Analisi. Parlano Villari, Macry, Lamberti e Ragone: “Napoli è una città senza più governance”
21 maggio 2008 -
Fu il presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia dal 23 giugno 1919 al 15 giugno 1920, Francesco Saverio Nitti, a dire che «Napoli muore lentamente sulle sponde del Tirreno». Mentre era il poeta Salvatore Di Giacomo ad avere «una fissazione», quella che «Napoli è città disgraziata in mano di gente senza ingegno e senza cuore e senza iniziative». Parole pesanti, oggi ancora attuali, e con le quali domani dovrà in qualche modo fare i conti anche Silvio Berlusconi.
Al premier i napoletani chiederanno un miracolo. «Se Berlusconi davvero risolverà le cose – dice al Riformista il deputato napoletano del Pd Riccardo Villari -, ben venga Berlusconi. Anche se una domanda sorge spontanea: se anche la classe dirigente del centro sinistra invoca l’arrivo di Berlusconi e se poi davvero Berlusconi risolverà le cose, per quale motivo un domani l’elettorato di centro sinistra dovrà votare ancora centro sinistra?». Una domanda che senz’altro non avrà risposta ma che evidenzia come chi governa Napoli oggi di problemi ne abbia parecchi. Dice Villari: «Nessuno si pone una semplice domanda: stiamo dando risposte adeguate ai problemi di Napoli o possiamo fare di più? Nessuno se lo chiede e giustamente i cittadini vedono nella classe politica che li governa una casta che altro non vuole fare se non sopravvivere, con quello spettacolo indegno del continuo scaricamento delle responsabilità. Uno scaricamento che ieri ha avuto l’ennesima riprova: con il suo dietrofront su Chiaiano, il Sindaco ha di fatto lasciato solo De Gennaro. Il tutto, alla faccia della responsabilità istituzionale». Villari pone un altro esempio: «Pochi giorni fa sono stato nella chiesa di Santa Chiara. Riotta, Riccardi di Sant’Egidio e Aldo Masullo presentavano l’ultimo libro del cardinale Sepe Non rubate la speranza. Nonostante la città sia in piena ribellione, la chiesa era gremita. C’erano mille persone che semplicemente volevano ascoltare delle parole alte. A commento dell’evento il Sindaco della città è stato capace di dire soltanto che per il cardinale è facile perché fa solidarietà “ma le case le deve dare il Comune”. Ecco, è una visione miope delle cose, una visione alla quale la gente non può che ribellarsi. Siamo in mano a una classe politica tenuta assieme esclusivamente dalla presunzione e dal cinismo. Altro collante politico non esiste».
In scia alle parole di Villari, va anche lo storico Paolo Macry. «L’arrivo di Berlusconi – dice – è clamoroso perché evidenzia la messa in mora definitiva dell’autogoverno della Campania. Non è mai successo che un Consiglio dei ministri lasci Roma e si riunisca in un’altra città. Ciò significa che quello che in altre Regioni si riesce a risolvere con vie di governo ordinarie, in Campania non è possibile». E ancora: «Mi auguro che Berlusconi aiuti a risolvere la situazione, mi auguro quindi che il suo arrivo a Napoli non sia soltanto simbolico, ma mi sembra tutto un rebus parecchio intricato anche per lui. Di per sé in un paio di anni, con le dovute misure, l’emergenza dei rifiuti potrebbe essere risolta, ma occorrerebbe prima azzerare tutta la classe dirigente locale. Oggi non abbiamo alcuna governance ed è per questo motivo che la gente insorge. I cittadini percepiscono questo deficit della classe politica e per questo si permettono di fare ciò che vogliono».
Amato Lamberti (oggi insegna sociologia della devianza e della criminalità alla Università degli Studi Federico II) analizza anch’egli la «Napoli che sta morendo» per arrivare a dire che il problema «non è tanto la monnezza quanto chi amministra la città». «I rifiuti – spiega – sono soltanto la punta di un iceberg di un problema molto più profondo». Quale? «Quello dell’incapacità del nostro ceto politico ad amministrare a dovere: abbiamo un ceto politico che affronta le cose in modo affaristico, clientelare, al limite del malavitoso. Eh sì che basterebbe poco per risolvere le cose». Ad esempio? «Basterebbe un progetto serio portato avanti da uomini seri. Uomini che sappiano mettere la propria creatività al servizio della città e non dei propri interesse. Gli esempi in proposito si sprecano. Facciamone uno: «Tutti sanno che esiste una camorra che compra a basso prezzo terreni agricoli e che poi grazie a un consiglio comunale che non sa dire di no, riesce a rendere questi terreni edificabili guadagnandoci parecchi soldi. Non ne ho la certezza ma ho il sospetto che dietro i roghi di Ponticelli ci sia questi gioco. È possibile che non si riesca a spezzare questo modo di fare, questo modo di gestire il potere?». Lamberti non risparmia nessuno, neppure l’arcivescovo della città Crescenzio Sepe: «Il cardinale – dice – riesce a essere un riferimento morale importante per i cittadini ma nel caso di Ponticelli non capisco perché non si sia fatto sentire. Perché non ha scritto una lettera ai parroci per dire la sua e per dire cosa la Chiesa pensa di quanto accaduto?».
Anche Gerardo Ragone, ordinario di istituzioni di sociologia alla Federico II, non risparmia critiche alla classe dirigente della città. «La gestione Jervolino in particolare – dice – altro non è stata che un ectoplasma: il ruolo del Sindaco è stato soltanto quello di controllare l’equilibrio politico della maggioranza in Comune e niente più. È una gestione della cosa pubblica accentratrice e che non fa il bene della città». Non solo, «grave è stata anche l’esclusione delle università dal dibattito pubblico. Tanto per fare un esempio: è possibile che la facoltà di sociologia di questa università non sia ritenuta un interlocutore importante da ascoltare?».
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[...] Bossanostra: [...]
Nobile Rodari,
mi congratulo per la nuova aristocratica veste del Suo blog.
Nobile…forse “proletaria”! E’ tutto fatto con materiale open source e ci sono pure i feed rss e social bookmarks tanto amati dai sinistroidi internettiani!
Cosa volere di più? un lucano!