Al cardinal Martini non lo spaventano le “donne prete”. All’ex Sant’Uffizio invece sì

Come ha riportato su Repubblica lunedì 21 maggio Marco Politi, è uscito in Germania quello che viene definito il “testamento spirituale” del cardinale Martini: da una “confessione” tenuta dall’ex arcivescovo di Milano con un suo confratello austriaco sono nati i “Colloqui notturni a Gerusalemme”.
Qui dentro, secondo quanto scrive Politi, Martini sostiene che la Chiesa dovrebbe discutere ancora della possibilità di supplire alla carenza di preti nel mondo con l’ordinazione dei viri probati (uomini sposati di provata fede) e, inoltre, sostiene che di per sé un’altra possibilità, quella del sacerdozio femminile, non lo spaventa.
Al di là del fatto che di entrambe le proposte la Chiesa ne ha già discusso a lungo giusto un due anni e mezzo fa in occasione del Sinodo sull’eucaristia (con risposte negative), non riesco a comprendere per quale motivo si senta la necessità di tornare a riproporre sempre le stesse cose, misconoscendo nella sostanza che il prete ha una funzione “paterna” sulla gente e, soprattutto, misconoscendo la chiamata dei 12 (tutti uomini) da parte di Gesù.
Comunque, al di là delle mie perplessità, ecco come ieri un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicato dall’Osservatore Romano ha dato una risposta importante in merito alla possibilità di ordinare delle donne: «La Congregazione per la Dottrina della Fede, per tutelare la natura e la validità del sacramento dell’ordine sacro, in virtù della speciale facoltà ad essa conferita dalla suprema autorità, decreta che sia colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro ad una donna, sia la donna che avrà attentato di ricevere il sacro ordine, incorre nella scomunica latae sententiae, riservata alla Sede Apostolica’».
Tale disposizione è valida per tutti i riti in comunione con Roma. Infatti, continua il testo, «se colui che avrà attentato il conferimento dell’ordine sacro ad una donna o se la donna che avrà attentato di ricevere l’ordine sacro, è un fedele soggetto al Codice dei Canoni delle Chiese Orientali sia punito con la scomunica maggiore, la cui remissione resta riservata alla Sede Apostolica». Il decreto, ha precisato l’ex Sant’Uffizio, «entra immediatamente in vigore dal momento della sua pubblicazione sull’Osservatore Romano».



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  1. lycopodium ha scritto il 30 maggio 2008 alle 2:57 pm:

    Purtroppo Martini oggi si limita a risciacquare in teologia gli “idola fori”


  2. COIMBRA ha scritto il 30 maggio 2008 alle 9:09 pm:

    pois é.


  3. Francesco73 ha scritto il 2 giugno 2008 alle 10:31 am:

    Premesso che io sono contrario all’ordinazione di donne o di viri probati, mi colpisce che a delle ipotesi adombrate o auspicate come possibilità per il domani, si contrappongano i decreti vaticani.
    Che hanno una loro importanza, ma – come la storia dimostra – difficilmente soffocano i semi di futuro, se voluti dallo Spirito (e questo non lo sappiamo, in fondo).
    Ciò per dire che Martini sarà contestabile in queste e in altre cose, ma ha il merito di saper suscitare anche valutazioni che aprano a delle strade nuove, a possibilità forse meno rassicuranti ma comunque mai avventate, a considerazioni che certo possono urticare alcune nostre certezze ma che hanno se non altro il merito di vagliare davvero la nostra fede per come la pensiamo.
    A me piace il suo metodo, lo trovo tutt’altro che rivoluzionario. Aprirci un pò al dubbio ci aiuterà a mantenerci saldi nelle certezze davvero fondamentali.


  4. Paolo Rodari ha scritto il 2 giugno 2008 alle 10:50 am:

    Per Francesco: a me invece il suo metodo non piace. Semina dubbi senza dire fino in fondo dove vuole arrivare.


  5. Francesco73 ha scritto il 2 giugno 2008 alle 11:33 am:

    Il sistema della fede ha bisogno anche di uno spazio di dubbio, oserei dire di “dubbio accompagnato”.
    Non sottovalutiamone l’importanza.


  6. Paolo Rodari ha scritto il 2 giugno 2008 alle 11:58 am:

    Per Fancesco: la teologia ha bisogno di domande. La fede di certezze. Ai teologi spetta porre domande. Ai cardinali e ai vescovi far scoprire ai fedeli le ceretzze della fede.


  7. Francesco73 ha scritto il 2 giugno 2008 alle 12:40 pm:

    Non sono d’accordo, ma ora non vorrei darti l’impressione di essere un pericoloso liberazionista o uno affetto dal complesso anti-romano.
    Non c’è cattolico più istituzionale di me.
    Ma proprio per questo so che la capacità di suscitare domande, o di mettere in crisi ciò che si avverte come abitudine più che come certezza, spetta anche ai pastori.
    Io amo moltissimo quella preghiera ambrosiana che dice: Signore, donaci pastori che sappiano inquietare la falsa pace delle coscienze.
    Penso che questa si annidi talvolta anche nelle questioni di fede, e stimolare la riflessione e l’esplorazione di nuove possibilità non è solo funzione da pensatoio teologico ma anche opportunità pastorale.
    Del resto, noi sappiamo che il valore di una riforma di sistema, quale che sia, messa in atto dall’istanza autorevole delle cattedre, porta frutti di profezia e purificazione che sono mille volte più potenti dei germi rivoluzionari che vivono alla periferia dell’impero.
    Mi sembra anche un insegnamento wojtyliano, le cui intuizioni “rivoluzionarie” erano tali anche perchè partivano dal trono.
    Dopodichè, so che tu hai studiato al Laterano, sei quindi un teologo “romano”. Ma occhio, perchè c’è anche anche una esasperazione della prudenza che porta alla rassegnazione e alla fissità, cosa ben diversa dal dinamismo di qualsiasi Tradizione.
    Comunque, con grande simpatia.


