S’avanza uno strano ma antico cattolico
Lug 8, 2008 Pensieri sparsi
Oggi sul Riformista ho scritto del cattolico low profile, quello che quando parla Tettamanzi si sente descritto. Quello per il quale Martini doveva essere Papa. Quello a cui Benedetto XVI, con le sue aperture alla Messa antica, il suo “arroccamento” sulla Tradizione e l’Ortodossia, piace meno.
Ho soltanto descritto chi sia questo strano cattolico. Ma siccome alcuni di voi (che stamattina presto già avevano letto il Riformista) mi hanno chiesto via mail come fosse possibile che io aderissi a un tale cattolicesimo, ecco QUI il testo integrale dell’articolo.
Lascio giudicare a voi se all’interno di questo pezzo io abbia inserito giudizi personali. Il mio intento, credo riuscito, era semplicemente quello di descrivere un fenomeno. Buona lettura.




















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Luglio 8th, 2008 at 11:21 am
Non riesco a visualizzare l’articolo; puo dipendere che uso firefox? Peccato, ci tenevo a leggerlo, ti seguo sempre e spesso approfitto della tua competenza e lucidità per fare dei post tratti dai tuoi articoli, perchè sono convinta che la rinascita del nostro popolo possa avvenire solo a partire da giudizi chiari sulla realtà, e piu questi giudizi si diffondono piu la gente ha modo di pensare con la propria testa; senza seguire come pecore i cosiddetti maestri di pensiero, siano essi ecclesiastici o no. Ti auguro un lavoro sempre piu alla grande! Un caro saluto.
Luglio 8th, 2008 at 1:07 pm
Per Rita: grazie e mille. Non so perché non riesci a visualizzare l’articolo. Comunque se vai sul sito della camera nella sezione rassegna stampa lo trovi. Io l’ho linkato da lì. Ciao
Luglio 8th, 2008 at 3:46 pm
L’articolo è interessante ma lo condivido solo in parte. Anch’io mi riconosco in questo filone cattolico che non vuole essere berlusconiano, ma che non riesce a trovare un leader ed un movimento politico che lo rappresenti degnamente. Non credo però che questo filone voglia la “rottura col passato” ed una fede intimistica: credo che i cristiani “della mediazione” (nei quali mi riconosco) vadano distinti dal presenzialismo ruiniano, ma anche dai cristiani “della diaspora”. Negli anni ‘80 ed all’inizio degli anni ‘90 c’erano stati alcuni segnali interessanti: le scuole di formazione alla politica nelle diocesi, l’impegno di FUCI ed ACLI contro la partitocrazia. Purtroppo questi segnali non sono stati valorizzati negli anni successivi dai vertici della CEI, troppo timorosi nei confronti del protagonismo di laici maturi come Monticone, Scoppola, Giovanni Bachelet, Giovanni Moro, ecc. Si è creata purtroppo una spaccatura ed una radicalizzazione delle posizioni: molti gruppi cattolici hanno accolto automaticamente la leadership di Ruini, altri si sono contrapposti ad essa e sono stati “usati” dalla sinistra laica. Personalmente sostengo i teodem del PD: avrebbero più forza se, anziché questa spaccatura, ci fosse stata una collaborazione “in piedi” tra i cattolici democratici ed un episcopato pronto a valorizzare le istanze emerse tra il laicato anche in occasione dei convegni ecclesiali (vedi Verona).
Luglio 8th, 2008 at 3:51 pm
Vorrei essere chiaro: ho criticato le prese di posizione di Tonini a favore del referendum sulla legge 40 e quelle di Ceccanti a favore dei Dico, nonché l’appello di Alberigo-Melloni contro i vertici della CEI. Ma avrei preferito che certe prese di posizione “politiche” dell’episcopato maturassero mediante un dialogo con le associazioni cattoliche e non fossero imposte dall’alto (anche nei dettagli tecnici…). L’atteggiamento di Ruini ha generato molti malumori.
Luglio 8th, 2008 at 8:06 pm
Ottimo articolo, caro Rodari: una analisi lucida e dettagliata, grazie!
