Dice il Vaticano: è la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace

È la croce di Cristo e non la bandiera arcobaleno il vero simbolo della pace. È quanto ha affermato ieri l’agenzia di stampa vaticana Fides in un lungo servizio dal titolo: “L’arcobaleno: sincretismo o pace?”.

La polemica è diretta verso quei religiosi, sacerdoti, uomini di Chiesa che hanno scelto di portare la bandiera arcobaleno come segno di pace nelle marce o l’hanno appesa ai campanili delle chiese preferendola alla croce. Ma in questo modo sembrano aver dimenticato i molteplici significati politici del vessillo.

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Ermanno Olmi e il suo falso cristianesimo

Oggi la prima pagina di cultura del Corriere della Sera ha aperto con un articolo di Ermanno Olmi intitolato “Amo Gesù, più di Dio perché mi ha insegnato a essere un uomo libero”.

Una disamina nella quale il regista spiega che ama Cristo e quelle «poche cose» che egli ha lascito al mondo: ama il prossimo tuo come te stesso.

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L’Osservatore contro la prostituzione. Don Benzi già aveva detto tutto

Ieri l’Osservatore Romano ha bocciato le ricorrenti proposte (parecchie in questi giorni, tema ricorrente nei vari governi Berlusconi) di regolarizzazione della prostituzione. «Sconcerta – scrive l’Osservatore- la tesi di coloro che pensano di poter risolvere il problema circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il mercificio in gestione a delle cooperative». Per il giornale vaticano, infatti, «uno Stato moderno deve combattere il male che va estirpato e sanzionato».

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Dice il professor Ratzinger: tra azione e contemplazione esiste una terza via, quella media (la più utile)

Oggi per Benedetto XVI udienza generale in piazza San Pietro con tanto di cappello di colore rosso e a larghe tese (saturno) per ripararsi dal sole.

Ma la luce arriva comunque, ed arriva dalle sue parole.

Benedetto XVI ha dedicato la catechesi a sant’Isidoro di Siviglia (fratello minore di Leandro, vescovo di Siviglia e grande amico del Papa Gregorio Magno) e, traendo spunto dalla vita del santo, ha enucleato la grandezza della via media, quella cioè che sta a metà tra vita attiva e vita contemplativa: parole utili per tutti quei consacrati che vorrebbero stare di più nel mondo e per tutti coloro che nel mondo ci stanno ma da esso vorrebbero fuggirne.

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Fisichella resta alla Pul, ma prende in mano anche “la vita”

Con l’avvento, nel giugno del 2006, del cardinale Tarcisio Bertone alla guida della segreteria di Stato vaticana, si era parlato di lui, ovvero di monsignor Rino Fisichella, quale possibile sostituto per gli affari generali della stessa segreteria (in pratica il numero tre).

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Dopo la croce nel mezzo, ecco l’eucaristia in ginocchio

Era successo in San Giovanni in Laterano il 22 maggio scorso, durante la messa del Corpus Domini. Ed è successo sabato pomeriggio a Santa Maria di Leuca e ieri a Brindisi: tutti i fedeli che hanno ricevuto l’eucaristia dal Papa, l’hanno ricevuta in ginocchio e in bocca, così come si usava fare prima della riforma liturgica postconciliare.
È vero: è un ritorno all’antico. Un ritorno che, tuttavia, non è fine a se stesso. Semplicemente vuole testimoniare la particolare venerazione che occorre dare all’eucaristia. Venerazione da preservare in tutto il mondo, anche laddove (è la maggioranza dei casi) l’eucaristia viene ricevuta in piedi e sulla mano.
Come la croce posta nel mezzo dell’altare, anche l’eucaristia in ginocchio e in bocca è un segno tramite il quale il Papa (grazie al lavoro del nuovo maestro delle cerimonie pontificie) vuole richiamare tutta la Chiesa alla necessità di vivere la liturgia con il massimo rispetto, la massima devozione e attenzione.


L’ARTICOLO DELLA SETTIMANA. Intervista a don Massimo Camisasca: Donadoni, l’uomo chiamato “osso”

Cari PalazziApostolici,
come avete visto non posso più pubblicare su questo blog gli articoli che scrivo per il Riformista. Sicché durante la settimana mi tocca (ma la cosa mi piace) scrivere qualcosa solo per voi nella rubrica Pensieri sparsi.
Tuttavia ho deciso di farvi un regalo. Ogni domenica (a cominciare da oggi) pubblicherò quello che a mio avviso è il più significativo (o il più curioso) pezzo scritto sul Riformista. Così, almeno una volta alla settimana, posso rendervi partecipi del mio lavoro al giornale.
Ecco il pezzo di questa settimama. E’ uscito giovedì 12 giugno. Buona lettura. Paolo

Ha vissuto gli anni del Milan di Sacchi da un punto di osservazione privilegiato: era il padre spirituale dei giocatori. Era sull’aereo del Milan in due momenti clou della prima gestione Sacchi: quando i rossoneri vinsero la Coppa dei Campioni a Barcellona e a Vienna. Massimo Camisasca, storico di Comunione e Liberazione di cui è stato per quindici anni l’ambasciatore in Vaticano, e oggi superiore della Fraternità San Carlo, una comunità di preti da lui fondata e presente in quindici paesi del mondo, ricorda col Riformista quegli anni e, soprattutto, uno dei tanti fuoriclasse che allora poté avvicinare: Roberto Donadoni, attuale ct azzurro.

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Svolta: il Cammino Neocatecumenale fa parte della storia della Chiesa

Nell’aula magna del Pontificio Consiglio per i Laici è stato consegnato questa mattina ai responsabili internazionali del Cammino Neocatecumenale (Kiko Arguello, Carmen Hernndez e don Mario Pezzi), il decreto di approvazione definitiva dello Statuto, che porta la data dell’11 maggio 2008, solennità di Pentecoste.
Dall’11 giugno, dunque, il Cammino fa ufficialmente parte della bimillenaria storia della Chiesa. Prima non poteva dire di farne parte. Dall’11 giugno sì.


Frasi storiche: George W. Bush, in una mattina di giugno, in visita dal Papa: «Santità, siamo circondati da donne “con le palle”».

Che dietro l’amicizia sbocciata tra George W. Bush e Benedetto XVI vi sia anche l’importante lavorio diplomatico della cattolicissima – e stimatissima oltre il Tevere – Mary Ann Glendon (ambasciatrice Usa presso la Santa Sede, enfant prodige del pontificato di Giovanni Paolo II allorquando si dovette scegliere una donna capace di dirigere la pontificia accademia delle scienze sociali) è un dato di fatto. E oggi, in Vaticano, c’era pure lei al fianco del presidente, di sua moglie Laura e del Papa.
E per capire la stima che la Glendon gode anche a Washingotn, basta su tutte una battuta di Bush di questa mattina: «Santità siamo circondati da donne di valore». Battuta che, di per sé, stando allo slang Usa, si potrebbe tradurre pure così: «Santità, siamo circondati da donne “con le palle”».
Entrerà nella storia poi un altro scambio di battute tra Bush e il prefetto della Casa Pontificia, l’arcivescovo americano James Harwey. Bush gli ha chiesto quanto fosse grande la Città del Vaticano. E Harwey ha risposto: «È più piccola del Texas ma è molto più importante».
Prima di iniziare la passeggiata nei giardini, Bush ha chiamato ad alta voce il suo capo scorta, l’italo-americano Niky Trotta: «Ehi Niky, come here!». E Niky ha potuto così presentarsi al Pontefice.