ARTICOLO DELLA SETTIMANA. Melloni riscopre il “salto in avanti” del Vaticano II
27 luglio 2008 -
L’articolo che vi presento questa settimana è uscito sul Riformista venerdì. Riguarda la presentazione a Roma di una mostra dedicata al Concilio Vaticano II. Buona lettura.
Quando l’11 ottobre 1962 papa Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II all’interno della basilica di San Pietro, la commissione preparatoria aveva già lavorato tre anni per mettere a punto gli argomenti da trattare durante le sessioni plenarie. Tre anni per valutare su quali argomenti i padri conciliari avrebbero dovuto concentrarsi dal gennaio 1962 in avanti al fine di interpretare al meglio lo scopo per il quale lo stesso Roncalli aveva indetto l’assise: il Concilio – disse Roncalli – deve rappresentare «un balzo in avanti nella comprensione del Vangelo».
Quanto si è discusso, negli ultimi quarant’anni, se questo balzo in avanti si sia davvero verificato o meno, se il Concilio sia stato davvero un momento di rinnovamento oppure no, e, quindi, se questo rinnovamento sia stato tranciante col passato o meno, lo sa solo Dio. Ratzinger, il 22 dicembre 2005, ha detto la sua: l’ermeneutica corretta del Concilio è quella della continuità. Il Concilio, disse Benedetto XVI, non ha rappresentato un punto di non ritorno rispetto alla tradizione passata.
È da ieri che, a Roma, una preziosa mostra vuole provare a entrare all’interno di questa infinita disputa e, offrendo una ricostruzione del Concilio basata su materiale delle Teche Rai e altri preziosi documenti, offrire un contributo lasciando poi piena libertà di giudizio. La mostra – che più che una mostra è una videostoria: “Il Concilio in mostra”, si chiama – è stata curata dalla <+cors>Fondazione per le scienze religiose Giovanni XIII<+tondo> in collaborazione con le Teche rai e Rai tre. Dunque, è stata curata da quella fondazione bolognese che promuove e regge giuridicamente l’Istituto per le Scienze Religiose fondato nel 1953 da Giuseppe Dossetti. Un Istituto nato come istituzione scientifica post-universitaria per la ricerca e la formazione alla ricerca nelle scienze religiose. E infatti, ieri, a presentare la mostra a Roma a Palazzo Incontro, c’era Alberto Melloni che alla ricostruzione dei lavori del Vaticano II ha dedicato parecchi dei suoi studi. Tra questi, molti ispirati a quella “Storia del Concilio Vaticano II” redatta sotto la direzione di Giuseppe Alberigo, forse la più completa (e anche la più discussa) ricostruzione storica di quegli anni.
Melloni ieri non è voluto entrare direttamente nella disputa dell’ermeneutica conciliare. Per questa – ha detto – occorre studiare attentamente le carte. E la mostra, in questo senso, è un aiuto. Quel che è certo, a scorrere i due piani sui quali la mostra si dipana, è che si entra in un mondo nel quale la classica divisione che vuole che a interpretare il concilio siano solamente le due solite fazioni dei conservatori da una parte, dei progressisti dall’altra, è riduttiva.
Già – ha detto Melloni – perché è dalla stessa mostra che si evince come i padri conciliari più volte intervistati nel corso dei lavori «non volessero nascondere nulla delle differenze» e delle diversità di prospettive che sui vari temi loro stessi avevano mentre le assise erano in corso. Insomma: il Concilio fu un momento complesso che è forse riduttivo voler oggi risolvere con letture unilaterali. Prezioso, in questo senso, è un filmato che ripropone una dichiarazione rilasciata nel novembre del 1964 da padre Tucci, allora direttore della Civiltà Cattolica. Egli, durante una delle crisi più profonde dei lavori conciliari (quella appunto del novembre 1964) non nascose le difficoltà di una Chiesa che «più che il passo coi tempi cerca quello col Vangelo».
Tucci, in sostanza, testimoniò con le sue parole che lo scopo di Giovanni XXIII che la Chiesa facesse un balzo in avanti nella comprensione del Vangelo fu portato avanti tra mille difficoltà, diverbi, differenti posizioni.
Poi arrivò Paolo VI. «Montini – ha detto Melloni – non si riteneva capace di portare a termine il Concilio». Ma poi ce la fece, nonostante si stimasse indegno. E cosa rappresentò, cosa fu davvero, quanto egli il 7 dicembre 1965 chiuse solennemente, è oggetto ancora oggi di discussione. Il Concilio in mostra vuole dare il suo contributo in questa difficile esegesi. Le lacerazioni, allora, furono tante. Parecchie ve ne sono ancora oggi. Studiare le carte, e anche i video, è dunque indispensabile. Serve a farsi un’idea più approfondita e meno ideologica. Serve alla stessa Chiesa a comprendersi, a capire cosa davvero sia oggi. Quale frutto il Concilio abbia voluto consegnarle.
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