Giorgio Vittadini: «Forza Gelmini, bisogna partire dalla scuola»
25 agosto 2008 -
Oggi sul Riformista ho intervistato da Rimini Giorgio Vittadini. Nei prossimi giorni, come sempre, non potrò mettere i miei pezzi sul blog ma per oggi faccio un’eccezione. Buona lettura.
Bene la Gelmini la quale, «senza grandi proclami rivoluzionari, sembra avere imboccato la strada per un cambiamento strutturale del sistema educativo». Bene anche Tremonti perché, seppure i tagli agli sprechi non siano «sufficienti» per risollevare le sorti del paese, «sono il primo passo necessario». Meno bene, invece, la politica economica della Ue, rea di proporre un modello troppo «burocraticizzato» e «centralista» che «incentiva la povertà» e dà troppo spago all’«iper-liberismo di certi commissari che bollano il non profit, benché di pubblica utilità, come resistenza alla concorrenza».
Giorgio Vittadini, professore di statistica all’università di Milano Bicocca e presidente della Fondazione per la sussidiarietà, parla col Riformista della nuova edizione del Meeting organizzato come ogni anno da Cl a Rimini (da ieri al 30 agosto). E lo fa entrando senza reticenze nel clima di confronto aperto e a 360 gradi che caratterizza la kermesse ciellina.
Vittadini, perché Cl organizza questo evento?
«Il Meeting è organizzato da un gruppo di amici, educati alla fede dall’appartenenza a Cl. Ed è nato, in termini assolutamente personali, dal desiderio di queste persone di comunicare a tutti l’esperienza di novità, gusto, conoscenza, curiosità, desiderio di confronto che proviene loro dalla fede. E negli anni sono veramente riusciti a contagiare molti».
“O protagonisti o nessuno” è il titolo di quest’anno. Perché questa scelta?
«Il titolo di quest’anno è in continuità con quello dei due anni precedenti. Dopo il tema della ragione nel 2006 è stato affrontato il tema della verità nel 2007 e ora, il Meeting propone il tema dell’uomo protagonista, quello che usa la ragione come finestra spalancata sul reale, alla ricerca della verità. L’essere protagonisti è rispetto a se stessi, alla propria natura che è esigenza profonda. Giussani diceva che essere protagonisti è avere il proprio volto che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile».
Al Meeting intervengono diversi politici coi quali Cl ha in qualche modo un rapporto “di lavoro” avviato: Alfano sul tema giustizia, Gelmini sulla scuola, Sacconi sul welfare. Perché il Meeting invita i politici? Per convenienza?
«Perché la politica è una parte importante della vita dell’uomo, non certo la principale, ma importante: può aiutare lo sviluppo della vita sociale o ostacolarla. Ed è importante per noi confrontarci e nello stesso tempo offrire il nostro contributo, che nasce da un’esperienza di fede positiva e costruttiva, alla riflessione comune».
A proposito di giustizia. Perché la scelta di presentare una mostra dedicata interamente alle carceri?
«La mostra vuole innanzitutto parlare dell’uomo e della possibilità che ha di cambiare. Il carcere è una situazione limite in cui viene messa a nudo la natura di tutti gli uomini: continue cadute e continue possibilità di riprendersi, pagare il torto fatto e, attraverso un percorso, redimersi. È quanto indicato dal dettato costituzionale e quanto testimoniato – secondo me in modo molto efficace – sia dalla mostra che dal video realizzato per l’occasione. Chi vedrà questa mostra rimarrà sorpreso nel vedere come si possa tornare ad essere liberi anche dietro le sbarre, se si incontra qualcosa di vero.
Parliamo della scuola. Le piace quanto sta facendo la Gelmini? Perché Cl insiste tanto sul fatto che in Italia vi sia un’emergenza educativa alla quale occorre rispondere?
