Napoli: Indultati, disoccupati e anche spazzini. Tutti dietro ai cortei anti-monnezza
22 maggio 2008 -
Metti che per la prima volta nella storia della Repubblica italiana un consiglio dei ministri del paese ha avuto luogo a Napoli. Metti che la città vessa da mesi in una situazione di degrado insostenibile che la rimozione volante delle ultime ore della monnezza dalle vie del centro non è riuscita a risolvere in modo integrale. Metti che nonostante tutto lo schifo, la puzza, i topi e i roghi, chi governa la città, e cioè il sindaco, ha pensato di convocare, dodici ore prima l’arrivo dei ministri, un consiglio comunale la cui una preoccupazione era quella di resistere, resistere e ancora resistere alla possibile sfiducia. Metti che sei mesi fa la situazione della città era esattamente la stessa di oggi e che nulla è cambiato nell’arco di così tanti giorni lavorativi disponibili. Metti tutto questo assieme e mettici pure che Napoli, da tempi immemori, non sa offrire le possibilità lavorative di Milano, Torino, e altre città del Nord. Metti insieme il tutto e, senza fatica, potrai comprendere perché, ieri mattina e ieri pomeriggio, nelle strade adiacenti la prefettura di piazza del Plebiscito dove il premier si è riunito con i suoi, i napoletani che manifestavano lo facevano in nome di tutte le emergenze sociali possibili. Mica soltanto quelle dei rifiuti, dunque.
Certo, c’era chi protestava contro l’apertura delle discariche nel proprio comune – tra questi quelli della “Discarica a Chiaiano? No grazie” – ma, insieme a loro, c’erano anche altre tipologie di “protestanti”: gli indultati, i disoccupati, gli operatori sociali, gli operatori dei consorzi di Bacino, gli operatori socio sanitari, gli immigrati e tanti altri. Tutti accomunati dallo stesso drammatico problema: la difficoltà reale di arrivare alla fine del mese in modo dignitoso. Una difficoltà che non è slegata dai rifiuti presenti in città perché, come dicevano ieri quelli del “Coordinamento di lotta per il lavoro”, «se al posto di pagare i treni speciali per la Germania usassero le nostre competenze per mettere in atto una seria raccolta differenziata nella città, l’Italia risparmierebbe un mucchio di soldi, la Regione Campania pure, la città anche e noi potremo guadagnare qualcosa di più di quei 500 euro che ci spettano in quanto corsisti I.so.la». Già, i corsisti I.so.la: 3500 cittadini formati per divenire operatori ambientali. Un paradosso tanto ben di Dio nella città la cui emergenza ambientale è a livelli insostenibili. Spiegano gli stessi corsisti: «Vorremmo lavorare. Accettiamo qualsiasi tipo di lavoro. Dateci anche in mano delle semplici scope e in poco tempo vi ripuliamo la città. Solo una cosa non vogliamo fare: starcene con le mani in mano. In cinque anni di corsi di formazione (corso di orientamento, poi di formazione professionale, quindi la prima fascia del progetto I.so.la.), una sola persona ci ha aiutato: l’assessore al lavoro della Regione Campania Corrado Gabriele».
I cortei erano divisi in vari gruppi. Alcuni sono partiti da piazza del Gesù, altri da piazza Dante, altri si sono trovati spontaneamente nelle strade attorno la zona transennata. Quelli dell’associazione “principio e dignità” sono arrivati in piazza del Municipio per primi. Sulle balaustre davanti alla sede del governo della città hanno appeso uno striscione eloquente: «Napulé era chiù bella quann ce steve Totò e Pulicinella». Appostati in piazza gridavano slogan non certo edificanti per chi governa la città.
Dopo l’associazione “principio e dignità”, dopo i corsisti I.so.la., ecco gli indultati. Anche loro volevano una sola cosa: la-vo-ra-re. A seguire, una grande macchia bianca e nera: qualche centinaia di extracomunitari, per la maggior parte africani, tutti con indosso una maglietta bianca, chiedevano a gran voce «il permesso di soggiorno incondizionatamente», a prescindere, dunque, dal posto di lavoro. Richiesta al limite del possibile in tempi di “pacchetto sicurezza Maroni”. E ne erano consapevoli. Tanto che la principale richiesta era il permesso di via non per loro, ma per i ministri dell’attuale governo. Governo ladro perché, a loro dire, «razzista». Dietro loro più nessuno. I veri “protestanti” erano questi.
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