Per il gentile Savigni:
potrebbe essere più preciso e nominari i cristiani “della mediazione”? Sono i laici maturi che menziona nel suo post?
E chi sono i cristiani “della diaspora”?
Grazie
Luglio 8th, 2008 at 10:57 pm
Anch’io, Paolo, ho letto il tuo articolo odierno “S’avanza uno strano ma antico cattolico” e m’è piaciuto molto: trovo che hai descritto esattamente un’area di pensiero ben presente nel mondo cattolico italiano d’oggi (distante ed anche avversa dalle forze politiche di governo) e, se posso azzardare, in questa realtà tutt’altro che minoritaria (soprattutto nell’associazionismo di base, nel volontariato delle periferie, nelle parrocchie).
Dalla tua analisi, Paolo, emergono, mi pare, due aspetti (distinti ma, forse, chissà ?, in qualche modo tra di loro connessi):
a) la difficoltà di quest’area (che massimamente è costituita da elettori del PD) di trovare “sponde” politiche nello stesso PD che, evidentemente (al di là dell’assordante silenzio della sua corrente “teodem”), non riesce a “fare mediazione” tra le proprie scelte (laiche) politiche ed i valori cattolici cui s’ispirano molti suoi elettori;
b) l’irrilevanza cui si sono condannate le componenti cattoliche del centro-destra (del tutto assenti dal Governo) e che il Cardinale Ruini tanto temeva (e che, invece, s’è puntualmente verificata: mi viene da pensare, senza voler apparire irrispettoso, che il Card. Ruini, dopo aver vinto molte “battaglie”, contro la fecondazione artificiale, contro i “PACS/DICO”, etc., abbia, invece, finito con il perdere la “guerra” o, più esattamente, la scommessa che aveva lanciato sul fronte berlusconiano).
Sbaglio, Paolo, od ho colto anche tra le tue righe una velata critica all’eredità lasciata dal Card. Ruini ?
Buona notte a tutti.
Roberto
Luglio 9th, 2008 at 7:59 am
Il fatto che anch’io, come Savigni guardi con disperato interesse ai teodem dimostra che il fallimento sta tutto nella incapacità degli schemi anni ‘70 di adeguarsi al presente.
Anche tra chi dovrebbe essere “sacerdote” del cattolicesimo democratico inizia a insinuarsi il dubbio.
Vedasi questo articolo, redatto da un ex-membro di presidenza FUCI:
http://channelman.wordpress.com/2008/06/30/fine-del-cattolicesimo-democratico/
Luglio 9th, 2008 at 9:53 am
Per Roberto: Ruini è stata una benedizione per la Chiesa. Egli ha saputio cogliere i segni dei tempi e capire prima di tanti la fine della Dc. La critica che faccio è la stessa che fa Acquaviva: occorrerebbe che le gerarchie capissero che serve che i cattolici si diano da fare in un progetto formativo serio, che crei dei politici cattolici che sappiano poi fare rete e magari andare al gopverno. Non parlo di un partito, ma di una scuola di formazione.
Luglio 9th, 2008 at 10:11 am
A Luigi:
Per “cristiani della diaspora” intendo quelli che a partire dagli anni ‘70 (La Valle, Pratesi, Toschi…; oggi aggiungerei Melloni e Tonini per la linea culturale) hanno scelto di stare a sinistra, rinunciando a presentarsi come gruppo cattolico organizzato con un proprio programma distinto.
Per “cristiani della mediazione” intendo quelli disposti a inventare forme nuove di presenza, nel dialogo anche con la sinistra, senza però rinunciare ad una propria idemtità culturale e programmatica (la linea di Maritain, Lazzati, Scoppola, Monticone ecc.).Inutile dire che mi riconosco in questi ultimi, anche se dalla fine degli anni ‘90 occorre ripensare al ruolo dei cristiani nella politica (se ne è reso conto Bobba, ad esempio, più di Rosy Bindi).Al di là delle formule politiche (cattolici nel PD o Casini-Pezzotta-Tabacci?) credo che sia importante (come osserva anche Rodari) riprendere un discorso formativo.Che cosa sanno i nostri giovani cattolici del percorso culturale che ha portato al “Codice di Camaldoli” ed alla Costituzione repubblicana? In quali luoghi si studiano ed analizzano seriamente le encicliche sociali ed i documenti degli episcopati, confrontandoli con l’evoluzione dei saperi “profani” su temi come la globalizzazione, l’ambiente, l’immigrazione, lo sviluppo economico, le nuove professioni ecc.?
