ARTICOLO DELLA SETTIMANA. Melloni riscopre il “salto in avanti” del Vaticano II

L’articolo che vi presento questa settimana è uscito sul Riformista venerdì. Riguarda la presentazione a Roma di una mostra dedicata al Concilio Vaticano II. Buona lettura.

Quando l’11 ottobre 1962 papa Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II all’interno della basilica di San Pietro, la commissione preparatoria aveva già lavorato tre anni per mettere a punto gli argomenti da trattare durante le sessioni plenarie. Tre anni per valutare su quali argomenti i padri conciliari avrebbero dovuto concentrarsi dal gennaio 1962 in avanti al fine di interpretare al meglio lo scopo per il quale lo stesso Roncalli aveva indetto l’assise: il Concilio – disse Roncalli – deve rappresentare «un balzo in avanti nella comprensione del Vangelo».
Quanto si è discusso, negli ultimi quarant’anni, se questo balzo in avanti si sia davvero verificato o meno, se il Concilio sia stato davvero un momento di rinnovamento oppure no, e, quindi, se questo rinnovamento sia stato tranciante col passato o meno, lo sa solo Dio. Ratzinger, il 22 dicembre 2005, ha detto la sua: l’ermeneutica corretta del Concilio è quella della continuità. Il Concilio, disse Benedetto XVI, non ha rappresentato un punto di non ritorno rispetto alla tradizione passata.
È da ieri che, a Roma, una preziosa mostra vuole provare a entrare all’interno di questa infinita disputa e, offrendo una ricostruzione del Concilio basata su materiale delle Teche Rai e altri preziosi documenti, offrire un contributo lasciando poi piena libertà di giudizio. La mostra – che più che una mostra è una videostoria: “Il Concilio in mostra”, si chiama – è stata curata dalla <+cors>Fondazione per le scienze religiose Giovanni XIII<+tondo> in collaborazione con le Teche rai e Rai tre. Dunque, è stata curata da quella fondazione bolognese che promuove e regge giuridicamente l’Istituto per le Scienze Religiose fondato nel 1953 da Giuseppe Dossetti. Un Istituto nato come istituzione scientifica post-universitaria per la ricerca e la formazione alla ricerca nelle scienze religiose. E infatti, ieri, a presentare la mostra a Roma a Palazzo Incontro, c’era Alberto Melloni che alla ricostruzione dei lavori del Vaticano II ha dedicato parecchi dei suoi studi. Tra questi, molti ispirati a quella “Storia del Concilio Vaticano II” redatta sotto la direzione di Giuseppe Alberigo, forse la più completa (e anche la più discussa) ricostruzione storica di quegli anni.
Melloni ieri non è voluto entrare direttamente nella disputa dell’ermeneutica conciliare. Per questa – ha detto – occorre studiare attentamente le carte. E la mostra, in questo senso, è un aiuto. Quel che è certo, a scorrere i due piani sui quali la mostra si dipana, è che si entra in un mondo nel quale la classica divisione che vuole che a interpretare il concilio siano solamente le due solite fazioni dei conservatori da una parte, dei progressisti dall’altra, è riduttiva.
Già – ha detto Melloni – perché è dalla stessa mostra che si evince come i padri conciliari più volte intervistati nel corso dei lavori «non volessero nascondere nulla delle differenze» e delle diversità di prospettive che sui vari temi loro stessi avevano mentre le assise erano in corso. Insomma: il Concilio fu un momento complesso che è forse riduttivo voler oggi risolvere con letture unilaterali. Prezioso, in questo senso, è un filmato che ripropone una dichiarazione rilasciata nel novembre del 1964 da padre Tucci, allora direttore della Civiltà Cattolica. Egli, durante una delle crisi più profonde dei lavori conciliari (quella appunto del novembre 1964) non nascose le difficoltà di una Chiesa che «più che il passo coi tempi cerca quello col Vangelo».
Tucci, in sostanza, testimoniò con le sue parole che lo scopo di Giovanni XXIII che la Chiesa facesse un balzo in avanti nella comprensione del Vangelo fu portato avanti tra mille difficoltà, diverbi, differenti posizioni.
Poi arrivò Paolo VI. «Montini – ha detto Melloni – non si riteneva capace di portare a termine il Concilio». Ma poi ce la fece, nonostante si stimasse indegno. E cosa rappresentò, cosa fu davvero, quanto egli il 7 dicembre 1965 chiuse solennemente, è oggetto ancora oggi di discussione. Il Concilio in mostra vuole dare il suo contributo in questa difficile esegesi. Le lacerazioni, allora, furono tante. Parecchie ve ne sono ancora oggi. Studiare le carte, e anche i video, è dunque indispensabile. Serve a farsi un’idea più approfondita e meno ideologica. Serve alla stessa Chiesa a comprendersi, a capire cosa davvero sia oggi. Quale frutto il Concilio abbia voluto consegnarle.


