Ma tu dove la fai la Via Crucis?

C’è chi vi partecipa perché ha bisogno di silenzio e di immergersi nel mistero. E chi, invece, non vi partecipa perché il suo rapporto con la trascendenza se lo gestisce privatamente. È la Via Crucis del venerdì santo, via di immedesimazione dolorosa a Cristo.
Pupi Avati è appena uscito (ieri, ndr) dal rito della Lavanda dei Piedi nella parrocchia di San Giacomo a Roma. «Come sempre - racconta - mi sono seduto nel posto dove si metteva mia madre. E domani verrò qui per la Via Crucis. Mi fa molto bene. Mi allontano dal presente e mi immergo in qualcosa di diverso. Sono il più anziano della famiglia e partecipare ai riti della Chiesa è anche un modo per non perdere una tradizione preziosa. Se negli anni ’40 e ’50 mia madre non mi avesse fatto scoprire questa tradizione, credo che non sarei nemmeno diventato regista. Da essa, infatti, attingo i motivi della mia creatività artistica. Una creatività che, per fortuna, sono riuscito al lasciare fuori dalla “tentazione” delle fiction a sfondo religioso. Preferisco i film, il cinema, e non è detto che in futuro non riesca a realizzare un sogno: quello di riproporre la vita di padre Marella, un prete di Bologna che insegnava filosofia al liceo Galvani e che, per mantenere la sua “Città dei ragazzi”, passava le serate fuori dai cinema a chiedere l’elemosina».
Alfonso Signorini, direttore di Chi, a differenza di Avati, non andrà domani alla Via Crucis. «Ma - dice - seguo tutte le funzioni della Chiesa. Tutti i venerdì di quaresima, digiuno: bevo soltanto acqua. Da piccolo frequentavo Cl nella parrocchia della Fontana a Milano. Cerco di non mancare mai la messa della domenica. Una volta, in Thailandia, mi sono alzato alle quattro per arrivare alla messa che si celebrava alle 6.30 sull’isola attigua alla mia. Mi piace pregare con la gente comune, che non conosco».
Nel mondo dello spettacolo, c’è chi non appare mai perché il suo compito è scoprire talenti e organizzare eventi. È il caso di Bibi Ballandi, l’uomo che riportò Celentano in tv, rilanciò Morandi, e inventò Fiorello come star del sabato sera. Ieri stava tornando in macchina da Roma verso Sasso Marconi. «Certo - dice - che andrò alla Via Crucis. Sono praticante da sempre e non ho intenzione di smettere».
Sono parecchi i personaggi dello spettacolo vicini alle pratiche religiose. Molti, ovviamente, anche i politici. Se Romano Prodi, come dice qualcuno a lui vicino, «è silenziosamente molto ligio» - e dunque parteciperà a Bologna ai riti della settimana santa -, e se, invece, su Berlusconi non si può dire nulla perché, come dice anche qui qualcuno a lui vicino «Silvio non ci ha detto nulla in merito», si segnala, tra i tanti, un Beppe Fioroni molto devoto. Ieri era a Viterbo per il rito della Lavanda dei Piedi. Oggi sarà a Vetralla dove parteciperà alla Via Crucis del paese. Ultimamente, tra l’altro, ha scoperto la spiritualità di santa Ildegarda di Bingen: mistica tedesca che univa cielo e terra nel senso che consigliava (e anche bacchettava) Papi e politici.
Dai riti non si chiama fuori Paola Binetti. «Domani - dice - andrò alla Via Crucis in una chiesa vicina al Senato e porterò la mia amica Cristina De Luca, sottosegretario alla solidarietà sociale».
Più sui generis restano, invece, altri due esponenti: uno del mondo dello spettacolo, l’altro della politica. Fabrizio Corona, appena uscito dal carcere, dice che è rammaricato ma dopo l’immersione nella fede nei giorni di prigionia - «Tutti i giorni, dice, andavo a messa, sgranavo il rosario, recitavo una Novena alla Madonna e mi ripetevo il salmo “Ascoltami, o Dio, proteggimi dall’uomo ingiusto e malvagio”» - oggi non riesce più a trovare il tempo per la preghiera. Un amore a prima vista oggi svanito, dunque. Come amore relegato al solo tempo della campagna elettorale sarà la Via Crucis di Flavia D’Angeli, candidata premier di Sinistra Critica. La sua, una Via Crucis trotzkista: «Percorreremo con assemblee, comizi e iniziative i luoghi del disagio e del conflitto sociale - di qui il nome Via Crucis, ndr -, da Mirafiori a Pianura».

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