut intres sub tectum meum, sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea”, si mette in risalto ancora una volta l’idea della mensa.
    Mai, notate, che durante la distribuzione dell’Eucaristia l’assemblea dei fedeli canti un inno eucaritico di lode e di ringraziamento a Dio, quando la Chiesa ne ha tantissimi. Ne cito solo qualcuno: Ave verum, Adoro Te devote, Lauda Sion, O esca viatorum, Panis angelicus, O salutaris hostia, Pange lingua.
    Tutto questo non è imbevuto di luteranesimo?
    In qualche altra occasione vi parlerò dell’offertorio.


  35. Anonimo ha scritto:

    Remo Di Medio: e quel che scrivi tu non è forse abbondantemente imbevuto di propaganda lefebvriana?
    Tutto bene, basta che non lo fai passare come cattolico.

    In ogni caso:
    - la venuta escatologica del Signore (Parusia) l’attendiamo ancora. Concetto più tradizionale che mai, che certo non mette in dubbio il fatto che nell’Eucaristia abbiamo la presenza reale di Cristo con il suo corpo e il suo sangue.
    - il concetto di messa come rinnovazione del sacrificio di Cristo (attenzione a quel “rinnovazione”: il sacrificio di Cristo avviene una sola volta, noi in ogni messa lo riviviamo [realmente, non in senso di "ricordo"] e vi partecipiamo, non lo “rifacciamo”) è perfettamente compatibile con quello di convito. Perché uno dei due dovrebbe cancellare l’altro?
    - esistono canti eucaristici anche in italiano, e li si canta con abbondanza… Che so, “Pane del cielo”, “Il tuo popolo in cammino”… non sono abbastanza eucaristici? Ma dai!
    - le Chiese non sono sempre state tutte a croce latina… e il Vaticano è sempre stato fermo nel salvaguardare il rilievo del presbiterio eccetera.

    In sostanza: sei un propagandista lefebvrianeggiante, di scarsa originalità.

    E comunque: i tradizionalisti (ALCUNI tradizionalisti, non ho mai amato generalizzare!) sono insaziabili…. almeno di commenti ai blog! :-D

    P.S. Io sono “Anonimo” e non “Anonym”.


  36. raffaele savigni ha scritto:

    I lefebvriani vedono luterani dappertutto: è davvero un’ossessione… Sino a prova contraria, nel nuovo rito il concetto di presenza reale (e di transustanziazione, al di là delle mere parole) è ben chiaro.


