La libertà religiosa del Papa: all’Onu dirà oggi che è il primo dei diritti umani

È oggi il giorno dell’attesissimo discorso di Benedetto XVI all’Assemblea generale dell’Onu, il quarto pronunciato da un Pontefice dalla più alta tribuna della comunità internazionale. Giovanni Battista Montini vi parlò nel 1965 davanti a 117 rappresentanti. Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995. In quest’ultima occasione erano presenti 185 membri. Davanti a Benedetto XVI, invece, ve ne saranno 192.
Il Papa parlerà ventiquattro ore prima il giorno del suo terzo anniversario di pontificato, anniversario che impreziosisce ulteriormente un appuntamento chiave per l’intero suo magistero.
Secondo quanto appreso dal Riformista, il testo del discorso del Papa sarà incentrato su due argomenti distinti ma correlati: la libertà religiosa e i diritti umani. Argomenti snocciolati in una decina di cartelle dense e articolate, pronunciate dal Papa in parte in lingua inglese, in parte in lingua francese. Benedetto XVI ha ricorretto le bozze più volte, ha chiesto ai suoi collaboratori materiale utile alla stesura, segno dell’importanza che egli intende dare a quello che è un appuntamento storico nel suo pontificato. Storico perché il Papa parlerà dei princìpi attorno ai quali le nazioni del mondo devono riferire il proprio agire. Princìpi da non tradire, princìpi valevoli per tutti perché soltanto laddove regnano fondamenti, rocce di verità a cui aggrapparsi, le nazioni sfuggono a quel soggettivismo causa di male, indifferenza, egoismo.
Il tema della libertà religiosa è ricco di spunti. Benedetto XVI insisterà principalmente sul fatto che questa deve essere considerata dai vari Stati non tanto come uno dei diritti da garantire ai cittadini, quando come il primo dei diritti da assicurare, il più fondamentale. È proprio nel dna degli Stati moderni, invece, l’aver voluto relegare la libertà religiosa in secondo piano rispetto ad altri diritti (di scelta, di espressione, etc.) ritenuti primari. Ma per il Papa non è così.
Spesso, infatti, il fattore religioso è stato visto come un ostacolo al quieto vivere della società, come un elemento disturbatore e per questo lo si è messo in secondo piano. Si è cercato di annacquarlo piuttosto che di valorizzarlo. Di qui la necessità di riconoscere la dimensione “trascendente” della persona, il suo essere cioè rapporto con il divino, dimensione che non solo sovente non viene rispettata, ma spesso la si cerca di controllare, di rinchiudere entro mura ben definite, non riconoscendone, di fatto, il valore ineliminabile non solo per la stessa dignità di ogni uomo e per la sua natura, ma pure per l’intera società. Benedetto XVI intende rivolgere queste parole a tutti gli Stati moderni ed è per questo motivo che difficilmente scenderà nell’enucleazione di esempi specifici.
Conseguente, legata a questa tematica, è la seconda parte del discorso, quella incentrata sui diritti umani. Garantire i diritti umani è essenziale per ogni Stato, come essenziale è riconoscere che questi diritti umani sono correlati tra loro. Infatti ai diritti umani - ed è qui il passaggio chiave delle parole del Pontefice -, qualsiasi essi siano (vita, famiglia, sviluppo), occorre dare «un fondamento universale» più alto delle diversità presenti nelle culture e nei popoli del mondo. E questo «fondamento universale» ha un nome e si chiama «dignità umana», dignità riconoscibile soltanto se si accetta l’esistenza di una natura comune a ogni uomo, una natura inviolabile e dunque non interpretabile a piacimento. Solo in questa maniera è possibile superare le derive prettamente relativiste della società occidentale (soprattutto europea) o quelle fondamentaliste presenti in svariate culture e religioni.
Per Benedetto XVI non è pensabile la ricerca di una convivenza e pace tra i popoli basata sulla negazione della dignità di ogni uomo e sulla negazione che esista una legge morale naturale valevole per tutti. Se così fosse si affermerebbe sempre più una logica relativistica i cui frutti sono già oggi riconoscibili da tutti. In tal senso - disse Benedetto XVI il primo dicembre 2007 ricevendo i partecipanti a un Forum di Ong d’ispirazione cattolica - occorre opporre «al relativismo la grande creatività della verità circa l’innata dignità dell’uomo e dei diritti che ne conseguono». «Una tale creatività - disse ancora il Papa - consentirà di dare una risposta più adeguata alle molteplici sfide presenti nell’odierno dibattito internazionale e soprattutto permetterà di promuovere iniziative concrete, che vanno vissute in spirito di comunione e libertà».
Questi i due focus della prima di Ratzinger nella sede della Nazione Unite. La prima di un professore di teologia che nel lungo e “pentecostale” pontificato di Wojtyla ha tenuto le redini della dottrina. E oggi, da Papa teologo, continua a tenerle, liberando a piacimento il cuore dell’epistemologia di stampo cattolico.

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