Luglio 9th, 2008 at 2:39 pm
Rodari, non è di una scuola di politica che c’è bisogno, ma più semplicemente di tirare le conclusioni che dicono che non c’è impegno sociale che possa escludere quello politico. Poi, visto che non penso che questa gente sia tutta … tonta (scusate il termine grossolano), saprà anche reimparare i limiti della politica ma anche la sua importanza.
Siamo italiani anche noi, anche noi abbiamo fratelli maggiori che 40 anni fa pensavano che ci fossero scorciatoie veloci per cambiare il mondo ed ora possono fare i nostalgici e rifiutare di leggere il presente con occhi nuovi perchè tanto hanno pensioni calcolate col retributivo.
Sta a noi invece trimboccarci le maniche - ma , studiando la storia dell’Azione Cattolica, vediamo che non c’è gerarchia capace di suscitare mobilitazioni di laici, ma semmai il contrario.
Quindi, al lavoro…
Luglio 9th, 2008 at 2:45 pm
Per Alessandro: oggi se alle gerarchie non interessa un progetto serio da mettere in campo assieme ai laici, crerdo che nulla si possa muovere.
Luglio 9th, 2008 at 6:15 pm
Ci sono alcuni vescovi capaci di impostare un discorso in questo senso: penso che dovrebbero esporsi di più.
Luglio 9th, 2008 at 7:00 pm
provo a citare un altro bell’esempio: questa conferenza programmatica sulla città fatta a Terni e promossa, pare, dalla diocesi, di cui ho notizia da un altro documento di ex-fucino, in questo caso l’ultra-introdotto Diotallevi:
http://channelman.wordpress.com/2008/06/17/pensare-la-citta-una-lezione-da-terni/
Luglio 9th, 2008 at 7:01 pm
Ora però, se posso fare un’obiezione dialettica, gentilissimo oltremodo Rodari ( e indirettamente anche al cortesissimo Savigni): se io dico che la gerarchia fa da tappo al nuovo, allora cado nella litania bettazziana del “non ci sono più i prelati di una volta”. Io però questo lo ritengo un autoassoluzione per la nostra (sì mi ci metto io per primo) ignavia di laici.
Si ricade un po’ come nel caso di quell’articolo di Bertani che mi ha fatto un po’ venire i fumini:
http://channelman.wordpress.com/2008/06/07/cattolici-demo-adulti-e-beghine/
Luglio 9th, 2008 at 8:16 pm
Alessandro, credo anch’io che le responsabilità vadano equamente divise tra vescovi troppo presenzialisti e laici intellettualmente pigri. Spesso è più facile ricordare con nostalgia “come eravamo”, quanto era più viva la Chiesa degli anni ‘60-’70, piuttosto che tentare di capire il tempo diverso in cui ci è capitato di vivere.A çucca mi è capitato di assistere qualche volta a liturgie celebrate da fratel Arturo Paoli, ultranovantenne, persona molto generosa ma tipico esponente di un critianesimo terzomondista e liberazionista: continua a ripetere che il male è il capitalismo, che bisogna fare la scelta dei poveri, che bisognerebbe recuperare l’entusiasmo dei tempi di Giovanni XXIII. Lo capisco, ma vedo che molti laici cristiani partecipano alle sue liturgie quasi per salvare un’isola, per ricordare gli anni positivi del postConcilio e dimenticare il riflusso conservatore del presente, per “sentire qualcuno che fa discorsi diversi” (da quelli di Ruini, di Benedetto XVI etc.). Mi chiedo se almeno qualche volta non farebbero meglio a darsi da fare per rianimare le nostre povere parrocchie (anche se è più faticoso).
Luglio 9th, 2008 at 8:17 pm
Scusate: volevo dire “a Lucca”.
Luglio 9th, 2008 at 8:21 pm
Scusi, Rodari, ma dove li vede lei tutti questi laici cattolici tanto zelanti?
