Reportage: Quali rifiuti, il consiglio comunale di Napoli discute di loculi e assunzioni. E in aula si fuma sotto gli occhi dei vigili, aspettando san Gennaro di Arcore

Mentre la città di Napoli era ieri in subbuglio per i continui roghi attizzati ai cumuli di spazzatura lasciati a marcire un po’ ovunque (per la gioia soprattutto dei topi), mentre tutti i cittadini aspettavano che passassero il più in fretta possibile le ultime ventiquattro ore che separavano il premier Silvio Berlusconi dalla sua calata in Campania – San Gennaro di Arcore lo chiamano in città -, l’incredibile è andato in scena nella vecchia Sala dei Baroni al Maschio Angioino. Qui, a tenere banco, è stata una donna, il Sindaco Rosa Russo Jervolino, impegnata a dispetto di tutto e di tutti a fare una sola cosa: resistere. In ballo, infatti, c’era il consiglio comunale della verità. Quello dedicato non tanto ai rifiuti e all’emergenza in cui vessa Napoli, quanto a un’altra cosa: alla delibera del piano sociale promossa da un assessore di Rifondazione comunista, Giulio Riccio, che vale 90 milioni di euro e la regolarizzazione di 250 persone che assistono i disabili e che sono senza stipendio da sette mesi. Un consiglio che avrebbe potuto decretare lo scioglimento della giunta per la mancanza della maggioranza richiesta: dopo lo sfilamento dei consiglieri appartenenti ai Comunisti italiani e all’Udeur, la maggioranza necessaria di 31 voti era in forte rischio.
Dunque, a dispetto dell’emergenza spazzatura, il governo della città era impegnato a non cadere, a resistere, a restare in sella nonostante la catastrofe tutt’intorno. Una catastrofe ben testimoniata anche dalla sede nella quale lo stesso consiglio ieri si riuniva. Per la quinta volta negli ultimi mesi, al posto di riunirsi nella sede di via Verdi (l’ammodernamento di un’aula dedicata all’uopo è costata parecchio al Comune), la giunta si è incontrata a Maschio Angioino: via Verdi è stata giudicata troppo esposta al rischio di irruzione dei cittadini che in vari paesi della provincia non vogliono veder sorgere nessun tipo di discarica. Troppo esposta, dunque, e nessuno fosse in grado di garantirne la sicurezza.
Il consiglio comunale era convocato per le cinque del pomeriggio. Fuori dall’aula la tensione era palpabile. La Jervolino si giocava la poltrona. Il Sindaco, prima di entrare in aula, ha sostato qualche minuto nel corridoio dietro i banchi della presidenza. Con lei, persone del suo staff. Molte fumavano, mentre diversi vigili guardavano il tutto considerando la cosa normale. In avanscoperta è andato il segretario della Jervolino, Vittorio Ciccarelli. Dopo una breve verifica che vi fossero tutti, ma proprio tutti, i 30 consiglieri necessari per garantire il numero legale (con il Sindaco fanno 31) – «ci stanno, ci stanno», ha urlato qualcuno uscendo dall’aula -, il Sindaco ha deciso di entrare e prendere il proprio posto.
L’appello vero e proprio è iniziato poco dopo le cinque e, con grande soddisfazione della stessa Jervolino, erano presenti pure i consiglieri dei Comunisti italiani e dell’Udeur che precedentemente si erano sfilati. In tutto, dunque, 40 presenze, un lusso di questi tempi. In particolare, hanno risposto presente anche Diego Venanzoni (Dpl) che precedentemente aveva fatto mancare il numero legale e Massimo Paolucci (Pd) che nei mesi scorsi era stato parecchio critico con la Jervolino.
Il Sindaco era visibilmente soddisfatto e, anche se tutto sarebbe potuto accadere nelle ore successive (di per sé, tra i 40, chiunque all’improvviso avrebbe potuto decidere di sfilarsi), il fatto di aver superato il primo step (quello del numero legale) infondeva nei presenti la certezza che, ancora una volta, la sopravvivenza era garantita.
I primi a parlare erano alcuni consiglieri di Forza Italia. All’ordine del giorno, prima delle questioni del “welfare cittadino” c’era l’articolo 37 e, dunque, gli argomenti non iscritti all’ordine del giorno. Tra questi, un problema particolarmente sentito, quello dei parcheggi, con un problema nel problema, quello della società Napolipark che fa sì che la maggior parte dei posteggi della città sia a pagamento (con conseguenti proteste dei cittadini).
Ma è quando a prendere la parola è il consigliere di Allenza Nazionale Marco Nonno che tutti riescono a dimenticarsi dell’emergenza rifiuti che poche centinaia di metri fuori Maschio Angioino ancora imperversa. Nonno ricorda a tutti un’altra emergenza, quella cimiteriale. Troppe le ossa riesumate dai loculi e che giacciono al cimitero di Poggioreale senza che nessuno si preoccupai di sistemarle nelle apposite urne. C’è chi ipotizza di cremarle tutte assieme e farle così scomparire. E dietro le quinte, nel corridoio “fumatori” dell’aula del consiglio, c’è anche chi riesce a ironizzare: «Dall’emergenza inceneritori – dice qualcuno – a quella dei forni crematori».
Quando parecchi minuti più tardi è Carlo Lamura (anch’egli di An) a intervenire per ricordare che la giunta cerca soltanto la sopravvivenza mentre la città ormai affonda a causa della spazzatura, pare oramai troppo tardi per credere che a qualcuno, davvero, importi qualcosa de roghi, delle proteste, della spazzatura che puzza e continua a restare per strada. Ormai è davvero troppo tardi.



LASCIA UN COMMENTO... SEGNALA...
  1. raffaele savigni ha scritto il 21 maggio 2008 alle 3:32 pm:

    Ho votato PD e sostenuto la Margherita, ma trovo francamente del tutto inadeguata l’amministrazione Jervolino. Non è stata capace di affrontare l’emergenza rifiuti; non ha avuto neppure la dignità di dimettersi per manifesta incapacità (o, se non era colpa sua, per protesta contro i responsabili più in alto di lei: Bassolino, Percoraro Scanio…, certamente più colpevoli di lei). Si è persino rifiutata di andare stamattina sulla terza rete alla trasmissione di Corradino Mineo… Che squallore!


  2. raffaele savigni ha scritto il 21 maggio 2008 alle 3:36 pm:

    Io manderei l’esercito contro i camorristi (e i farabutti o imbecilli che li sostengono) che incendiano i campi rom e gettano la spazzatura in mezzo alle strade. E mi chiedo perchè la Magistratura non si muova di fronte a reati così gravi come violenza privata, minacce, interruzione di pubblico servizio ecc.