Perché non dare più acqua e cibo a Eluana è un omicidio

Sul caso di Eluana Englaro c’è chi, per legittimare la sentenza della sezione civile della Corte d’Appello di Milano grazie alla quale presto la giovane donna potrebbe essere lasciata morire, si appella al catechismo il quale, nella parte terza, sezione seconda, capitolo secondo, articolo quinto (nn. 2278) dice: «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’“accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente».

E c’è invece chi – tra queste voci c’è quella della Chiesa – sostiene che quell’articolo del catechismo non possa essere riferito al caso Eluana perché la rinuncia a terapie sproporzionate o a cure futili non può comportare la sospensione della nutrizione e della idratazione, nella misura e fino a quando esse risultino efficaci nel sostenere la fisiologia del corpo. Anche qualora effettuata mediante vie artificiali, la somministrazione di acqua e cibo costituisce un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita.

Insomma, dare acqua e cibo a Eluana è un gesto ordinario per la conservazione della vita e quindi negarle questo sostentamento altro non è che un omicidio. Eutanasia, si può chiamare.

Io credo che la Chiesa abbia ragione.



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  1. psico ha scritto il 16 luglio 2008 alle 3:42 pm:

    DAL RG della RADIO VATICANA

    A chi dà fastidio Eluana?

    “La situazione di Eluana Englaro è quella di una paziente in stato vegetativo e quindi non è né un malato terminale né un paziente in coma e tanto meno non è una persona già morta. Si tratta di una situazione di grave disabilità, in cui l’abilità che manca è la capacità di relazione: è da vedere qui se è la paziente che non riesce a relazionarsi con noi o piuttosto noi che non abbiamo gli strumenti per relazionarci con la paziente. Si tratta, quindi, di una situazione in cui la persona ha soltanto bisogno di essere alimentata, idratata, di cure igieniche e di riabilitazione. Non è attaccata ad un respiratore e, quindi, non si tratta assolutamente di staccare una spina.

    Quello che è stato anzi deciso per sentenza dal Tribunale e dai giudici è di sospendere l’alimentazione e l’idratazione, condannando così Eluana, che – a detta del suo medico curante – è una persona perfettamente sana fisicamente, ad una morte atroce per fame e per sete. Una morte per la quale saranno necessari almeno 14 giorni, nei quali si spegnerà lentamente e lentamente si allontanerà dalla vita. Ciò che viene fatto, tra l’altro su una persona che si dice non proverà sofferenza – anche se questo è tutto da provare – è veramente la legittimazione di un vero e proprio omicidio, perchè se come si sostiene non c’è neanche sofferenza – il che non è sicuro – allora non c’è neanche l’ipocrita scusante dell’eutanasia. Sappiamo, infatti, che l’eutanasia – in maniera ipocrita – viene considerato un modo per eliminare la sofferenza, eliminando il sofferente. Qui si sta legittimando veramente un omicidio!

    Allora la domanda di fondo è: a chi dà fastidio Eluana Englaro? A chi fa paura? Da qui l’appello di Scienza e Vita. Scienza e Vita vuole mobilitare tutte le coscienze affinché questa sentenza che appare una sentenza di morte diventi un appello per la vita. Un appello di risposta e soprattutto il grido di una volontà da parte di coloro che vogliono prendersi cura dei più fragili, dei più inno-centi esseri umani, che in questo caso hanno una sola colpa: non possono chiedere agli altri aiuto, non possono chiedere agli altri di essere accompagnati e di essere accuditi”.

    Maria Luisa Di Pietro, Presidente Associazione “Scienza & Vita” , Docente di Bioetica presso l’Università Cattolica di Roma


  2. Emilio ha scritto il 16 luglio 2008 alle 4:12 pm:

    A maggior chiarimento, riporto le risposte della Congregazione per la Dottrina della Fede su quesiti della Conferenza episcopale americana del 14/9/2007:

    RISPOSTE A QUESITI
    DELLA CONFERENZA EPISCOPALE STATUNITENSE
    CIRCA L’ALIMENTAZIONE E L’IDRATAZIONE ARTIFICIALI
    14.09.2007

    Primo quesito: È moralmente obbligatoria la somministrazione di cibo e acqua (per vie naturali oppure artificiali) al paziente in “stato vegetativo”, a meno che questi alimenti non possano essere assimilati dal corpo del paziente oppure non gli possano essere somministrati senza causare un rilevante disagio fisico?
    Risposta: Sì. La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali, è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita. Essa è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente. In tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’inanizione e alla disidratazione.

    Secondo quesito: Se il nutrimento e l’idratazione vengono forniti per vie artificiali a un paziente in “stato vegetativo permanente”, possono essere interrotti quando medici competenti giudicano con certezza morale che il paziente non recupererà mai la coscienza?

    Risposta: No. Un paziente in “stato vegetativo permanente” è una persona, con la sua dignità umana fondamentale, alla quale sono perciò dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali.


  3. Luigi ha scritto il 16 luglio 2008 alle 4:17 pm:

    sottoscrivo ogni singola parola, punteggiatura inclusa, di Maria Luisa Di Pietro

    e credo anche io che la Chiesa abbia ragione

    Luigi


  4. Francesco Bellotti ha scritto il 16 luglio 2008 alle 5:03 pm:

    «No alla prima esecuzione capitale della storia repubblicana italiana.
    No alla sentenza di morte pronunciata da alcuni giudici contro Eluana Englaro».
    L’associazione Scienza & Vita ha realizzato un appello on-line:
    http://www.scienzaevita.org/
    Firmiamo privatamente e con le nostre associazioni.

    Le adesioni a questo appello dovranno essere inviate all’indirizzo mail segreteria@scienzaevita.org o via fax al numero 06/68195205


  5. Roberto ha scritto il 16 luglio 2008 alle 8:28 pm:

    Anch’io concordo con il commento di Paolo Rodari e, più in generale, condivido la posizione assunta dalla Chiesa e mi ritrovo nelle parole pronunciate dal Cardinale Bagnasco.
    Ho l’impressione che la pronuncia della Corte d’Appello di Milano sia, come dire ?, “andata oltre” il contenuto della sentenza a suo tempo emessa dalla Corte di Cassazione e vi possano, quindi, essere validi elementi perchè la Procura Generale di Milano la impugni nuovamente avanti la Suprema Corte.
    Ma, al di là delle questioni giuridiche, vorrei che tutti noi sentissimo un forte sentimento di solidarietà e vicinanza fraterna con la famiglia di Eluana Englaro e mostrassimo il più assoluto rispetto nei confronti di persone che da 16 anni stanno attraversando una tragedia di tremende proporzioni, e, al tempo stesso, rivolgessimo un’intensa testimonianza di preghiera perchè anche in questa drammatica vicenda finisca per prevalere l’amore e la venerazione per la vita ed il suo mistero: questo credo sia il nostro compito.
    Che ne pensate ?

    Roberto


  6. Grozio ha scritto il 17 luglio 2008 alle 2:56 pm:

    Concordo pienamente con l’ultima opinione di Roberto di cui sopra. In primis il rispetto alla vita vale in qualunque circostanza e non può modularsi a seconda della situazione (pena di morte no, eutanasia sì).
    In secondo luogo, è necessaria la comprensione cristiana ma anche la preghiera per una famiglia che vive una situazione sì drammatica, ma anche santificante.