Da sinistra: a Miriam Mafai non dispiace il nuovo Berlusconi

Parlare con gli intellettuali di sinistra e farli parlare, in queste ore, dell’inizio di legislatura Berlusconi è un’operazione che può riservare parecchie sorprese. Proprio così. Il Cavaliere, colui che per molti anni altri non è stato, almeno per una parte del paese, che la personificazione del male, comincia a piacere. Del resto, dopo quasi due anni di un governo di centrosinistra non proprio esemplare, guardare con simpatia a Berlusconi e alla sua quarta esperienza di governo è un’operazione che può riuscire non così difficile anche alla cosiddetta intellighenzia di sinistra.
Miriam Mafai, storica giornalista di sinistra, prima su l’Unità e poi su Repubblica (nel 1976 ne ha contribuito alla nascita), tiene anzitutto a rivelare al Riformista quanto segue: «Non sono di sinistra». Può ripetere? «Scherzo naturalmente. Ma anche no». È in crisi d’identità? «No, voglio però dire che oggi condivido le prime mosse di questo governo. Sono mosse molto dure, forse anche pericolose nel senso che possono anche comportare dei pericoli… ma nel loro contenuto posso dire di condividerle». Lo può dire o lo dice? «Le condivido». Dunque, in sostanza, lei resta di sinistra ma siccome le piacciono alcune cose di Berlusconi fatica a dirsi ancora di sinistra? «Calma – risponde -. Quello che voglio dire è che alcune delle misure di ordine pubblico inserite nel pacchetto sicurezza Maroni sono in fondo quelle che aveva proposto Amato qualche mese fa ma che per colpa di una certa sinistra non si erano potute approvare. Anche noi (noi di sinistra, ndr) su certe questioni avremmo voluto usare il pugno duro, ma parte dello schieramento di centro sinistra non ce lo ha permesso». Si riferisce anche ai problemi di Napoli? «Non solo. Guardiamo, ad esempio, alle misure sui mutui. Anche noi (noi di sinistra, ndr) le volevamo fare. Ma le banche hanno ceduto soltanto alle loro (loro di destra, ndr) richieste. Insomma non posso del tutto dire che mi piace Berlusconi, ma posso però dire che molte delle cose che sta facendo le voleva fare anche la sinistra ma non c’è riuscita».
Riccardo Barenghi è senz’altro di sinistra. Altrimenti, nel 1998 non avrebbe preso la direzione del Manifesto. Lui, comunque, non la mette sul “mi piace, non mi piace”. Ma dice: «L’inizio di legislatura può essere giudicato positivamente se parliamo delle misure economiche». Barenghi, cosa intende, lo ha scritto anche venerdì scorso sulla Stampa in un articolo non a caso intitolato “Un punto per Tremonti”. Ecco l’incipit del pezzo: «Bisognava aspettare Giulio Tremonti per riuscire ad ascoltare qualcosa di sinistra, o quantomeno di buonsenso progressista da un ministro dell’Economia». Dunque, sull’economia, buono l’inizio di Berlusconi. E sul resto? «Sul resto il governo mi sembra di destra. Le misure sulla sicurezza, sugli immigrati, l’uso dell’esercito a Napoli… sono disposizioni dure e tipiche di un governo di destra. Il reato di immigrazione clandestina, ad esempio, è un’aberrazione civile. Significa criminalizzare centinaia di migliaia di persone».
Molto guardinga, invece, e per nulla di destra si dimostra infine Maria Laura Rodotà. Sul “mi piace non mi piace” Berlusconi, la Rodotà scricchiola soltanto quando si parla di Napoli e cioè quando dice che, forse, «qualunque persona di buon senso potrebbe approvare le misure adottate dal governo. Senz’altro, comunque, hanno ricevuto un grande consenso». Ma su tutto il resto, e cioè sulla sicurezza, Maria Laura Rodotà non è d’accordo con l’attuale premier: «Non sono favorevole – dice – e penso tra l’altro che potrebbe essere anche molto difficile mettere in pratica le misure del pacchetto sicurezza. Vedremo».
Al di là delle singole opinioni, comunque, ieri un certo fronte anti berlusconiano si è rinsaldato, almeno nel mondo politico. A parte le proteste per l’emendamento con il quale Berlusconi sta tentando di salvare Rete 4 dalla sentenza della Corte di giustizia europea che prevede che restituisca le frequenze a favore di Europa 7, c’era la questione nucleare a tenere banco. Il ministro dell’Ambiente del governo ombra Ermete Realacci, ad esempio, che l’altro ieri aveva promosso le misure varate dal governo per affrontare e risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, ha giudicato il richiamo al nucleare rilanciato ieri dal ministro Scajola all’assemblea annuale di Confindustria come «una scelta ideologica, anti economica e assolutamente controproducente per gli interessi del paese».



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