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25 commenti al post: “ARTICOLO DELLA SETTIMANA. Melloni riscopre il “salto in avanti” del Vaticano II”

  1. Roberto ha scritto:

    E’ una segnalazione interessantissima, Paolo, e Ti ringrazio !
    Non trovo, però, indicato il luogo esatto della Mostra: puoi precisarlo ? E quanto durerà l’esposizione ?

    Buona serata !

    Roberto


  2. Tito ha scritto:

    Per Roberto:
    Sia pure in modo un po’ criptico, il luogo della mostra è indicato nell’articolo.
    Si tratta di Palazzo Incontro a Via dei Prefetti, Roma.


  3. Tito ha scritto:

    Per Roberto e i non-romani:
    L’indirizzo completo è Via dei Prefetti, 22.

    A Palazzo Incontro “Il Concilio in mostra”
    Si tratta di una mostra video-storica visitabile gratuitamente a Palazzo Incontro fino al 24 agosto prossimo, tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 19 (chiuso il lunedì).


  4. Roberto ha scritto:

    Grazie, Tito: sinceramente, non me n’ero proprio accorto.
    Temo, comunque, che non ce la farò e recarmi: il termine del 24 agosto è troppo ravvicinato per riuscire ad organizzarmi (peccato !).
    Una domanda per Paolo (su tutt’altro argomento): ho letto della presa di posizione (di ieri) di Monsignor Marchetto in tema di questione – immigrazione (che, seppur prudente, mi pare di nuovo critico verso il Governo) e ti chiedo se hai notizie recenti (di queste ultime ore, parlo) sulle reazione del mondo politico (maggioranza, forze d’opposizione) alle sue parole.

    Buona notte ai “PalazziApostolici” !

    Roberto


  5. Giuseppe Flavio ha scritto:

    Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
    Domanda. Quali sono stati i frutti del Concilio?
    Atei, massoni e luterani entrati nella Chiesa Cattolica. Eresie pià disparate, in primis il modernismo, abbandono dell’opera evangelizzatrice e missionaria della Chiesa; la pretesa che tutte le religioni possono condurre alla salvezza, mentre questa, invece, si ottiene solo con la fede e l’accettazione della Parola di Cristo. Lo stravolgimento della Liturgia e della Tradizione bimillenaria della Chiesa. L’indisciplina del clero, a tutti i livelli.
    Per piacere, smettiamo di esaltare il CVII, non dogmatico e dalla pastorale fallimentare.
    Guardate i frutti …


  6. Giuseppe Flavio ha scritto:

    Canterò per il mio diletto
    il mio cantico d’amore per la sua vigna.
    Il mio diletto possedeva una vigna
    sopra un fertile colle.
    Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi
    e vi aveva piantato scelte viti;
    vi aveva costruito in mezzo una torre
    e scavato anche un tino.
    Egli aspettò che producesse uva,
    ma essa fece uva selvatica.
    Or dunque, abitanti di Gerusalemme
    e uomini di Giuda,
    siate voi giudici fra me e la mia vigna.
    Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
    che io non abbia fatto?
    Perché, mentre attendevo che producesse uva,
    essa ha fatto uva selvatica?
    Ora voglio farvi conoscere
    ciò che sto per fare alla mia vigna:
    toglierò la sua siepe
    e si trasformerà in pascolo;
    demolirò il suo muro di cinta
    e verrà calpestata.
    La renderò un deserto,
    non sarà potata né vangata
    e vi cresceranno rovi e pruni;
    alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
    Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
    è la casa di Israele;
    gli abitanti di Giuda
    la sua piantagione preferita.
    Egli si aspettava giustizia
    ed ecco spargimento di sangue,
    attendeva rettitudine
    ed ecco grida di oppressi.
    La Chiesa di Cristo fino a Papa Pio XII era la Chiesa Cattolica, Vigna del Signore, fiorente e dai frutti abbondantissimi.
    Poi è arrivato il CVII.
    A parte il fatto che hanno cercato di farci intendere che la Chiesa di Cristo non è la Chiesa Cattolica usando l’ambiguità della espressione “la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica”; che si sono vergognati, per falso antimilitarismo, di cantare ancora nel Sanctus della Messa “Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti” sostituendo la parola “degli eserciti” naturalmente degli Angeli e degli Spiriti celesti, con le parole “dell’universo”.
    La Chiesa Cattolica è stata calpestata e devastata da orde di nemici che hanno mirato e mirano alla sua distruzione.
    Ma il Figlio Diletto del Padre possiede sempre la sua vigna e, nonostante l’antica minaccia, egli farà in modo che la sua vigna produca di nuovo uva e non uva selvatica.
    Per questo dovrà di nuovo sgombrare la vigna dai sassi cioè dagli scandali, impedimenti e ostacoli lungo il cammino verso la salvezza; dovrà di nuovo piantare scelte viti, cioè uomini santi che producano uva buona.


