Oltre Alitalia, Prato si occupa dei conti del Vaticano
Feb 28, 2008 il Riformista
Che Maurizio Prato, presidente dell’Alitalia, l’uomo cioè che sta traghettando la compagnia di bandiera italiana verso l’accordo con Air France, sia divenuto ieri, per volere di Benedetto XVI, revisore internazionale presso la Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, è una notizia che, a conti fatti, rientra nella normale amministrazione delle nomine vaticane.
Prato, infatti, era fino a ieri consultore dello stesso dicastero e il fatto che oggi ne vada a ricoprire, unendosi a tante altre perone di fiducia, un ruolo più operativo significa semplicemente che anche oltre il Tevere c’è chi si fida di lui. E che, senz’altro, si fidano di lui il quasi 77enne cardinale Sergio Sebastiani (prossimo al pensionamento) e monsignor Vincenzo di Mauro, rispettivamente presidente e segretario del suddetto dicastero.
Oltre agli altri quattro uffici del Vaticano che hanno competenze finanziarie - l’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), il governatorato dello Stato della Città del Vaticano, la congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e lo Ior (l’Istituto per le Opere di Religione) - la prefettura degli Affari Economici è forse quello meno quotato (è uno dei pochi uffici dove il segretario non è arcivescovo ma soltanto vescovo), nonostante i suoi poteri siano parecchio importanti. Alla prefettura, infatti, spetta revisionare e controllare tutti i conti del Vaticano e la cosa, come è facilmente immaginabile, non è da poco. In fondo, se un ministero della Santa Sede deve assumere nuovo personale, è anche con la prefettura che deve in qualche modo confrontarsi.
La nomina di Maurizio Prato pare comunque che non sia il segnale di ulteriori cambiamenti negli altri uffici della Santa Sede che hanno competenze economiche. O comunque, non è il segnale che a breve arriveranno cambiamenti là dove solitamente gli occhi del mondo finanziario internazionale guardano con maggiore interesse. Ovvero allo Ior: in sostanza la banca vaticana. Qui la presidenza di Angelo Caloja non è messa in discussione e durerà senz’altro fino alla fine del mandato, ovvero fino al 2009.
Lo Ior, tra l’altro, ha appena subìto un riassetto che non ha toccato gli organi dirigenziali ma soltanto la ricomposizione della commissione cardinalizia di vigilanza, che ha il compito di verificare la fedeltà dell’Istituto alle norme statutarie secondo le modalità previste dallo stesso Statuto. Da questa, lo scorso fine settimana, è ufficialmente uscito l’attuale presidente, ovvero l’ex segretario di Stato vaticano Angelo Sodano. Benedetto XVI ha rinnovato la commissione con questi nomi: Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano; Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; Jean-Louis Tauran, presidente del pontificio consiglio per il Dialogo Inter-Religioso; Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi; Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di São Paulo.
Altri cambiamenti allo Ior si sono fermati al primo ottobre 2007: era stato Paolo Cipriani a prendere il posto del direttore generale Lelio Scaletti. Cipriani, 53enne romano, sposato con due figli, prima di entrare in servizio allo Ior aveva prestato la propria attività presso il Banco di Santo Spirito e la Banca di Roma, svolgendo anche compiti di rappresentanza di questi istituti in Lussemburgo, a New York e a Londra.
Lo Ior, come ha spiegato domenica scorsa l’Osservatore Romano, è un «ente centrale della Chiesa». Gli utili conseguiti non vanno ad azionisti - che nel caso dell’ente non esistono - ma sono devoluti in favore di opere di religione e di carità. Tali, infatti, sono le finalità che sempre hanno motivato i Pontefici a creare uno strumento tecnico capace di contribuire a sostenere le innumerevoli opere di valore umano, sociale, religioso e culturale che la Chiesa cattolica svolge in tutto il mondo. Si pensi alle migliaia di ospedali e dispensari presenti nei paesi più poveri, ai centri sanitari che spesso si occupano di quei malati di cui nessuno si prende cura nelle zone più abbandonate; alle scuole o centri di formazione professionale di ogni livello nel campo educativo per la gioventù; alle diverse realtà di sostegno alle famiglie povere e all’infanzia abbandonata; alle numerose case e comunità di accoglienza per disabili, anziani e persone prive di qualunque tipo di assistenza. Nei paesi più poveri i missionari con la loro azione di evangelizzazione fattiva realizzano anche opere fondamentali per il sostentamento e il miglioramento della qualità della vita, mentre le comunità parrocchiali e religiose sparse capillarmente nel mondo intero - che promuovono nello spirito del Vangelo lo sviluppo integrale della persona umana - pongono le basi per una società più fraterna e solidale.




















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