L’agenda di Bagnasco e il balletto delle nomine

Le emergenze che investono oggi il paese sono sotto gli occhi di tutti e il governo, in scia alle promesse assunte in campagna elettorale, deve fare una sola cosa: rispondervi in fretta. Questo il leitmotiv dell’intervento tenuto ieri da Angelo Bagnasco (presidente della conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova) in apertura dell’assemblea generale dei vescovi italiani.
Dodici pagine dense in cui il successore di Ruini alla Cei ha voluto indicare, tra le tante emergenze, quella che a suo giudizio è la più grave: l’emergenza educativa che investe i giovani, bersagli di una «cultura nichilista» che li porta a comportamenti contraddittori, come il bullismo, segno tragico di «un vuoto dell’anima» e, insieme, di «un’implicita richiesta di aiuto».
La prolusione di Bagnasco non ha dimenticato accenni importanti – ma brevi rispetto al corpus della prolusione – dedicati a tutti i temi (nessuno escluso) di più stretta attualità: sicurezza, immigrazione, salari, famiglia, eugenetica, rifiuti e dulcis in fundo la tv digitale: qui «il rischio non remoto» è quello «che i nuovi spazi diventino appannaggio delle industrie pornografiche».
Si tratta di temi sui quali Bagnasco ha voluto far capire, senza giri di parole, quale sia la posizione della Chiesa. Temi che incalzano il nuovo governo a trovare soluzioni immediate. Se, infatti, Bagnasco ha mostrato di apprezzare il nuovo clima di collaborazione bipartisan creatosi dopo le scorse elezioni – clima che la Chiesa si augura continui grazie a «un periodo di operosa stabilità» – ha anche ricordato come sarebbe opportuno che a questo clima vi collaborino tutte le forze politiche e senza perdere tempo: «Ci sono – ha detto – lungaggini e palleggiamenti che, oltre che irrazionali e autolesionistici, offendono i cittadini che attendono risposte».
Quanto alla sicurezza, le parole di Bagnasco ricordano al governo Berlusconi che se spetta ai «pubblici poteri» dare «ai vari livelli risposte calibrate ed efficaci», queste risposte devono portare tuttavia a una «reale integrazione dei cittadini immigrati che legittimamente soggiornano sul nostro suolo», mentre per «ciascuno di quelli che tentano di entrare nel nostro paese» occorre evitare «il formarsi di enclave» che presto potrebbero divenire «ghetti non tollerabili». Per questo motivo serve «un patto di cittadinanza che mettendo in chiaro diritti e doveri non ricerchi scorciatoie illusorie».
Quindi le parole dedicate all’emergenza rifiuti, «problema gravissimo e urgente», per la cui soluzione occorre anche «la responsabile collaborazione delle popolazioni». Poi il problema del fisco – «sul fronte degli stipendi e delle pensioni» serve «una difesa reale del potere d’acquisto» con una particolare attenzione alle famiglie – e quello del lavoro e delle morti bianche: tocca agli imprenditori agire perché «la vita è sacra, e distintamente lo è quella impegnata sul lavoro duro e rischioso».
Bagnasco non ha lesinato critiche al recente intervento operato sulle linee guida relative alla legge sulla fecondazione assistita: «Si rischia di promuovere – ha detto – una mentalità eugenetica». Mentre occorrerebbe maggiore «cautela». E, indirettamente ha anche voluto rispondere a Massimo D’Alema il quale domenica aveva lanciato contro la Chiesa l’accusa di lesa laicità. Per Bagnasco esprimere liberamente la propria fede, partecipare in nome del Vangelo al dibattito pubblico, «non può mai essere scambiato per una minaccia alla laicità dello Stato». E ancora: «La Chiesa non vuole imporre a nessuno una morale “religiosa”: infatti essa enuncia da sempre i valori fondamentali che definiscono la persona, cuore della società».
Un duello a distanza, dunque, quello avvenuto nel giro di ventiquattro ore tra D’Alema e Bagnasco. Un duello che dice molto del piglio del successore di Ruini alla guida dell’episcopato del paese: morbido nei modi ma fermo sui contenuti.
Un piglio che continuerà anche nei prossimi mesi, quando la Chiesa sarà chiamata a cambi importanti all’interno della sua leadership. A giugno, infatti, Ruini lascerà la guida della Chiesa di Roma. Al suo posto ancora oggi è dato per certo l’arrivo del cardinale Vallini anche se la decisione finale spetta al Papa e, quindi, non è escluso che all’ultimo tutto possa ancora cambiare. Vallini, tra l’altro, pare voglia portare con sé a Roma, in qualità di vicegerente al posto di Moretti, monsignor Vincenzo Paglia (vescovo di Terni-Narni-Amelia nonché assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio). Se Vallini andasse al posto di Ruini, lascerebbe vacante l’incarico di prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Qui il nome più accreditato a succedergli sembra essere quello dell’attuale arcivescovo di Barcellona, il cardinale “giurista” Lluís Martínez Sistach.
All’interno della Cei, invece, si parla di una possibile promozione di monsignor Betori a Firenze, anche se resta da chiarire con quale compito: se cioè come immediato successore del cardinale Antonelli o se, inizialmente, come suo coadiutore.