  7. anonimo ha scritto:


  8. Iginio ha scritto:

    Quante volte si è detto che l’intrusione dei Mass-media ha falsato non solo la percezione del Concilio ma anche il dibattito al suo interno, presentandolo come una specie di contrapposizione parlamentare maggioranza-opposizione? E adesso questa mostra sarebbe un aiuto per comprenderlo meglio grazie ai filmati della Rai? :-) :-) :-)
    Mi sembra di vedere un rigurgito castale: tutto quello che fanno i giornalisti è degno di menzione per i loro colleghi e non può essere dai medesimi criticato.
    Tutt’al più questa mostra sarà una curiosità, data la smemoratezza che ormai pervade la nostra società, per poter vedere le facce di qualche protagonista, ma certo per capire il Concilio ci vuol altro, e a maggior ragione per capire le conseguenze del Concilio… Per favore, finiamola con le mellonate.


  9. anonimo ha scritto:


  10. Raffaele Savigni ha scritto:

    Concordo con Rodari: prima di giudicare (spesso in modo unilaterale) bisogna comprendere meglio il clima e le discussioni di allora.Diversamente da Giuseppe Flavio, io (senza negare l’esistenza di divergenze e problemi, che ci sono stati) ho visto soprattutto i frutti positivi del Concilio: una minore separazione tra clero e laicato, una più attiva partecipazione alla liturgia, un approccio più diretto alla Parola di Dio anche da parte dei laici (quanti leggevano la Bibbia prima del 1962?), un atteggiamento più cordiale ed evangelico (che non vuol dire per forza “lassisata”) nei confronti dei non cristiani, che sono anch’essi chiamati ad essere “figli di Dio”. Io, nato nel 1953, ho potuto vedere con i miei occhi (soprattutto negli anni ‘70) un nuovo fervore nelle comunità cristiane e nei gruppi giovanili: con entusiasmi talora un po’ ingenui, con vivaci discussioni e qualche faziosità, ma anche con grandi slanci di generosità e voglia di ascoltare e partecipare alla vita della Chiesa. Poi mi sembra che quel fervore sia diminuito.


  11. Raffaele Savigni ha scritto:

    Spesso non mi trovo d’accordo con Melloni, ma stavolta preferisco Melloni piuttosto che il Mascellaro.


  12. Raffaele Savigni ha scritto:

    “E’ piuttosto l’ideologia clericale a dover lasciare la storia, a togliersi dalle scatole una volta per tutte. L’ideologia dei cattolici amanti della fantomatica “differenza cristiana”, … dei cattolici “adulti”, dei cattolici dell’“evangelizzazione e promozione umana”, del pacifismo gnostico, delle veglie di preghiera a fianco dei banditi antagonisti del G8 di Genova, insomma degli illiberali sedicenti cattolici”.
    Ma come si permette costui (Iannuzzi) di giudicare non solo un monaco (ENzo Bianchi) ma nientemeno che la CEI degli anni ‘70 (a mio avviso migliore di quella recente) ed il suo saggio programma pastorale “Evangelizzazione e promozione umana”? Scommetto che non l’ha neppure letto…


  13. Roberto ha scritto:

    Le parole di Monsignor Marchetto sono equilibrate ma chiare: ognuno, evidentemente, è libero di condividerle o meno, non – perdonatemi – di strumentalizzarle o di prendersela con la stampa che le ha riportate.

    Buona notte.

    Roberto


  14. Raffaele Savigni ha scritto:

    Ricordo che mons. Marchetto non è certo un “progressista” preconcetto: ha raccolto in un libro (presentato dal card. Ruini nel 2005) i suoi interventi critici nei confronti della “Storia del Vaticano II” diretta da Alberigo e Melloni. In entrambi i casi le sue valutazioni vanno rispettate ed eventualmente discusse con garbo, non rifiutate a priori.