A parte il fatto che la “cultura del progetto” sa molto di attivismo umano e poco di Grazia soprannaturale (e infatti ha dato pessimi frutti: vedi il crollo dell’AC, checchè ne dicano i soliti personaggi), mi permetto di obiettarle che - come ho già avuto modo di ricordare diverse volte in questa sede, e ogni volta il mio richiamo è caduto nel vuoto - un vero Progetto a largo raggio è stato già da tempo lanciato da qualcuno importante, niente meno che da papa Giovanni Paolo II: si chiama Nuova Evangelizzazione.
Se però manca la materia prima, vale a dire laici credenti sul serio, è inutile lagnarsi. E mi delude, scusi la franchezza, se anche lei cade nella trappola di credere che la soluzione di tutto stia nella politica.
Per inciso: le categorie anni 70 sui cattolici di questo e di quello hanno stufato, sono muffa che serve solo a nascondere la perdita della fede. Il Codice di Camaldoli non piacque a cattolici degnissimi tutti d’un pezzo, in primis Giuseppe Capograssi, che pure ci aveva collaborato ma poi ritirò la sua sottoscrizione (immagino che in Emilia non sappiano nemmeno chi sia). Se oggi i documenti del magistero non sono studiati, è perchè qualcuno, qualche decennio fa, se n’è uscito con toni intimidatori dicendo che l’unica “analisi della società” valida era quella marxisteggiante, che la dottrina sociale della Chiesa era una truffa e che comunque i cristiani dovrebbero dissolversi nella “città dell’uomo” (e i risultati si sono visti e si vedono, infatti, nel laicismo squallido che imperversa oggi): dunque l’autocritica la facciano i cosiddetti “progressisti”. L’Azione Cattolica dava frutti solo - ripeto: SOLO - quando era in sintonia con l’episcopato e col Magistero, anche se già allora aveva il difetto di puntare troppo ai “progetti”. Quando poi ha cominciato a fare di testa sua e a seguire le mode mondane del momento, è crollata. Questo - e non altro - dice la vera storia dell’Azione Cattolica, a chi la conosce veramente: il fatto che oggi gente di AC creda che la storia di quest’ultima cominci negli anni Sessanta del Novecento, spiega molte cose. E meno male che nel 2002 Giovanni Paolo II diede una bella lezione a quelli di AC, strigliandoli perchè si mettessero finalmente a fare evangelizzazione…Altrimenti che cosa ci stanno a fare?
I nuovi movimenti sono veramente il futuro prossimo della Chiesa, c’è poco da dire, anche se magari alcuni di essi sembrano poco “intellettuali”… Lasciamo i morti seppellire i loro morti e andiamo verso la Vita.
Luglio 9th, 2008 at 8:25 pm
Ecco, appunto, Arturo Paoli è il classico esponente di una religiosità succuba della filosofia del momento, nel suo caso quella marxista, che lo ha portato a eliminare l’orizzonte ultramondano e a concentrarsi solo su un terrenismo molto monco. Il tragico è che lui è convinto di essere all’avanguardia, mentre invece risulta solo un patetico testimone di una grande confusione. Qualcuno un giorno dovrà spiegare perchè i cosiddetti “cristiani per il socialismo” dovevano esistere e invece i “socialisti per il cristianesimo” non sono esistiti.
Luglio 9th, 2008 at 8:45 pm
Per Igino: concordo sui movimenti. So bene che la politica non risolve tutto. Ma credo che nel deserto di qualità dei politici d’oggi, una seria formazione serva alla politica stessa e anche al paese. Sia deto senza nostalgie per un passato che non c’è più
Luglio 10th, 2008 at 12:15 am
2 cose:
1) vero, o si è in sintonia o non si va da nessuna parte, ma troppo spesso ci troviamo di fronte a laici che si lamentano di non venire diretti fino nel dettaglio delle singole iniziative dal clero - e questo è male.
2) giusto per evitare frintndimenti, quando mi riferivo alla storia dell’Azione Cattolica, facevo riferimento a gente come Acquaderni o Toniolo.
