Alla dottrina delle fede favorito Ladaria. Ma ci sono anche Bux e Tremblay
Lug 8, 2008 Pensieri sparsi
Quando si tratta di nomine vaticane, Benedetto XVI riesce spesso a sorprendere. Da tempo si parla della successione ad Angelo Amato alla segreteria della congregazione per la dottrina della fede. L’attuale segretario Angelo Amato, infatti, diverrà domani prefetto della congregazione per la dottrina della fede al posto di Saraiva Martins.
Per settimane si era detto che al posto di Amato sarebbero potuti andare o monsignor Rino Fisichella o monsignor Ignazio Sanna.
E, invece, il Papa ha scelto prendendo in considerazioni altri tre nomi. Si tratta del gesuita spagnolo Luis Ladaria, dal 2004 segretario della Comissione teologica internazionale, teologo e antropologo, professore di teologia dogmatica alla Pontificia università Gregoriana. Dell’“ecumenista” don Nicola Bux, firma dell’Osservatore Romano, consultore della stessa dottrina della fede e vice preside dell’Istituto teologico di Bari. Del professore di teologia morale sistematica all’Accademia Alfonsiana, monsignor Réal Tremblay. Secondo indiscrezioni, fra i tre, pare possa spuntarla Ladaria. Domani il verdetto.
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Luglio 8th, 2008 at 3:36 pm
BUX! BUX! BUX!
Luglio 8th, 2008 at 4:49 pm
e Sanna? resta a Oristano?
Luglio 9th, 2008 at 8:39 pm
da http://zenit.org/article-14928?l=italian
Lei ha affermato che il “Summorum Pontificum” è la base del “Piano Marshall” di Benedetto XVI per la Chiesa, ma la definizione “Piano Marshall” implica la ricostruzione dalle fondamenta. Può descrivere questo piano e il ruolo che crede abbia in esso la Messa tradizionale in latino?
Padre Zuhlsdorf: Per quanto possano essere utili, le analogie zoppicano un po’. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno ricostruito l’Europa devastata dalla guerra sia per ragioni umanitarie che per avere partner commerciali e un forte baluardo contro il comunismo.
Dopo il Concilio Vaticano II molte sfere della Chiesa sono state devastate e sconvolte dal dissenso interno, con una perdita di continuità con la nostra tradizione, e dall’erosione da parte del secolarismo e del relativismo del mondo moderno prevalente.
Il Cardinale Joseph Ratzinger si è preoccupato per anni della perdita dell’identità cristiana, che è alla base della civiltà occidentale. Ora credo che Papa Ratzinger stia lavorando per rinvigorire la nostra identità cattolica, all’interno della Chiesa stessa tra i suoi membri e le sue sfere d’azione, perché possiamo resistere alle influenze negative del secolarismo e del relativismo.
Solo con un’identità solida possiamo, come cattolici, avere qualcosa di positivo e salutare da offrire al mondo, una voce chiara per dare importanti contributi nella sfera pubblica.
La nostra identità come cattolici è indissolubilmente legata al modo in cui preghiamo come Chiesa. Per dare forma e forza alla nostra identità cattolica in questi tempi difficili, abbiamo bisogno di un autentico rinnovamento liturgico che ci riporti alla nostra tradizione, mantenendoci in continuità con le profonde radici della nostra bimillenaria esperienza cristiana.
Contrariamente a quanto sostengono i più progressisti, “la cosa cattolica” non è iniziata negli anni Sessanta. Benedetto XVI ci sta guidando verso una visione più salutare della dottrina della Chiesa, della storia, dell’adorazione pubblica e della nostra identità come cristiani. Non ci può essere vero cambiamento in vista di un futuro migliore senza continuità con il nostro passato. La liturgia è la punta della lancia.
Luglio 9th, 2008 at 9:02 pm
un gesuita al Santo Officio?
ahi ahi ahi!!
Luglio 25th, 2008 at 3:24 am
noiosissime cose di curia