«Cl insiste sull’emergenza educativa perché è di fatto il problema a lungo termine più grave e determinante, non solo italiano, ma di qualunque società. È difficile educare i figli, è difficile comunicare la voglia di lavorare e intraprendere, è difficile trasmettere l’amore per il bene comune. La scuola può essere di grande aiuto in questo campo. Ma la scuola centralistica e burocratica di oggi perde qualità e diseduca la gente. La Gelmini, senza grandi proclami rivoluzionari, sembra avere imboccato la strada per un cambiamento strutturale del sistema educativo, necessario per sostenere le famiglie nel grande compito di educare».
Economia e welfare. L’Europa arranca e la Ue non riesce a dare le giuste spinte per lo sviluppo. Cosa serve all’Europa?
«L’Europa ha fissato la sua azione sulla burocrazia e sul controllo del bilancio, rinunciando ad affrontare in modo strategico il problema dello sviluppo. Per quello che riguarda il welfare, avendo mantenuto regimi statalisti, ma senza risorse e macchine statali efficienti, ha di fatto incentivato la povertà. Sussidiarietà, quasi mercati con libertà di scelta dell’utente sono l’unica possibilità di mantenere equità ed efficienza nella sanità, nell’istruzione e nell’assistenza. Anche qui l’Europa deve decidere se difendere il passato o lavorare per il futuro. L’iper-liberismo di certi commissari che bollano il non profit, benché di pubblica utilità, come resistenza alla concorrenza è segno di una arretratezza che paghiamo tutti».
Rimaniamo sull’economia. Tremonti si sta prodigando in tagli agli sprechi significativi. Sono misure sufficienti?
«Non sono sufficienti, ma sono il primo passo necessario. Occorre senz’altro proseguire in questa direzione, affinando sempre meglio la scelta nei diversi settori e a riguardo delle modalità. Il problema poi sarà come decidere di allocare le risorse risparmiate. Occorrerà investire nei settori cruciali, diminuire il costo del lavoro e aumentare i salari (e quindi la domanda interna)».
Un tema di sottofondo del Meeting è quello della “qualità della vita”. Ovvero i temi etici. Ad esempio interverrà un’allieva del professor Veronesi che racconterà la sua esperienza di malata di cancro…
«È importante chiarire che i temi fondamentali del Meeting sono quelli antropologici (che riguardano cosa sia l’uomo), e i temi etici sono sempre considerati come una conseguenza di questo. Detto questo, giudichiamo positiva tutta la ricerca scientifica che rispetti l’integrità dell’uomo. Senza questo riferimento la ricerca diventa una mostruosità, un attentato al motore della vita, quello che si è deprecato nelle peggiori dittature del passato».
Pace e sicurezza. Gli Usa propongono una società aperta al proprio interno alle diverse confessioni religiose. È un modello di laicità specifico. Ma nel contempo si muovono in campo internazionale su una linea dura e interventista. Le piace questo modello di società?
«Mi piace una società in cui ogni uomo possa aver la possibilità di sviluppare il suo desiderio di verità. Le religioni sono positive quando rispettano questo, altrimenti diventano fattore di violenza e divisione, tradendo il loro spirito che è rispetto dell’uomo fin nel suo essere domanda di significato totale. Il magistero pontificio è negli ultimi 50 anni la voce più coerente, continuativa e realisticamente propositiva nel dibattito sul tema della pace. Purtroppo uomini di stato che si dicono religiosi hanno pensato di disprezzarlo e così hanno fallito».
Il cardinale Bagnasco dice che la Chiesa non è un’elite ma è un popolo. È questa la Chiesa che vuole essere Cl? È questa Chiesa che vide papa Wojtyla quando venne ospite al Meeting?
«Sì, è questa Chiesa che vuole essere Cl: popolo di Dio in cui ognuno può vivere la fede, in unità con i Pastori, secondo quanto disse Giussani, come una “modalità sovversiva e sorprendente di vivere le cose solite”. E’ questo il cuore del Meeting, e penso sia questo che vide Wojtyla, il cuore di “Uomini senza patria”, come recita il titolo del libro di Giussani che sarà presentato nell’ultimo giorno».
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