In conclusione: sì alla sintonia ed alla unità di intenti, ma guai a un laicato massa di manovra incapace di contribuire - o peggio inerte.
A Bologna troppi rimpiangono quando da via Altabella venivano le chiamate e le direttive a via Del Monte (e ciò fino a Poma).
Rimando ancora a questa esperienza americana di evangelici che ammirano la dottrina sociale cattolica, sono radicati in una morale rigorosa e tradizionale, ma sensibilissimi alle emergenze sociali - http://www.sojo.net .
Che casi vero? Sembrano rispecchiare la linea attuale vaticana…
Che sia un caso che sono cattolici e evangelici a guidare l’avanzata cristiana nel mondo?
Luglio 12th, 2008 at 3:34 pm
Scuole di formazione politica per laici cattolici esistono, eccome, per esempio quella presso l’Univ. Cattolica diretta da Mario Mauro… Solo che forse non è filoPD, ahi ahi ahi…che scandalo… Scusi, Rodari, ma da lei mi aspettavo una maggiore capacità di discernimento extraparrocchiale
Canelli! Autogol! Tra i protestanti americani ammiratori della dottrina sociale cattolica c’è anche un certo Bush… In generale, è commovente questo entusiasmarsi di Canelli per cose e persone già ben note da tempo a chi non è fissato con l’inginocchiamento al mondo. Tempo fa si era entusiasmato per aver scoperto Chesterton, che era notissimo a tanti ben prima che lui lo scoprisse. Adesso gli hanno parlato degli evangelici che ammirano la dottrina sociale della Chiesa cattolica, e si entusiasma: guardi che è un classico cavallo di battaglia dei cattolici “occidentalisti” e dei teocon… mah…
A proposito di chiamate: e perchè se gli ordini invece arrivano dal Loft, vanno bene?
Luglio 12th, 2008 at 5:27 pm
L’Azione Cattolica che ho conosciuto io non è quella descritta da Iginio: era una fucina di idee e “progetti” (che c’è di male ad usare questa parola?). Io non condanno certto i nuovi movimenti (che hanno diversi meriti), ma alcuni di essi (ad es. CL o l’Opus Dei) sono troppo accentratori, e non lasciano spazio alle idee ed all’apporto dei membri laici, ma trasmettono le direttive di qualche leader carismatico, e magari di qualche cardinale. E invece occorre una vera collaborazione tra clero e laicato.
Luglio 12th, 2008 at 5:29 pm
Capograssi lo conosco. E sul Codice di Camaldoli qualcuno (da Pezzotta a Monticone, adl MEIC alla FUCI…) sta lavorando sul serio in questi anni, per arrivare ad un nuovo progetto che ne riprenda lo spirito in un contesto storico mutato. Purtroppo questo non fa notizia, non arriva ai grandi quotidiani…
Luglio 12th, 2008 at 8:32 pm
C’è di male, a usare la parola “progetti”, che non piaceva a gente come Mario Vittorio Rossi, Carlo Carretto ecc., insomma a tutti quelli che volevano che l’AC fosse meno ingessata e fissata sull’organizzazione e più aperta a quelli che - secondo loro - erano i segni della storia. Dunque non piaceva ai cosiddetti “progressisti”. Altro autogol degli emiliani.
Quanto ai movimenti, dire che l’Opus Dei (che oltreutto è composta SOLO da laici) è accentratrice, è come dire che il Papa è musulmano, o che la terra è piatta, o che il sole gira intorno alla suddetta. Escrivà descrisse l’Opus Dei come una “disorganizzazione organizzata”. La sua caratteristica era appunto quella di non avere tessere, “progetti”, campagne e così via. Dunque qualcosa di molto moderno, laicale e persino un pochettino “anonimo”. Qualcosa che infatti fece arrabbiare tremendamente i cattolici tradizionalisti e di destra della Spagna degli anni 50 e che dovrebbe piacere molto ai cosiddetti “progressisti”. Se non piace loro, è per due motivi di fondo: 1. invidia; 2. perdita della fede.
