L’Osservatore contro la prostituzione. Don Benzi già aveva detto tutto

Ieri l’Osservatore Romano ha bocciato le ricorrenti proposte (parecchie in questi giorni, tema ricorrente nei vari governi Berlusconi) di regolarizzazione della prostituzione. «Sconcerta – scrive l’Osservatore- la tesi di coloro che pensano di poter risolvere il problema circoscrivendolo ad aree urbane a luci rosse o dando il mercificio in gestione a delle cooperative». Per il giornale vaticano, infatti, «uno Stato moderno deve combattere il male che va estirpato e sanzionato».

Sulla cosa, si era già espresso a più riprese l’indimenticato don Oreste Benzi. Su di lui e sulla sua battaglia contro la prostituzione avevo scritto un editoriale settimana scorsa sul Riformista. Non mi risulta che nessun giornale abbia parlato in questi giorni della prostituzione ricordando la grande figura di don Benzi.

Ecco l’editoriale uscito mercoledì scorso:

C’è chi dice che la proposta lanciata dal ministro Carfagna di istituire cooperative del sesso abbia poco senso. C’è chi dice che sarebbe meglio, se proprio si vuole legalizzare l’esercizio della prostituzione, far pagare regolarmente le tasse a chi la esercita, consentendo in tal modo allo Stato di fare cassa sull’attività di persone che liberamente decidono di vendere il proprio corpo. C’è poi chi sostiene che, a conti fatti, va bene così: lasciamo le prostitute sulla strada e morta lì. Ma non c’è nessuno che ricordi che, proprio in Italia, se proprio si vuole risolvere il problema della prostituzione, esiste una città dove tutto, da anni, è già stato sistemato: la prostituzione, insomma, è stata debellata, eliminata definitivamente. E che chi ha permesso che in quella città la prostituzione non ci fosse più, ha sempre sostenuto – inascoltato – che «in due settimane» il suo metodo sarebbe stato possibile applicarlo a tutta l’Italia. In due settimane a tutta l’Italia. Questa città si chiama Rimini e chi ha permesso che le «schiave del sesso» – così chiamava lui le prostitute – non battessero più le strade è un prete recentemente scomparso: don Oreste Benzi. Grazie a lui, dal 1990 a oggi, più di 6 mila ragazze sono state accolte e liberate in tutta Italia dalla schiavitù della prostituzione. E Rimini, la città che prima del 1990 era il paradiso dei magnaccia, non ne conosce più uno. Semplice la ricetta di don Benzi: grazie a un accordo col Comune, ogni cliente è stato sistematicamente multato. Tutte le sere, tutte le volte che si avvicinava a una prostituta, veniva multato. Tutto qui. A Rimini il “metodo Benzi” ha permesso che in poco tempo siano state liberate 500 ragazze e 148 magnaccia siano stati assicurati alla giustizia. È un metodo tutt’ora applicato e la sua efficacia è tale da non consentire al fenomeno di radicarsi o svilupparsi non solo sulla strada, ma anche nei locali chiusi e aperti al pubblico. Basta poco, dunque. Rimini insegna. Ma chi ha il coraggio oggi di esportare il “metodo Benzi”? Se c’è un sindaco che davvero voglia eliminare le prostitute dalle proprie strade non deve fare altro che battere un colpo: il “metodo Benzi” è una ricetta sicura.



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  1. Iginio ha scritto il 19 giugno 2008 alle 7:34 pm:

    Il male “sanzionato” vuol dire autorizzato per legge. L’editorialista doveva scrivere “il male punito”. E’ inutile che l’Osservatore Romano” si atteggi a giornale di alto livello culturale, se poi non e’ capace di rispettare la lingua italiana (e quella latina).
    Per il resto, d’accordo sul combattere la prostituzione e sull’omaggio a don Benzi. Sarebbe pero’ opportuno combattere prima il sesso perverso e banalizzato, e per fare questo non bastano le multe ai clienti delle prostitute: possiamo anche eliminare la prostituzione, ma se poi le ragazze “normali” si comportano da prostitute, nel presentarsi anche solo esteriormente, nel relazionarsi con l’altro sesso ecc., e se gli uomini “normali” non sanno fare altro che sparare battutacce e allungare le mani appena vedono una donna, allora siamo allo stesso punto. Proviamo ad affrontare prima di tutto questa battaglia, anche se molto piu’ difficile.


  2. Alessandro Canelli ha scritto il 20 giugno 2008 alle 11:03 pm:

    Il peggio è la carenza assoluta di argomenti etici comunicabili per affrontare il problema. E pensare che la Merlin, se non sbaglio, era socialista.
    In fondo sarebbe come dire che i bambini in miniera li si può mandare se si costituiscono in cooperativa.
    E’ questo l’ultimo obiettivo dell’individualismo neo-liberale che domina a destra e sinistra?


  3. ILIOs ha scritto il 7 agosto 2008 alle 1:46 pm:

    Che dire…
    il problema qui è unico.
    I mezzi di comunicazione di massa hanno amplificato la cattiveria umana…
    trasformandola in una moda da seguire.
    Questa “moda” è più facile da seguire
    essendo che per mantenere i propri valori bisogna combattere, sacrificarsi, e …rinunciare.
    L’unica cosa… usare i mezzi di comunicazione al contrario di come sono stati utilizzati fin’ora.
    Non esaltando la cattiveria con programmi immorali che tendono al capovolgimento della natura umana…dominata da una emotività incontrollata.
    Programmi che tra l’altro vengono messi in primo piano da chi vuole speculare sulla debolezza umana. Non è giusto.
    Ma usare questa nuova tecnologia come mezzo di rieducazione di massa.
    E’ difficile ma…è’ l’unico modo…seconodo me.