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5 commenti al post: “L’agenda di Bagnasco e il balletto delle nomine”

  1. Antonio1834 ha scritto:

    Qualcuno sa qualcosa sulla eventuale nomina di Mons. Ignazio Sanna a Rettore della PUL?


  2. Iginio ha scritto:

    Vedo che persiste l’uso della Neolingua politicamente corretta. Che significa “cittadini immigrati”? Cittadini di che cosa? Del Paese di provenienza? Se e’ cosi’, la risposta alle preoccupazioni del cardinale e’ molto semplice: reciprocita’. Cittadini italiani? E perche’, essere cittadini italiani sarebbe “un diritto” o non e’ piuttosto una scelta impegnativa? Cittadini come retaggio del linguaggio giacobino? Tanto varrebbe dire “Compagni immigrati”… :-) “Cittadini del mondo”? E che vuol dire? Che tutti gli uomini sono “uguali” per natura? E che c’entra con la cittadinanza, fatto eminentemente legale? E forse che la societa’ umana e’ fatta di atomi che si aggregano e si riaggregano casualmente, sempre uguali a se stessi, senza alcun legame di storia, cultura, tradizione, cura del territorio ecc.? Il razionalismo astratto sarebbe dunque l’unica filosofia possibile?
    Mi spiace, ma questi giochi linguistici secondo me mal celano un deficit di cultura tipico del cosiddetto “mondo cattolico” attuale, che si limita a rispondere alle parole d’ordine in voga cercando di scimmiottarle e di smussarne gli aspetti pi’ “estremi” (si veda ad esempio il modo in cui e’ affrontata l’omosessualita’: nel momento in cui si dice che non vi deve essere alcuna “discriminazione”, e’ assurdo poi opporsi ai cosiddetti “matrimoni gay”). Superfluo aggiungere che in questo modo la causa e’ persa in partenza.


  3. Matteo ha scritto:

    Molto gradita l’espressione della preoccupazione alla pornografia, finalmente la Chiesa denuncia a voce alta quella che per me è una vera e propria emergenza sociale.
    Non è possibile che tanti ragazzini, fin dalla prima adolescenza – o anche più – abbiano accesso così facile a questi materiali devastanti per la loro crescita equilibrata ed armonica; sia nella TV che in Internet.


  4. Giorgio ha scritto:

    Il suo esimio collega Tornielli (mi dicono) candida mons. Ghirelli (vescovo di Imola) come potenziale n.2 della CEI. Lei ha sentito rumors in proposito?


  5. Paolo Rodari ha scritto:

    Per Giorgio: Dipende cosa si intende per numero due. Se intendi che potrebbe divenire segretario generale ne dubito.


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