  37. Remo Di Medio ha scritto:

    Sia ben chiaro una cosa. Io, per dirla in breve, sono Cattolico, Apostolico, Romano, che ha sempre riconosciuto il Primato del Romano Pontefice che gli deriva in virtù della costante successione apostolica. Che crede nel Vangelo e in tutti i Dogmi proclamati dalla Chiesa Cattolica, il cui ultimo, in ordine temporale, è stato quello relativo alla Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo in anima e corpo, così come solennemente proclamato dal Papa Pio XII in data 1° Novembre 1950 alla cui proclamazione, per mirabile dono di Dio, io ero presente in San Pietro, benché ancora ragazzino.
    Io mi glorio di professare la Fede Cattolica, la Fede della Santa Chiesa.
    Non sono affatto seguace di Mons. Lefebvre.
    Ritengo che a nessuno di quelli che intervengono in questo blog sia stato dato il potere o il diritto di giudicarmi come lefebvriano, né per aver criticato il novus ordo che, sino a prova contraria, non è un Dogma di Fede, né per qualsiasi altro motivo.
    Ricordo a chi mi giudica che con lo stesso metro con il quale giudicate, sarete giudicati.
    Quanto alla seconda venuta di Gesù, non mi sembra di averla messa in dubbio: ho fatto solo notare l’incongruenza dell’invocazione “… in attesa della tua venuta” detta subito dopo la consacrazione eucaristica che ha reso possibile la presenza reale, viva e vera di Gesù sull’altare.
    Inoltre, non ho negato che la Santa Messa sia anche “un convivio” per il semplice fatto che ricorda l’Ultima Cena del Signore e l’istituzione dei Sacramenti dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. Ho solo fatto notare che si è così pesantemente battuto sul concetto di convivio da far dimenticare nel popolo cristiano che la Santa Messa è anche e soprattutto mistica rinnovazione (pur essendo Cristo morto una volta per tutte) del sacrificio di Gesù sulla Croce.
    E colui che per primo si è ferocemente battuto per lo scardinamento del concetto di sacrificio della Messa è stato proprio Lutero.
    Non comprendo, infine, l’obiezione di Anonimo in relazione alla forma a croce latina delle Chiese.
    Non è che le chiese devono essere tutte a forma latina, ma quella forma, oltre a ricordare lo strumento della Passione di Nostro Signore, esprimeva bene l’idea del popolo cristiano che, guidato dal Sacerdote (Sacerdos alter Christus) che come il Buon Pastore guidava le sue pecorelle e si rivolgeva al Padre celeste con preghiere di ringraziamento e di lode.
    Per quanto riguarda i canti eucaristici citati faccio rilevare, specialmente nel caso de “Pane del cielo” quantomeno le ambiguità: “Sì, il cielo è qui su questa terra”. Mi pare che dalla predicazione di Cristo emerga tutto il contrario; “Tu sei rimasto con noi, ma ci porti con Te”, quel “ma” è un avversativo, ma nel nostro caso avversativo di che cosa?
    Gesù, come leggiamo nel Vangelo, è rimasto con noi o è tornato al Padre?
    “E chi vive in Te vive per sempre”. Che cosa significa “vive in Te”?
    Mi sembra che qui si invertano la causa e l’effetto. Infatti, Gesù ha detto a Marta, sorella di Lazzaro: “Chi crede in me, anche se morto, vivrà in eterno”. Voglio dire che prima si deve vivere questa vita credendo in Cristo, facendo cioè la volontà del Padre celeste, e poi si potrà vivere in eterno in Dio”, come Gesù stesso ha detto ai sadducei: “Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui” cioè per mezzo di lui.
    Infine, nel canto “IL tuo popolo in cammino” non c’è una parola, una frase in cui si metta in risalto che nelle specie eucaristiche sia presente Gesù vivo e vero in Corpo, Sangue, Anima e Divinità.
    Si dice che il tuo pane ci dà forza, il tuo vino ci disseta, il tuo corpo ci fa Chiesa, il tuo sangue segno eterno dell’amore.
    Ma dove si parla di Eucaristia? Si dice forse che il pane e il vino sono trasformati in corpo e sangue di Cristo? Dove si dice che sull’altare sotto le specie del pane e del vino vi sono il Corpo e il Sangue di Cristo?
    Dulcis in fundo il tuo dono, Signore, non è la Santa Eucaristia, ma il gesto di chi insegna il linguaggio dell’amore.
    Questi sarebbero canti eucaristici?
    Ave verum Corpus natum de Maria Virgine.


  38. Anonimo ha scritto:

    @ Remo di Medio,
    sono ben contento che tu sia cattolico e non lefebvriano.

    Del resto dicevo “lefebvrianeggiante”, e indubbiamente nei tuoi interventi si possono cogliere argomenti e toni piuttosto vicini a quelli dei gruppi lefebvriani. Ovviamente questo non è un giudizio né di fede né di morale - non sono nessuno per darne - quindi spero di poter contare ancora sulla misericordia del Signore.
    Vorrei però capire se aderisci - non come dogmi di fede ma come insegnamento ordinario della Chiesa - al magistero del Concilio Vaticano II e a quello di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

    Le tue critiche a “Pane del cielo” mi sembrano alquanto capziose, ma francamente non spendo parole per difendere quel canto (che fra l’altro non mi piace neanche molto).
    (Ne “Il tuo popolo in cammino” c’è quantomento un’evidente simmetria tra le strofe “E’ il tuo pane… E’ il tuo vino” e quelle “E’ il tuo corpo… E’ il tuo sangue…)

    Più in generale, mi sembra di notare un po’ di ossessione sul fatto della presunta “dimenticanza” del fatto che il pane e il vino diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo. Non è che perché non lo si ripete a ogni piè sospinto non lo si crede. E poi… e poi in realtà lo si ripete e come! Grazie a Dio, i preti lo insegnano e i cattolici - almeno quelli che vanno a messa - lo credono!
    Capisco la lodevole preoccupazione per un insegnamento centrale della nostra fede, ma mi sembra che su questo punto si faccia un gran can can dove le cose, invece, sono abbastanza pacifiche. O forse sono io che vivo in un’isola felice?

