L’urlo di Chiaiano: dimettetevi
Mag 28, 2008 il Riformista
Cari PalazziApostolici, ancora oggi ho dovuto lavorare su Napoli. Ho fatto due pezzi sul Riformista, ma ve ne propino soltanto uno, quello dedicato ai “protestanti” delle cave di tufo di Chiaiano. Per loro, le indagini della magistratura che hanno “colpito” il prefetto della città Alessandro Pansa e la vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro, sono state un colpo troppo grosso. Ecco il racconto di quello che hanno in mente per le prossime ore. Buona lettura. Paolo
Per le coronarie dei rappresentanti dei Comitati per la difesa delle Cave di Marano e Chiaiano, come pure per i cittadini della zona, vedere che tra le 25 persone implicate nell’inchiesta aperta dalla procura partenopea su irregolarità nella gestione del Commissariato per l’emergenza rifiuti c’erano anche i nomi del prefetto Alessandro Pansa e di Marta Di Gennaro - e cioè dell’ex vice del sottosegretario Bertolaso nonché responsabile del settore Sanità della Protezione civile - è stato davvero troppo. Come troppo è stato appurare che nelle intercettazioni telefoniche in mano alla magistratura sia spuntato pure il nome dello stesso Bertolaso. «L’ennesimo pugno nello stomaco per chi vive sui territori ed è costretto continuamente a sentirsi catechizzare sulla non nocività dei rifiuti», ha detto il sindaco di Marano Salvatore Perrotta. «E chissenefrega - hanno detto ieri al Riformista alcuni rappresentati del Comitato - se le indagini riguardano presunti illeciti avvenuti non nell’attuale commissariamento: il nome della Di Gennaro è emblematico. Lei lavorava con Bertolaso nel suo primo mandato partenopeo e ci lavora oggi». Insomma, in sintesi, un qualcosa di troppo amaro da digerire. Come difficile da digerire, a posteriori, è che il decreto del governo firmato a Napoli in materia di rifiuti, nella parte che riguarda i reati ambientali, secondo la giunta partenopea dell’associazione nazionale magistrati, viola la Costituzione.
E sì che ieri tutto era iniziato per il meglio. Alle sette della mattina, proprio grazie all’“operazione fiducia” messa in campo da Bertolaso e dalla Di Gennaro (quest’ultima ha lavorato in questi giorni accanto a Bertolaso nei difficili rapporti coi cittadini), i Comitati avevano fatto un passo indietro, avevano rimosso le barricate lungo la strada e avevano concesso l’avvio dei primi carotaggi volti a decidere se la cava di tufo fosse idonea a ospitare la discarica o meno. Dentro la cava erano felicemente entrati i tecnici Arpat per i rilievi e anche i poliziotti, fino ad allora schierati in tenuta anti-sommossa (caschi blu e manganelli), erano arretrati di parecchi metri. Mica poco, insomma. E poi? Poi è arrivata la notizia dell’inchiesta, tutto è cambiato e la fiducia concessa a Bertolaso è finita per durare lo spazio di una mattinata. Tanto che i rappresentanti dei Comitati hanno deciso di rispondere alla fiducia richiesta loro in un solo modo: con la manifestazione già precedentemente indetta per il primo giugno la quale, da raduno in difesa della salute e del diritto del dissenso, è divenuta nello spazio di una manciata di minuti una marcia per chiedere esplicitamente le immediate dimissioni di tutti gli inquisiti e lo scioglimento immediato del commissariato straordinario, «una struttura - ha detto al Riformista Antonio Musella, portavoce del Comitato delle Cave di Marano e Chiaiano - che è la malattia, non la cura, è parte del problema e non della soluzione». E ancora: «Chi sono i veri delinquenti?», si è domandato Musella. «Chi devasta l’ambiente o chi lo difende? Chi gestisce in maniera illegale la cosa pubblica o chi denuncia tali illegalità? La concessione che abbiamo fatto a Bertolaso concedendo in modo pacifico l’accesso alla cava era un segno dato alla credibilità dei nostri interlocutori. Oggi questa credibilità non c’è più». E forse, chissà, si arriverà pure al ritorno delle barricate.
Ieri il mondo politico ha preso le difese di Pansa, della Di Gennaro e ovviamente di Bertolaso. Giorgio Napolitano ha parlato dell’emergenza rifiuti e ha chiesto che il problema venga affrontato senza «arroccamenti». Il sindaco di Napoli Jervolino ha difeso Pansa e la Di Gennaro - «Conosco Pansa da quando ero al ministero dell’Interno e conosco Marta Di Gennaro dal 1979, li ho sempre considerati funzionari capaci e stimabilissimi», ha detto - ma lei, nonostante il delirio imperversi in tutta la città, ha deciso ieri assieme ai capigruppo che i prossimi quattro consigli comunali verteranno su un solo tema: il bilancio.
E sì che l’inchiesta di ieri ha aperto una ferita nella popolazione forse irreparabile: i cittadini si sentono traditi. E lo manifesteranno, questo sentimento, già domenica prossima. Nella piazza antistante la stazione della metropolitana di Chiaiano - da qui i manifestanti si dirigeranno verso la rotonda della Rosa dei Venti - ci saranno anche i rappresentanti dei movimenti “No Tav” e “No Dal Molin” e pure qualcuno dei centri sociali capitanati dall’ex parlamentare di Prc Francesco Caruso e da Oreste Scalzone. «Faranno di tutto per provocare lo scontro sanguinoso. Sono impegnati a fare di Chiaiano una seconda Genova», ha detto ieri l’ex senatore di Forza Italia, Emiddio Novi. E la cosa, in effetti, pare possibile. La fiducia riconquistata da Bertolaso è durata lo spazio di una mattinata e sabato con ogni probabilità naufragherà del tutto.




















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