Sulla via di Damasco per ora non c’è Ferrara
26 marzo 2008 -
Quella di Magdi Allam è l’ultima conversione al cristianesimo di personaggi per vari motivi noti. Tanti ce ne sono stati nella bimillenaria storia della Chiesa e tanti ve ne saranno in futuro. Nella notte di Pasqua Magdi Allam, islamico per nascita, si è convertito con tanto di battesimo, comunione e confermazione impartitegli direttamente da Benedetto XVI. E di questa conversione ieri, sul Foglio, è stato Giuliano Ferrara a farne un’“apologia” spiegando come la notte di Pasqua nella basilica vaticana è avvenuto «un grande fatto pubblico, amministrato con coraggiosa saggezza dalla Chiesa e dal suo nuovo fedele».
Ferrara, da qualche mese a questa parte, è invitato in diversi teatri italiani a parlare della sua moratoria sull’aborto. Occasione anche per parlare della fede, dei contenuti della fede cattolica proposta da Benedetto XVI, della sua personale ricerca di Dio la quale, a differenza di Magdi Allam, non risulta essere sfociata in una conversione vera e propria. Recentemente, a Catania, ad esempio, Ferrara davanti a un teatro gremito ha parlato con don Ciccio Ventorino, leader di Cl in Sicilia, dell’ultima enciclica del Papa, la Spe Salvi, senza tuttavia offrire spunti che portino a vedere l’avvicinarsi di una sua imminente conversione. Il fascino per la figura del Pontefice c’è, ma il grande salto che cristianamente parlando si chiama conversione, no.
Ma, Ferrara a parte, resta il dato che, nella storia della Chiesa, è lungo l’elenco di personaggi illustri che tanto hanno fatto parlare di sé perché convertiti. A cominciare dal primo: Saulo di Tarso. Racconta al Riformista Massimo Camisasca, scrittore, biografo di Cl (suo il lavoro più completo dedicato a Giussani ed editato dalla San Paolo) e responsabile della Fraternità San Carlo (più di cento preti missionari sparsi nei cinque continenti) che «la conversione di San Paolo non fu un fulmine a ciel sereno, come istantanee e improvvise non sono mai la maggior parte della conversioni». «È vero – dice Camisasca -, San Paolo cadde da cavallo sulla via di Damasco e in quell’episodio si sono letti il cuore e le ragioni della sua conversione. Ma in realtà il cammino che lo portò ad essa è iniziato parecchio tempo prima, quando da giovane assistette al martirio di Santo Stefano. Qualcosa, quel giorno, deve essere avvenuto nel suo animo. Qualcosa che poi tornò fuori sulla via verso Damasco. Tanto che Paolo si ritirò per anni nel silenzio e nella preghiera e solo allora la sua conversione fu piena».
Un lungo itinerario per la conversione, dunque, quello di San Paolo, un itinerario che caratterizza il cammino di tante persone. Dice Camisasca: «Sono in partenza per Taiwan dove ci sono in missione alcuni preti della mia Fraternità: sarebbe bello potersi fare raccontare da don Paolo Costa, un sacerdote della San Carlo che si trova lì in missione, il racconto degli itinerari di conversione di alcuni taiwanesi battezzati come Magdi Allam la notte di Pasqua. Sono itinerari spesso lunghi, magari segnati da momenti specifici, da tappe fondamentali che soltanto se prese nel loro insieme spiegano nel profondo i motivi di una svolta decisiva per la loro esistenza».
Camisasca definisce la conversione come «un’arresa a Dio». Un cammino fatto «di alti e bassi» e al termine del quale si scopre «ragionevole l’arresa a Dio». Come fu per Alessandro Manzoni. «È una leggenda – racconta Camisasca – quella che vuole Manzoni convertito al cristianesimo in un istante, dopo che era entrato in una chiesa di Parigi. È falso. Certamente egli durante la festa per Napoleone III credette di aver perso per sempre sua moglie e quindi entrò in una chiesa a pregare. Ma quel gesto fu l’apice di un cammino ben più lungo segnato prima dall’incontro con il calvinismo della moglie, poi dal catechismo spiegatogli da due sacerdoti giansenisti e infine dalla fede recuperata della madre».
Una tempistica, insomma, ritrovabile nella maggior parte delle conversioni. Come nel caso di André Frossard, editorialista de Le Figaro, ateo incallito, che in «Dio esiste: io l’ho incontrato» sviscera la storia del suo percorso verso Cristo. «Frossard – dice Camisasca – dà l’impressione che la sua conversione sia avvenuta in un istante. Ma in verità di è trattata di una lunga gestazione, simile a quella vissuta dal poeta, drammaturgo e diplomatico francese Paul Claudel».
E come Claudel sono tanti i nomi di personaggi noti convertiti che si potrebbero fare. Viene in mente sant’Agostino o, per stare in tempi più recenti, Thomas Merton. «Sono tutte persone – conclude Camisasca – segnate da incontri con altre persone, donne e uomini che hanno lentamente introdotto altre donne e altri uomini alla fede cristiana. Dio, infatti, si serve degli uomini per portare a sé altri uomini. La sua azione è forte e dolce assieme. Provoca soddisfazione e pace ma anche sommovimento. Come un turbamento che nasce nell’avvertenza di ciò che in noi deve mutare».
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