Ratzinger prepara le valigie per gli Stati Uniti. Al ritorno lo aspettano nuove nomine in curia

Dopo che il 2 aprile di tre anni fa Karol Wojtyla morì nel letto del suo appartamento, si aprirono per la Chiesa i giorni del lutto e del suffragio e, successivamente, quelli del conclave che portarono Benedetto XVI al soglio di Pietro.
Ratzinger vi arrivò forte di tre memorabili interventi effettuati le settimane precedenti: l’omelia per il funerale di don Luigi Giussani, il 24 febbraio nel duomo di Milano; l’omelia in occasione della messa “Pro eligendo Romano Pontifice” nella quale, condannando la «dittatura del relativismo», anticipò un leit motiv proprio del suo magistero; e, tra le due omelie, le meditazioni per quella che sarebbe stata l’ultima Via Crucis di Giovanni Paolo II, il 25 marzo, al Colosseo: commentando la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce, Ratzinger scrisse: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui».
Furono in molti, allora, coloro che a posteriori, una volta ufficializzata l’elezione del successore di Wojtyla, lessero nella denuncia di questa «sporcizia» la volontà del neo Pontefice di lavorare specificatamente alla cura del clero e dei candidati al sacerdozio e, contestualmente, di mettere in atto cambiamenti significativi nel governo della Chiesa, ovvero tra i vescovi e i cardinali che sono chiamati a dirigere i vari “ministeri” della curia romana.
E Benedetto XVI, i cambiamenti nella curia, li ha poi effettivamente apportati, seppure senza operare un tsunami come da più parti era stato prospettato. La maggior parte dei capi dicastero della curia romana, infatti, è stata sostituita rispettando la normale scadenza dei mandati, con pochissime eccezioni. Tra queste, oltre all’inevitabile nomina del suo successore alla dottrina della fede (venne scelto William Levada), lo spostamento dal pontificio consiglio per il dialogo interreligioso alla nunziatura egiziana di monsignor Michael Fitzgerald (oggi il dicastero è affidato al cardinale Jean-Louis Tauran) e lo spostamento alla diocesi di Assisi di monsignor Domenico Sorrentino (al suo posto, come segretario del culto divino, c’è oggi l’arcivescovo Albert Malcolm Ranjith). Due nomi, quelli di Tauran e Ranjith, voluti fortemente da Ratzinger per un dialogo interreligioso che non tenda a sminuire le verità della fede cattolica (Tauran) e per una liturgia che sappia leggere la tradizione passata in continuità rispetto alle esigenze d’oggi (Ranjith).
Poi – per rimanere sui cambiamenti avvenuti nelle nove congregazioni – vennero, in ordine sparso, le nomine di Ivan Dias all’evangelizzazione dei popoli, Leonardo Sandri alle Chiese orientali, Claudio Hummes al clero. E quindi, l’arrivo alla segreteria di Stato del cardinale Tarcisio Bertone, già arcivescovo di Genova e precedentemente segretario della dottrina della fede sotto la guida di Ratzinger. Con Bertone, un “vento salesiano” è entrato con maggiore forza in curia. Già, perché dopo di lui e grazie a lui, altri salesiani sono entrati a occupare posti chiave nel governo della Santa Sede. Tra questi, il cardinale Raffaele Farina, dal 25 giugno 2007 archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. E, tra questi, potrebbe esserci nelle prossime settimane l’annuncio della nomina di Enrico Dal Covolo, professore di letteratura cristiana antica e greca alla pontificia università Salesiana, come rettore della pontificia università Lateranense al posto di monsignor Rino Fisichella. Una nomina, quella di Dal Covolo, ancora in itinere: molto, infatti, dipenderà dal futuro dell’attuale rettore, dato da più parti vicino a succedere al cardinale Ruini alla guida della diocesi di Roma, ma che non si esclude possa andare a prendere il posto di Angelo Amato quale segretario della dottrina della fede.
In ogni caso, occorrerà aspettare il ritorno di Benedetto XVI dagli Stati Uniti (il 21 aprile). È soltanto dopo il viaggio del Papa oltre Oceano, infatti, che molte cose potranno essere chiarite: il nome del successore di Ruini (ad oggi il cardinale Agostino Vallini resta saldamente in corsa), il nome del successore di Francis Arinze al culto divino (si parla di Angelo Amato che quindi lascerebbe libero il proprio posto alla dottrina della fede), il nome del nuovo vicegerente di Roma (probabile Marcello Semeraro, oggi vescovo di Albano), il nome del nuovo segretario della Cei nel caso Giuseppe Betori opti per una prestigiosa diocesi italiana (in questo caso, al suo posto, non si esclude l’arrivo del vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio).


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