Isabella Rauti: «Mio marito ha vinto perché non arrogante».
30 aprile 2008 -
Ogni tanto lascio perdere il Vaticano e mi butto su interviste e articoli di altra competenza. Un po’ ne soffro ma un po’ mi piace. Buona lettura.
Seduta nel salotto di casa, Isabella Rauti in Alemanno mostra subito di non gradire l’appellativo di “first lady”. «Cominciamo male», dice commentando col Riformista il risveglio dopo il giorno che ha consacrato suo marito nuovo sindaco di Roma. Vestita in nero con abiti sportivi, racconta che la mattinata dopo il ballottaggio è stata differente dalle precedenti «principalmente perché appena svegliatami ho dovuto fare un’intervista con non ricordo quale radio».
La vittoria, spiega la Rauti, «non è arrivata inaspettata. Era nell’aria – dice -. I sondaggi del primo turno davano Gianni inizialmente al 32%. Poi è cresciuto fino ad arrivare al 37%. E quando al primo turno è uscito superando il 40% abbiamo capito che si poteva fare. Certo, resta il fatto che il risultato del ballottaggio è enorme e supera ogni aspettativa».
I motivi della vittoria sono da ricercare in più fattori: «Ritengo che mio marito abbia mostrato durante tutta la campagna elettorale un volto genuino e autentico. Ispirava fiducia, non era mai arrogante, sempre sincero. Non ha mai nascosto anche le critiche che in passato qualcuno gli ha fatto. E tutto ciò ha pagato. Poi, senz’altro, ci sono i fattori di discontinuità politica rispetto alla gestione precedente e, insieme, una cosa che gli è stata riconosciuta a destra come a sinistra: quando era ministro ha lavorato davvero bene. È stato un giornale francese, invece, Le Figaro, a notare che nella campagna elettorale si è speso tantissimo: ha cercato sempre il contatto con la gente. È stato per strada, visitando in lungo e largo centro e periferie. Ovunque ha ricordato le emergenze di Roma: sicurezza, viabilità, assenza di servizi».
Isabella Rauti è spigliata. Del resto, oltre che giornalista, fa politica da quando aveva 13 anni. Esperienze che le sono servite anche oggi: è capitato che durante la campagna elettorale dovesse parlare lei al posto del marito: «È vero – dice -, spesso ho dovuto sostituirlo». Parlando a braccio. È successo più volte, «una al concerto del pianista australiano David Helfgott». Per lei, figlia di Pino, tra i fondatori del Msi, la politica è una compagna di vita. «Mio padre – spiega -, mi ha insegnato tanto: sicuramente la coerenza. Poi la lealtà di partito e il rispetto per coloro che ti sostengono. Infine l’onestà intellettuale e la capacità di saper fare analisi sociali, saper cogliere i problemi veri, insomma, capacità che sarebbe la vocazione di una politica autentica e sana».
È forse anche a seguito di questi insegnamenti che Isabella Rauti, nel 1995, con la svolta di Fiuggi, decise di aderire alla Fiamma Tricolore. Mentre suo marito scelse An. Dice in proposito: «Furono delle generazioni e un’intera comunità a trovarsi di fronte a un bivio. Per taluni An era un progetto di sviluppo futuro, per altri era un taglio, una cesura. Fu un momento di passaggio molto delicato».
Più semplice, invece, la strada oggi: «La gente – dice – ha molte aspettative. La questione sicurezza, innanzitutto, poi la necessità di creare una squadra, una giunta scelta in base alla competenza e che abbia come modello di riferimento la commissione Attali».
Molta aspettativa l’ha anche la Chiesa. Nei giorni precedenti il ballottaggio, Avvenire ha scritto della necessità che Roma cambiasse pagina. Ed è di ieri la notizia che uno dei dossier che il nuovo sindaco Alemanno troverà sul suo tavolo in Campidoglio riguarda l’intitolazione della Stazione Termini a Giovanni Paolo II. Alemanno ha iniziato significativamente il suo mandato con un telegramma al Papa. Quando si parla di Chiesa, Isabella Rauti preferisce andare sul personale, senza riferirsi alla politica. «Io – dice – ho fatto un percorso di fede importante e sono vicina a Cl. Di riflesso credo che anche mio marito abbia una sensibilità vicina alla mia». Una sensibilità senz’altro comune, invece, è la passione per la montagna. «Gianni è un alpinista serio, ha fatto anche gli ottomila. Io sono una principiante. Altre passioni sportive non ne ha. Il calcio lo segue solo se gioca la nazionale. Il mare gli piace – ha preso anche il brevetto da sub – ma non come la montagna».
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