Luglio 12th, 2008 at 8:38 pm
Savigni, sa che il più clericale e ancien régime è proprio lei, per paradosso? Per lei Chiesa = preti dispensatori di sacramenti e di ordini. Premesso che Cristo è il capo della Chiesa e che gli apostoli e i loro successori hanno ricevuto un Mandato da Lui, a lei manca proprio la dimensione di comunicazione della fede tra fratelli. Ecco che cosa vuol dire che la Fede giunge tramite la Chiesa. Vada un po’ a conoscere certe realtà come il Rinnovamento dello Spirito, si faccia accogliere e accolga a sua volta, senza tanti paraocchi ideologici.
Per inciso: so di darle un duro colpo, ma gli studenti di storia medievale a Bologna non sanno nemmeno chi lei sia… Che peccato, la sua fama è ristretta alla provincia…
Dimenticavo una cosetta:
Alessandro Pratesi (sa chi è?) criticava l’istituzione di facoltà di “conservazione dei beni culturali”, accusandole di mischiare cose assai diverse tra loro, come archivi, biblioteche, musei. Lei che ne pensa (sempre che si sia mai posto il problema, ma ne dubito…)?
Luglio 13th, 2008 at 10:53 am
Iginio, as they say, get a life….
Luglio 13th, 2008 at 8:39 pm
Iginio, frankly we do not know who you are either: and the fact that you’re not willing to reveal your identity makes me think that you’re ashamed of it yourself. Am I wrong?
Luglio 14th, 2008 at 12:54 pm
[...] l’anti ZapateroRoberto su Sabina Guzzanti odia il Papa ma crede in BuddhaAlessandro Canelli su S’avanza uno strano ma antico cattolicoGODzilla su Sabina Guzzanti odia il Papa ma crede in BuddhaTito su Sabina Guzzanti odia il Papa ma [...]
Luglio 14th, 2008 at 8:36 pm
Caro Sig. Rodari, bell’articolo e analisi approfondita. Ma devo dire che, se non conoscessi da questo blog le sue (sane, sanissime!) opinioni in merito, penserei leggendo quell’articolo che lei approvi e propugni il “martinismo”, o chiamiamolo forse “cattolicesimo adulto”, “cattolici impegnati”, o, se mi consente di utilizzare l’espressione più corrente, “cattocomunismo” (non intendo usare quest’ultimo termine in senso spregiativo, ma solo perché è il più icastico e comprensibile ad ogni lettore).
E’ vero che mancano suoi giudizi personali, ma proprio per questo sembra, ripeto sembra, un po’ l’apologia di un fenomeno che “si avanza” e la constatazione che questo Papa “non piace” (lei mirà: è sottinteso: a questo strano tipo di cattolici; ma proprio perché è sottinteso, il lettore affrettato pare cogliere l’emersione nella società di una forma di rigetto, o comunque dissenso, da questo Papa).
Per carità, il fenomeno esiste, ma non “si avanza”, semmai indietreggia, poiché quei pochi cattolici che son rimasti e specie nelle nuove generazioni non ne possono più di sentir parlare del “sociale”. Non perché non sia importante (l’amore per Cristo si traduce indefettibilmente nell’amore verso il prossimo, e quindi primariamente per i più sfavoriti), ma perché le poche forze rimaste al cattolicesimo devono concentrarsi nel core business: l’evangelizzazione. Certi parroci, a volte loro malgrado, si ritrovano più a gestire centri sociali o raccolte di abiti usati o uffici di collocamento al lavoro, che ad amministrare sacramenti e diffondere la fede. Viceversa queste ultime cose devono tornare a essere principali, e le prime solo dei corollari.
E in fondo l’interesse per la politica, in un cattolico, è qualcosa che non serve poi troppo alla Chiesa di oggi. Non c’è più il pericolo dell’ateismo di Stato comunista (e quindi la necessità di un partito-baluardo): lasciamo quindi che la Chiesa e i cattolici non si occupino IN QUANTO TALI (ma solo come cittadini, senza quindi farsi paladini della fede) delle scelte politiche, salvo nella difesa di quei pochi e circoscritti valori “non negoziabili”.
Quindi: meno scuole di politologia cattolica, meno chiacchiere, meno “progetti” e (come si dice esclamasse un vescovo dotato di robusto buon senso, uscendo da una di quelle quelle verbose riunioni della CEI)”più processioni”!