Davanti al corpo senza odore di padre Pio
25 aprile 2008 -
San Giovanni Rotondo. Fino al 23 settembre 2009 padre Pio da Pietrelcina rimarrà lì. Adagiato, per la pubblica venerazione (forse arriverà in visita anche Benedetto XVI), in una teca di cristallo nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo. Esattamente un metro e mezzo più in alto di dove è rimasto sepolto per quasi quarant’anni. Non ci sarà, dunque, nessuna traslazione della salma altrove. Del resto è stato lo stesso padre Pio a volere che così fosse: «Seppellitemi – disse un giorno – in un tranquillo cantuccio della terra di San Giovanni Rotondo». E così è.
Sopra la teca, un baldacchino composto da dodici colonne sormontate da capitelli in argento, ciascuno con una colomba in rilievo che ricorda san Francesco di Assisi, l’unico santo, assieme a padre Pio, ad aver avuto il privilegio d’essere stato definito “alter Christus”. «Era davvero immagine di Cristo – ha detto ieri frate Antonio Belpiede, portavoce dei cappuccini, al Riformista -, l’unico sacerdote stigmatizzato in due millenni di storia della Chiesa. Padre Pio era amato da tutti. Era buono, per nulla burbero, non si arrabbiava mai se non quando, prima della messa, i fedeli lo “accerchiavano” per toccargli le mani stigmatizzate. Gli facevano male, quasi tremava mentre gliele toccavano, e così doveva allontanarsi».
Padre Pio, dunque, era accerchiato già quando era in vita. E lo è ancora oggi. Anche se i pellegrini giunti ieri non erano, a onore del vero, tantissimi. Anzi: secondo le stime non più di quindicimila (nei prossimi giorni, però, ne sono attesi parecchi, quasi un milione nel solo 2008). Addosso a padre Pio le suore clarisse cappuccine di clausura del monastero della Risurrezione gli hanno cucito un saio francescano su misura. I mezzi guanti e le calze, invece, sono quelli che lo stesso padre Pio custodiva, tra gli indumenti ancora non utilizzati, nell’armadio a muro della cella in cui è morto. La stola, in forma e foggia relativa ad anni precedenti il concilio Vaticano II (coeva, dunque, a quando padre Pio ha vissuto) è stata tessuta negli anni sessanta. Acquistata nel 1987, custodita per eventi speciali, è stata messa indosso a padre Pio nelle ore precedenti l’esposizione.
Quando il 2 marzo scorso hanno esumato il corpo di padre Pio dalla cassa in cui era stato riposto per quasi quarant’anni, i medici hanno constato con grande stupore che non emanava cattivo odore. Nonostante alcune parti fossero scarnificate a causa dell’umidità contro cui il corpo del santo ha dovuto combattere. Fu sepolto, infatti, in una buca le cui pareti erano state appena cementate: la calce era ancora umida. «È già tanto – hanno detto ieri i medici – che il corpo sia rimasto quasi intatto, seppure, certo, non del tutto. Addirittura parte della schiena si è conservata di colore roseo. Anche il volto era praticamente intatto, seppure privo delle cavità orbitali». Per questo motivo (e, secondo quanto hanno detto i medici, anche per non impressionare troppo la gente non abitata a vedere un volto senza cavità orbitali), una ditta inglese specializzata nella creazione e nella fabbricazione di statue e manichini, è stata incaricata di creare una maschera in silicone che riproduce alla perfezione le sembianze del santo. E così, nella cripta del convento di Santa Maria delle Grazie, è proprio padre Pio che i pellegrini convenuti ieri – e coloro che arriveranno nel corso dell’anno – si trovano davanti. La sua barba e i suoi baffi, quel che resta del suo corpo, e una maschera che nei riproduce i lineamenti del viso. Ripiegato leggermente il volto da una parte, padre Pio sembra morto da pochi minuti. I medici hanno anche spiegato che, a parte alcuni trattamenti conservativi, non si è dovuto procedere sul corpo a nessun tipo di imbalsamazione.
Ieri mattina, prima dell’ostensione del corpo, è stato il cardinale José Saraiva-Martins, prefetto della congregazione delle cause dei santi, a celebrare una messa per padre Pio, «santo della gente», «padre fecondo di anime». «La presenza del corpo di padre Pio – ha detto il porporato – ci invita innanzitutto a una memoria: guardando le sue spoglie mortali, noi ricordiamo tutto il bene che egli ha compiuto in mezzo a noi». Non è fanatismo, dunque, la venerazione del corpo del santo. «E nemmeno feticismo», ha aggiunto il vescovo di San Giovanni Rotondo, monsignor Domenico D’Ambrosio. Quanto ricordo del bene da lui compiuto e sprone, per i fedeli, ad imitarlo. «I fedeli – ha aggiunto il vescovo – hanno bisogno di segni visibili a cui aggrapparsi».
I pellegrini sono arrivati fin dal mattino presto. Salendo verso il convento, alcuni recitavano il rosario. Altri cantavano. Hanno occupato tutti i posti a sedere disponibili e niente più. Dopo messa, due file di persone aspettavano il proprio turno fuori Santa Maria della Grazie. Da una parte coloro che avevano prenotato, dall’altra tutti gli altri. Due file composte, piene di aspettative, desideri, preghiere da riporre ai piedi del santo. Tra i fedeli convenuti c’era Antonio, 19 anni, completamente ustionato da un’esplosione causata due anni fa da un accumulo di gas. Ha partecipato alla funzione con tutto il viso ricoperto da una garza bianca eccetto le labbra. «Sa quello che voglio da lui», ha detto. E ancora: «Ho sempre creduto in lui». Al fianco, alcune persone in carrozzella: «Siamo qui per chiedere a padre Pio di poter tornare a camminare», dicono. Poco più in là, l’ospedale casa Sollievo della Sofferenza guarda dall’alto i tanti malati giunti per chiedere aiuto. Più sotto, è un mercatino di oggetti sacri dedicato al santo a essere frequentato dalla gente. Si vende di tutto. «Padre Pio – dice una commerciante – ci vuole bene e ci fa campare anche a noi».
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