Napoli ferita a morte: pulizie di primavera in onore di Berlusconi. Gli autobus deviano a seconda dei roghi
Mag 20, 2008 il Riformista
Napoli «ti ferisce a morte o ti addormenta» scrisse Raffaele La Capria nel romanzo che nel 1961 gli valse il premio Strega: Ferito a morte. E oggi, 47 anni dopo, poco è cambiato. Napoli, a viverci dentro, ancora ferisce a morte, ma il suo pungiglione quest’oggi ha sembianze diverse da quelle descritte dal celebre scrittore partenopeo. La ferita è di altro tipo. È quella tenuta aperta dal puzzo maleodorante delle tonnellate di rifiuti ancora non raccattati dalle strade e, insieme, delle centinaia di roghi e più che nelle giornate di ieri e dell’altro ieri ancora nascevano come funghi un po’ ovunque.
A onor del vero ieri, nel cuore della città, nelle centralissime via di Chiaia, via Toledo, corso Umberto I, piazza del Plebiscito, piazza del Municipio, per terra non c’era nemmeno una cicca di sigaretta. I cassonetti per la raccolta dell’immondizia erano completamente vuoti, come vuoti erano i cestini della spazzatura. Una “retata” dell’Asia, l’azienda speciale dedicata all’igiene ambientale della città, spinta dalle continue insistenze del presidente della regione Bassolino (pare abbia passato tutto il week end al telefono a chiedere di agire), era riuscita già nella notte di sabato a fare un piccolo miracolo. Un lavoro lodevole, ma circoscritto al centro storico. Un lavoro che, a guardare la periferia e le zone limitrofe a essa, altro non sembra essere che un piccolo cerotto appiccicato a una ferita senza fondo. Un cerotto messo lì per l’imminente Consiglio dei ministri e niente più. Messo lì per la calata in Campania di Berlusconi: una calata regale stando almeno ai costi della stanza 521 prenotata all’hotel Vesuvio: 4200 euro a notte.
Napoli oggi, tutta Napoli (provincia compresa), è una città ancora in piena emergenza. La Regione prova a programmare lo smaltimento dei rifiuti come può. De Gennaro fa la sua parte (lo “sversamento” di ieri di un maggior quantitativo di rifiuti rispetto alla quantità normalmente assegnata al Comune è una sua disposizione) ma il Comune - che dovrebbe gestire il tutto - ancora sembra latitare. L’impressione che si ha è che in Municipio manchi un piano ben definito. E che senz’altro, fino al Consiglio dei ministri di mercoledì, almeno le strade del centro continueranno a essere quello che erano ieri: pulite come Londra a Natale. Ma poi?
Poi non si sa. Tutto è lasciato al caso. Gran parte del centro destra ieri ha chiesto le dimissioni del Sindaco Jervolino ricordando che quello dell’emergenza rifiuti è un problema che continua senza soluzioni dal 1993. Ma la Jervolino rimanda le accuse al mittente e dice: «Io da qui non mi muovo». La curia arcivescovile osserva senza commentare ma pare sia parecchio il disappunto per una situazione più volte rabberciata ma mai risolta.
Eppure qualcuno dovrebbe muoversi, da subito. Lo ha chiesto ieri anche con forza anche l’Unione europea. Ma la notizia che Berlusconi avrebbe pronto un piano che dovrebbe prevedere l’individuazione di una decina di nuove aree da adibire a discarica, lo sveltimento delle procedure per la costruzione dei termovalorizzatori e il rafforzamento dell’esercito nella funzione di pulizia delle strade e di trasporto delle balle, suona come un insieme di belle parole alle quali nessuno in città sa cosa mai potrà seguire. Come non si sa cosa seguirà alle parole di De Gennaro che ieri ha promesso la nomina di commissari ad acta per altrettanti comuni nel napoletano e a quelle del prefetto della città, Alessandro Pansa, che hanno voluto rassicurare la popolazione in merito a una possibile emergenza sanitaria.
Tutti rassicurano, dunque, e presentano le proprie proposte. Ma intanto la città sono mesi che si trova nelle medesima disastrosa situazione. Ad aggravare il tutto, si avvicina minacciosa la calura estiva che spinge topi a uscire allo scoperto con maggiore forza, aumentando il rischio di malattie tra i cittadini.
La popolazione non ne può più. Ieri ancora parecchi roghi e scontri con le forze dell’ordine un po’ ovunque: in particolare in via Pier delle Vigne, via Nicolini e via Giuseppe Testa. Poi, roghi nella zona perimetrale dell’aeroporto di Capodichino e a Pianura dove è dovuta intervenire addirittura la guardia forestale. E poi il traffico aumentato per colpa dei bus che andavano e non andavano: un po’ scioperavano e un po’ stavano fermi o venivano deviati, a seconda delle zone in cui si scorgevano levarsi verso il cielo i “segnali di fumo” dei roghi. E ancora, lungo le strade le ambulanze che correvano all’impazzata mentre dall’alto gli elicotteri della polizia segnalavano a terra le situazioni più gravi. Situazioni che continuano a dire che Napoli è ferita. E che, purtroppo, potrebbe esserlo mortalmente.
Tags: Rifiuti




















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