  15. Raffaele Savigni ha scritto:

    Sul card. Groer esistevano forti sospetti e denunce di molestie sessuali e pedofilia, per cui si dimise nel 1995. Da Vikipedia: “: Nacque a Vienna il 13 ottobre 1919.
    Papa Giovanni Paolo II lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 28 giugno 1988.
    Il 6 aprile 1995 è costretto a lasciare la guida dell’arcidiocesi viennese in seguito ad accuse di pedofilia.
    Morì il 24 marzo 2003 all’età di 83 anni”. Vedi anche questi siti:
    http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/22/Vienna_ora_ripudia_cardinale_Groer_co_0_950422138.shtml
    http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/22/Vienna_ora_ripudia_cardinale_Groer_co_0_950422138.shtml


  16. gustav ha scritto:

    questa mostra sarà una curiosità, data la smemoratezza che ormai pervade la nostra società
    =========================
    Accidenti quanto hai ragione !

    La smemoratezza sta coprendo tutto cio’ che ha preceduto gli anni 80.

    Adesso con la smemoratezza ci si può permettere di pensare che anche i fascisti hanno fatto la RESISTENZA (a chi?)

    La Chiesa sta subendo un effetto deleterio da questa smemoratezza,
    i cui primi attori, guarda caso sono proprio all’interno dell’Istituzione….
    che pecccato


  17. gustav ha scritto:

    a dover lasciare la storia, a togliersi dalle scatole una volta per tutte. L’ideologia dei cattolici amanti della fantomatica “differenza cristiana”, … dei cattolici “adulti”, dei cattolici dell’“evangelizzazione e promozione umana”, del pacifismo gnostico, delle veglie di preghiera a fianco dei banditi antagonisti del G8 di Genova, insomma degli illiberali sedicenti cattolici”.
    ================================
    forse non capisco !
    io “cattolico adulto” con la propria formazione umana e cattolica, che usa il proprio intelletto,
    da dove mi devo togliere?”””???????


  18. gustav ha scritto:

    Sul card. Groer non vi è stata accusa di pedofilia.
    In quanto rettore del Seminario è stato denunciato da già-seminaristi per la ricerca di intimità che ha avuto verso alcuni di loro.
    Questo non lo ha reso la figura più opportuna per guidare la Chiesa austriaca che ha lasciato solo dopo essere stato costretto dal Pontefice.
    Nel frattempo la Chiesa in Austria è caduta nella assoluta sfiducia.


  19. GUSTAV ha scritto:

    Il Card. Groer fu rettore di Seminario, e venne denunciato da giovani che furono suoi seminaristi per particolari attenzioni nei confronti di alcuni di loro, ma non risulta che si trattasse di pedofilia.
    Certo una figura incapace di gestirsi a livello personale non era proprio il meglio da mettere come Primate della Chiesa d’Austria.
    Riusci’ a far crollare la fiducia del popolo e della Chiesa austriaca, e costrinse il Pontefice a farlo dimissionare dall’incarico.
    Non è proprio una bella pagina per la storia della Chiesa.


  20. Roberto ha scritto:

    Paolo, ciao !
    Ho letto oggi sul “Riformista” la tua bell’analisi sui primi passi del nuovo Cardinale Vicario di Roma Agostino Vallini.
    Una domanda (cui, se non m’è sfuggito, non ho trovato risposta nell’articolo): ha già avuto contatti, che ti risulti, con il Sindaco di Roma Gianni Alemanno e/o con esponenti della Giunta Comunale od ancora, e comunque, con rappresentanti (anche delle forze d’opposizione) del Consiglio Comunale di Roma ?
    Buona notte ai “PalazziApostolici” !

    Roberto


  21. Paolo Rodari ha scritto:

    Per Roberto: Non credo abbiano avuti contatti diretti. Ma senz’altro dopo l’estate li avranno


  22. Iginio ha scritto:

    il cosiddetto “fervore” degli anni 70 va cercato tra i neocatecumenali, il Rinnovamento dello Spirito, Comunione e Liberazione, non certo fra gli esaltati che pensavano solo ad adeguarsi al Mondo in versione socialcomunista. Se si sono spenti, è perchè appunto non erano mossi dallo Spirito di Dio. Dai loro frutti li riconoscerete, disse Qualcuno. Sarebbe ora che la gente come Savigni meditasse su questo, invece di fare il profeta del passato che ci ha regalato la secolarizzazione (ossia: ateismo, edonismo, libertinismo): un certo Giovanni Paolo II ha detto qualcosa, al riguardo, ma vedo che per i fossili come Savigni è come se non fosse mai esistito. Buona notte. Vi auguro di convertirvi a Cristo, un giorno, e non a La Repubblica.


  23. Iginio ha scritto:

    ehi ehi ehi, un momento: com’è ’sta storia? Bisogna eliminare il fossato tra chierici e laici, e poi è vietato criticare “un monaco” (Enzo Bianchi)???? :-) :-) :-)
    Il lambrusco gioca brutti scherzi…


  24. leopoldo ha scritto:


  25. anonimo ha scritto:


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