Padre Pio: la contro offensiva di Gaeta e Tornielli

«Come il lettore ha ormai potuto constatare, anche le più recenti accuse e gli ultimi sospetti contro il frate stimmatizzato, a una indagine attenta, scrupolosa e non inquinata dal pregiudizio si rivelano del tutto inconsistenti. Ci siamo proposti di fare chiarezza, ripercorrendo tutte le obiezioni sollevate contro padre Pio. Alla prova dei fatti, nessuna ha resistito».
Sono le parole conclusive – e per certi versi impietose – di “Padre Pio. L’ultimo sospetto. La verità sul frate delle stimmate” (Piemme, 239 pagine – 14,90 euro), fatica da ieri nelle librerie e firmata da Saverio Gaeta e Andrea Tornielli. Fatica uscita, volutamente, a seguito del recente lavoro di Sergio Luzzatto dedicato anch’esso al santo di Pietrelcina (“Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento” – Einaudi, 419 pagine – 24 euro), lavoro uscito lo scorso autunno e ripreso a nove colonne su tutti i principali mezzi di comunicazione calcando la mano su sospetti – per la verità antichi almeno tanto quanto il processo di canonizzazione del santo del Gargano – sul frate stigmatizzato e sulle sue stimmate: “Padre Pio, il giallo delle stigmate” e “Padre Pio, un immenso inganno”, furono, ad esempio, due titoli apparsi a tutta pagina sul Corriere della Sera. Titoli dai quali Luzzatto si discostò in quanto avrebbero riportato solo un aspetto della sua indagine su padre Pio, quella delle stimmate e dell’acido fenico. Ma, si chiedono Gaeta e Tornielli: «Chi ha suggerito al Corriere della Sera proprio l’anticipazione del capitolo sulle stimmate? Chi ha stabilito i titoletti interni ai capitoli, nei quali padre Pio viene definito “il piccolo chimico”, “un mistico da clinica psichiatrica”, il “cappuccino volante”, “il santo dei delatori”?».
Sono precisazioni importanti, quelle che Gaeta e Tornielli fanno scorrere nelle pagine del loro libro. Un lavoro che, almeno nei toni, si potrebbe inserire in una sorta di kulturkampf cattolico, ovvero una reazione a libri importanti che provano a fare luce su alcune zone d’ombra della storia italiana passata e recente. Come questo su Padre Pio o i libri contro le bugie di Dan Brown. Lo spirito è di attacco frontale a uno storico e al suo libro di successo, uno spirito che ricorda molto quello dei duri e puri della Resistenza contro Giampalo Pansa (autore che Luzzatto attaccò proprio come giornalista che si improvvisa storico e produce «confusione e chiacchiericcio sul passato»).
A conti fatti, però, gli attacchi di Gaeta e Tornelli sono puntuali e vanno a smascherare impietosamente alcune grossolane imprecisioni nella ricerca di Luzzatto. Tra queste, la questione relativa alla necessità di padre Pio di avere dell’acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi. Luzzatto si chiede perché mai padre Pio abbia fatto questa richiesta in segreto alla cugina di un farmacista amico, coinvolgendo nell’affaire l’autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo, senza cioè semplicemente richiedere il tutto al medico dei cappuccini.
Secondo Gaeta e Tornielli non è occorso troppo sforzo per trovare alcune possibili risposte. Innanzitutto in quei mesi anche a San Giovanni Rotondo si continuava a vivere nel clima di paura per l’epidemia influenzale spagnola, che rendeva necessaria una accurata disinfezione delle siringhe. Si può dunque ragionevolmente ipotizzare che episodicamente sostanze antisettiche come l’acido fenico mancassero nel paese e fosse perciò necessario dirigersi verso il capoluogo. Un’altra ipotesi realistica è il desiderio di padre Pio di non gravare sulle casse della comunità, in quanto, chiedendolo alla cugina di un farmacista amico, egli sapeva che il materiale gli sarebbe giunto gratuitamente. Mai, in ogni caso, l’acido fenico avrebbe potuto causare e mantenere le profonde lesioni del frate, che i medici Luigi Romanelli e Giorgio Festa avevano potuto osservare accuratamente, riscontrandone la profondità, come un foro che attraversava mani e piedi, ricoperto soltanto da una membrana di pelle e di croste sanguigne.
Luzzatto ha tirato fuori anche una seconda presunta “bomba”. Disse in un rapporto il farmacista Valentino Vista: «Dopo poco tempo dalla richiesta dell’acido fenico venne una seconda richiesta. [...] Appena la lessi mi venne il sospetto che i 4 gr. di veratrina richiesti da P. Pio servissero al medesimo per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Su questa punto, fu il visitatore apostolico Carlo Raffaello Rossi a mettere alle strette il cappuccino nell’interrogatorio del 15 giugno 1921: «Interr. Se abbia richiesto in passato la veratrina, e per quale scopo. Risp. Sì, lo ricordo benissimo. La richiesi, senza conoscerne neppur l’effetto, perché il P. Ignazio Segretario del Convento, una volta mi dette una piccola quantità di detta polvere per metterla nel tabacco e allora io la ricercai più che altro per una ricreazione, per offrire ai Confratelli tabacco che con piccola dose di questa polvere diviene tale da eccitare subito a starnutire».
Qual è stato il commento dello storico Luzzatto a tale riguardo? Nel suo libro ha sostenuto «la scarsa verosimiglianza di giustificazioni come queste», mentre in televisione ha affermato che «le spiegazioni che lui dava erano delle volte sorprendenti». Era sufficiente invece recarsi in biblioteca e consultare il volume “Medicamenta. Guida teorico-pratica per sanitari”, una specie di “bibbia” per i farmacisti, che già nell’edizione del 1914 propone folgoranti parole che tramortiscono le irrisioni di Luzzatto: «La veratrina del commercio è una polvere [...] assai irritante per le mucose e starnutatoria. [...] Polvere bianca, leggera, che irrita la congiuntiva ed eccita violentemente lo starnuto. [...] Fiutata provoca sternuti, lacrimazione e catarro nasale, spesso anche tosse».


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  1. Alcofibras ha scritto il 24 aprile 2010 alle 3:25 pm:

    Vorrei tanto conoscere il nome di qualcuno che ha trafficato con la veratrina per far ridere gli amici (che scherzo da prete!)

    il fatto provato è che il sig. Forgione manipolava sostanze chimiche irritanti, che le stimmate stranamente le aveva solo sulle mani (sui piedi e il costato aveva solo banali macchie di tintura di iodio)

    visto che la salma è stata di recente riesumata, non si potrebbe fare un bell’esame istologico per fugare ogni dubbio?


  2. Magog ha scritto il 24 aprile 2010 alle 3:25 pm:

    Vorrei tanto conoscere il nome di qualcuno che ha trafficato con la veratrina per far ridere gli amici (che scherzo da prete!)

    il fatto provato è che il sig. Forgione manipolava sostanze chimiche irritanti, che le stimmate stranamente le aveva solo sulle mani (sui piedi e il costato aveva solo banali macchie di tintura di iodio)

    visto che la salma è stata di recente riesumata, non si potrebbe fare un bell’esame istologico per fugare ogni dubbio?