  8. lycopodium ha scritto il 2 giugno 2008 alle 6:24 pm:

    @Francesco 73
    Il card. Ratzinger nell’omelia del 18.4.05 diceva:
    “Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo. In verità, l’amore, l’amicizia di Dio ci è stata data perché arrivi anche agli altri. Abbiamo ricevuto la fede per donarla ad altri; siamo sacerdoti per servire altri. E dobbiamo portare un frutto che rimanga”.
    Lo Spirito Santo aveva da scegliere tra inquietudini sante e inquietudini spurie.
    Mi sembra che l’abbia fatto e ciò dovrebbe essere di insegnamento.


  9. Ambrogio ha scritto il 2 giugno 2008 alle 6:54 pm:

    We live in a world of doubt and the legitimate need for certainty and assertions should not lead us to make them hastily but only after much discernment. The truth presents itself spontaneously and not according to our dictates. Discernment comes from the Greek word meaning crisis. We shouldn’t fear the crisis but embrace it as an opportunity. I am with Francesco.


  10. lycopodium ha scritto il 2 giugno 2008 alle 8:22 pm:

    Il compito dei pastori è di rendere evidente la presenza di Cristo, non di occultarla.
    C’è una deontologia solo per le professioni o anche per i ministeri?


  11. Nikolas ha scritto il 3 giugno 2008 alle 6:06 pm:

    Un pastore, figuriamoci un cardinale di S. R. C., non può parlare ambiguamente su cose così gravi. Qui non si tratta di porre domande o suscitare sante inquietudini, parliamoci chiaro, qui si tratta di instillare il dubbio su cose fondamentali, sul sacerdozio cattolico! Qui si vuole instillare il dubbio sul magistero della Chiesa e specificamente su quello di Benedetto XVI. Non si fa così! Ha ragione Cossiga quando dice che è ora che Martini, visto che si è ritirato a vita privata, stia zitto una volta per tutte. Che pensi a prepaparsi l’anima per l’ultimo giorno e la smetta di seminare confusione. Siamo stufi di gente come lui! I am with lycopodium and Paolo and Francesco73! OK?!


  12. raffaele savigni ha scritto il 3 giugno 2008 alle 7:16 pm:

    Cossiga farebbe bene a star zitto su argomenti che non conosce. Non condivido tutte le affermazioni del card. Martini (imn particolare quelle sul sacerdozio femminile e sull’etica sessuale: ma mi piacerebbe leggere per intero le sue parole senza il filtro deformante di Politi); ma su alcuni punti (ad es. sulla revisione della norma del celibato o sul diaconato femminile, ipotizzato anche da studiosi seri, o sulle modalità di elezione dei vescovi, o sull’auspicabile maggiore apertura nei confronti dei divorziati incolpevoli) credo che si possa discutere senza gridare subito all’eresia.Nella Chiesa ci vuole chi governa e stabilisce regole, ma anche chi ipotizza strade nuove, certo da vagliare alla luce dello Spirito e non del “politicamente corretto”.Laddove non c’è un pronunciamento “ex cathedra” è legittimo ipotizzare per il futuro una normativa diversa.


  13. raffaele savigni ha scritto il 3 giugno 2008 alle 7:17 pm:

    In ogni caso preferisco chi parla apertamente piuttosto che tanti che “mormorano” senza esporsi e fanno guerre sotterranee.


  14. Angel ha scritto il 5 giugno 2008 alle 1:54 am:

    Basta vedere la situazione sempre piu grave in quale si trova adesso la povera Chiesa anglicana per capire tutta l’assurdita del “sacerdozio” femminile…


  15. Luigi ha scritto il 5 giugno 2008 alle 12:48 pm:

    Sta parlando anche di se stesso il card. Martini, sta facendo anche un po’ di autocritica, oppure no?

    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/benedettoxvi-21/martini-vizi/martini-vizi.html


  16. JEANFELIX ha scritto il 15 giugno 2008 alle 8:42 pm:

    basterebbe ritornare alla regula della Chiesa Indivisa del primo millennio – prima del 1054 data della divisione tra Oriente e Occidente…
    celibato e monachesimo … preti sposati
    e diaconato femminile…
    rinuncia ad un papato soffocante e centralista accentratore, vera collegialità episcopale e partecipazione della comunità dei credenti…


  17. Alberto Maggini ha scritto il 26 giugno 2008 alle 9:58 am:

    Una delle cose che, invece, sembra non preoccuapre affatto l’Ex Sant’Uffizio, è la cosiddetta “irrisio sacramenti”. Ne viene denunciato un palese esempio in quest’articolo che, guarda caso, risponde agli attacchi di Socci e Langone contro il Card. Martini:
    http://donvirginio.wordpress.com/2008/06/23/in-attesa-delledizione-italiana-dei-colloqui-notturni-gerosolimitani/
    La domanda sorge spontanea: sono questi Socci e Langone i nuovi paladini della “vera fides”?
    C’è da star freschi…