    In ogni caso, Ave verum Corpus! Meraviglioso inno, meravigliosa musica (almeno quella di Mozart)!

    E perdonami se sono stato rude e poco caritatevole.


  39. Remo Di Medio ha scritto:

    Rispondo ad Anonimo (23/9/2008 ore 10:03).
    Non hai usato il termine lefebvrianeggiante, ma hai detto”abbondantemente imbevuto di propaganda lefebvriana”.
    Ora, dopo che io ho confessato pubblicamente la mia fede cattolica, fammi il piacere di dirmi cosa c’è di non cattolico in quello che ho scritto. Ti vuoi ergere, comunque, a giudice degli altri laddove chiedi se io aderisco al magistero ordinario del Concilio e dei papi postconciliari.Poichè mi ritengo una persona che ragiona anche con la propria testa, ti posso dire che non tutto ciò che è stato detto è da me condiviso, senza che questo però intacchi la mia fede cattolica. Tanto per farti un esempio. Se nella Dignitatis humanae si scrive così:”La Chiesa rimedita…”. Allora sorge spontanea la domanda: ma allora finora la Chiesa ha sbagliato?
    Io dico che in linea di principio tutti sono liberi di professare la propria fede religiosa e che non è possibile costringere nessuno a credere se non lo vuole (del resto non servirebbe a nulla). Ma è questo il compito che Cristo ha affidato agli Apostoli e per essi alla Chiesa Cattolica? Cioé ognuno è libero di credere in quel che vuole?
    Non ha forse detto:”Andate e predicate il Vangelo?”. Ha detto il Vangelo e non il Buddismo, l’Islamismo ecc. e ha aggiunto:”Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo, chi non crederà sarà condannato”.
    Ora è vero o no che, almeno in parte, i nostri pastori hanno perso di vista l’evangelizzazione dei popoli in nome di un falso ecumenismo che induce molti a pensare che o l’una o l’altra religione sia la stessa cosa e che tutte possono portare alla salvezza? Ma non è solo Cristo che salva? Queste mie considerazioni ti sembrano non cattoliche?


  40. Anonimo ha scritto:

    @Remo di Medio.
    Non intendo ergermi a giudice, te lo assicuro: giudice è solo Dio e la legittima autorità ecclesiastica. Però mi sembra legittimo cercar di capire chi ho di fronte.

    Entrando nel merito:
    L’annuncio del Vangelo è assolutamente necessario e costitutivo per la Chiesa, e anzi - nelle condizioni date - per ogni cristiano. Non è sostituibile, non è eludibile, non è posponibile.

    Sicuramente vi sono correnti che tendono a un certo indifferentismo religioso: ritengo però che le autorità ecclesiastiche siano sempre state molto chiare nel giudicare negativamente queste pericolose derive.

    Per quanto mi riguarda, solo Cristo salva. Sicuramente la salvezza è possibile anche per chi aderisce, in buona fede, ad altre religioni (questo lo dice chiaramente la dottrina cattolica, anche preconciliare!), ma soltanto grazie all’azione di Cristo (che raggiunge gli altri in forme misteriose! così diceva p.es. anche il card. Biffi) nonché grazie alla Chiesa che è sacramento universale di salvezza (anche per chi non vi aderisce visibilmente). Le altre religioni (compresa quella ebraica) non hanno di per sé alcun potere salvifico.


  41. Remo Di Medio ha scritto:

    Ora che ci siamo chiariti, cominciamo a ragionare. Quello che dici è ora largamente condivisibile.
    Tieni presente, però, le parole dette da Gesù durante il discorso avuto di notte con Nicodemo:” In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.”


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