Napoli: Chi blocca le discariche va in carcere. Berlusconi dà i trenta giorni alla Jervolino
22 maggio 2008 -
Appena entrato ieri pomeriggio nella sala del Palazzo Reale per incontrare i giornalisti, Silvio Berlusconi ha guardato l’orologio e ha detto: «Abbiamo impiegato bene il nostro tempo». E in effetti, ad ascoltare le misure per Napoli inserite nel decreto legge approvato ieri nel Consiglio dei ministri, si è ben compreso come le cinque ore e mezza passate nella prefettura di piazza del Plebiscito non siano state inconcludenti.
Per risolvere «l’emergenza più grave che attanaglia il paese», quella dei rifiuti di Napoli, il governo ha in sostanza deciso di adottare le stesse misure che solitamente si adottano in caso di cataclisma ambientale. Come, dunque, se a Napoli ci fosse in corso un’eruzione del Vesuvio o una devastante mareggiata.
In primis, nel decreto, c’è la nomina di Guido Bertolaso – il capo della protezione civile che già era stato commissario in Campania con molte difficoltà prima di Pansa, Cimmino e De Gennaro – quale sottosegretario con delega e superpoteri rispetto all’emergenza. A Barbara Contini, invece, ex governatrice di Nassirya in Iraq, toccherà il non semplice compito di mediare con le popolazioni dei territori sui quali verranno aperte le nuove discariche. Già, perché delle nuove discariche verranno aperte e saranno in tutto sette. Verranno aperte, se serve, anche con la forza. Saranno considerate località «strategiche nazionali», simili cioè a centrali nucleari o a basi militari.
Le località per ora restano top secret: i nomi saranno secretati solo fino alla pubblicazione del decreto legge in Gazzetta Ufficiale. Nel piano, comunque, sarebbero comprese le tre discariche già indicate nei precedenti provvedimenti – Sant’Arcangelo Trimonte, Savignano Irpino e Terzigno – e quatto nuovi siti, ognuno per ogni provincia campana a eccezione di Benevento. Tra queste pare non vi sia un sito nella città di Napoli: una mancanza che tuttavia sarebbe compensata con un ulteriore sito nella provincia. Mentre vi sarebbe la discarica di Serre che era già stata indicata da Bertolaso in uno dei provvedimenti disposti quando era commissario per i rifiuti e poi bocciata per l’opposizione dell’allora ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Su Chiaiano, Berlusconi ha invece detto che nessuna decisione è stata presa.
Nel decreto legge, altre disposizioni: il premier ha detto ieri che saranno costruiti più di tre termovalorizzatori nella regione. Ai tre già in programma, Acerra, Santa Maria La Fossa e Salerno, se ne dovrebbe aggiungere infatti almeno un altro, forse addirittura dentro il comune di Napoli.
E poi le misure più dure per i cittadini che protestano contro le discariche. Chiunque si renderà promotore di disordine contro la realizzazione di discariche in Campania rischia fino a cinque anni di carcere. Mentre chi accede o impedisce la realizzazione delle discariche rischia da tre mesi a un anno di carcere.
Berlusconi ha rivolto anche un invito affinché tutti, maggioranza e opposizione, a livello nazionale ma anche locale si impegnino per risolvere il problema dell’emergenza rifiuti. Per quanto riguarda il Comune di Napoli, entro 30 giorni gli toccherà presentare un piano per la differenziata. Ce la farà? Difficile rispondere. Quello che c’è, infatti, forse non basta.
Grazie al decreto di ieri, alla direzione distrettuale antimafia di Napoli sono stati trasferiti tutti i procedimenti per reati in materia ambientale e di rifiuti; il procuratore nazionale antimafia sarà coinvolto in caso di ipotesi di reato della criminalità organizzata; infine è stata prevista l’attribuzione della competenza su misure cautelari (sequestro di discariche) al Tribunale in composizione collegiale: «Per evitare – ha detto Berlusconi – che un pm adotti singole azioni cautelari in via d’urgenza bloccando così il ciclo dei rifiuti».
Infine, multe verranno comminate ai Comuni che resteranno sotto le soglie di raccolta differenziata: dovranno pagare dal 25 al 50 percento in più da qui al 2010. Poi sono previsti commissari ad acta in caso di inadempienze. E ancora, «occorre disincentivare – sono state le ultime parole di Berlusconi – l’usa e getta. I mercati provvedano alla differenziata. Le scuole inseriscano nei programmi didattici corsi per studenti sulla gestione dei rifiuti domestici».
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