La Cei ha un nuovo segretario generale: monsignor Crociata

Alla fine, come anticipato dal Riformista due giorni fa, la scelta del Papa per il successore di Giuseppe Betori alla segreteria generale della Cei è caduta su un monsignore del Sud, il siciliano Mariano Crociata, vescovo di Noto. È stato proposto al Pontefice dal cardinale Angelo Bagnasco sentito il parere del cardinale Camillo Ruini. Crociata ha 55 anni ed è vescovo solo da un anno. È studioso di islam ed esperto di dialogo interreligioso. Durante il consiglio permanete della Cei i vescovi presenti hanno espresso a Bagnasco i propri pareri in merito, ma la scelta è avvenuta senza una successiva discussione.

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Binetti vuole la legge ma non quella del Pd: «Sulla nutrizione condivido la linea Ruini»

Usciti ieri dalla sala del Mappamondo dove il Pd aveva organizzato un seminario dedicato al testamento biologico, Anna Finocchiaro e Antonello Soro erano fiduciosi intorno alla possibilità che all’interno del partito si potesse arrivare a un testo comune in materia. «Al di là di marginalissime posizioni che sono delle eccezioni – ha detto la Finocchiaro – mi sembra che due anni di lavori comuni in commissione Sanità abbiano dato un grande risultato, cioè sia emersa un’esigenza condivisa di fare una legge sul testamento biologico».
Già, eppure queste eccezioni non sono di poco conto perché dicono cosa il Pd vuole essere o non essere: un partito dove su certi temi si lascia libertà di coscienza, oppure una compagine capace di fare sintesi nonostante le divergenze. Un partito, insomma, in cui il ddl del capogruppo del Pd in commissione Sanità, Ignazio Marino, viene presentato e votato col sostegno di tutti oppure no.
Paola Binetti era presente ieri al seminario e, in merito a un disegno di legge sul testamento biologico, o meglio, per usare la dizione oggi cara ai più, sul ddl in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento, ha le idee chiare e le espone così al <+cors>Riformista<+tondo>: «Il punto più pernicioso in merito a una legge riguarda la nutrizione e l’idratazione. Nella legislatura precedente, a onor del vero, avevamo trovato un accordo sull’idratazione. Tutti, infatti, dicevamo sì alle cure palliative e concordavamo sul fatto che l’idratazione rientrasse in questo campo. Sulla nutrizione, invece, c’erano e ci sono divergenze. E qui, a mio avviso, servono paletti. Sono gli stessi paletti richiesti ieri su <+cors>Avvenire<+tondo> dal cardinale Camillo Ruini e che mi sento di condividere. Questi, insomma, riguardano principalmente la nutrizione che non può essere intesa come un trattamento medico bensì come un sostegno vitale. Senza nutrizione si muore e tutti sappiamo che c’è un diritto alla vita ma non alla morte. E qui vorrei ricordare Norberto Bobbio che si diceva stupito che i laici lasciassero ai credenti il privilegio e l’onore di affermare il diritto alla vita».
Secondo la Binetti c’è del buono nel dibattito in corso in questi giorni anche nel centrosinistra: «Finalmente – dice – non si parla più di testamento biologico ma di dichiarazione anticipata di trattamento e questo dà spazio a una mediazione culturale in cui si chiede al medico e al fiduciario di contestualizzare quella dichiarazione anche perché, rispetto al momento nel quale è stata sottoscritta, possono essere subentrati nuovi strumenti tecnici di cui prima non si era a disposizione». Ma quanto al ddl Marino spiega: «Così com’è non può essere accettato perché non è stato oggetto di un dibattito interno vero e proprio. Vogliamo, in questo senso, decisioni in stile più democratico».
Nelle scorse ore si sono levate voci critiche a proposito di quella che è stata definita un’apertura dei vescovi sulla materia: «I vescovi – dice la Binetti – hanno semplicemente preso atto del fatto che con le recenti sentenze relative al caso Englaro i magistrati si erano sostituiti al parlamento. Per questo motivo occorre colmare un vuoto legislativo pericoloso. Talmente pericoloso che, all’opposto, oggi ci sono i radicali che dicono che di una legge non c’è bisogno. E, in effetti, si capisce bene come una legge seria e che metta paletti possa provocare loro qualche timore». Insomma, quella della Chiesa è una scelta opportunistica? «È – conclude la Binetti – la scelta non tanto del male minore quanto del maggiore bene possibile».
Di testamento biologico i teodem parleranno anche il prossimo lunedì quando presenteranno un manifesto sulla laicità e quindi le iniziative della nuova associazione “PeR. Persone e Reti”: «È un’associazione che cerca il confronto con tutti e su tutti i temi – spiega la Binetti – Noi teodem non vogliamo essere tirati in ballo solo sulle questioni cosiddette eticamente sensibili, ma anche sul resto».
Il dibattito sul testamento biologico è aperto non soltanto nella politica ma pure nella Chiesa. Ieri è stata Scienza & Vita ad approvare la linea Bagnasco. L’associazione ha anche respinto le dimissioni di Adriano Pessina che si era dichiarato contrario a qualsiasi apertura circa una legge sul testamento biologico. Le dimissioni sono state respinte ma è difficile che Pessina faccia passi indietro sull’apertura dei vescovi.

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