I preti sposati e il ruolo del cardinale Hummes

La lettera è stata spedita e dovrebbe essere già arrivata sul tavolo del cardinale brasiliano Claudio Hummes, prefetto della congregazione per il clero. Firmata da un gruppo di sacerdoti brasiliani, il contenuto è una richiesta esplicita affinché il Vaticano ridiscuta la legge canonica che obbliga i preti al celibato. In particolare, si chiede l’istituzione di due tipi di sacerdozio: quello che prevede il celibato obbligatorio per i religiosi che fanno voto di castità nei rispettivi ordini e congregazioni, e un secondo tipo di sacerdozio, senza obbligo del celibato. Ma la notizia non è soltanto questa. Alla riunione che ha deciso la stesura della lettera - una convention nazionale terminata martedì a Indaiatuba, nello Stato di San Paolo - era presente lo stesso cardinale Claudio Hummes e, con lui, pure due vescovi, Esmeraldo Barreto de Farias, vescovo di Santarém, e, inoltre, l’attuale segretario della conferenza episcopale del Brasile nonché vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, Dimas Lara Barbosa. Una presenza, quella del porporato e dei due presuli, che evidenzia come la richiesta venga dalle più alte cariche dell’episcopato brasiliano, Hummes compreso. In sostanza, colui che il Papa ha messo poco più di un anno fa a capo della congregazione per il clero - Hummes appunto - ha contribuito alla stesura di una lettera indirizzata a se stesso.
Vista la presenza in Brasile di Hummes, una cosa sola si può dire: mai come oggi le richieste a Benedetto XVI affinché la Chiesa riveda la posizione sul celibato sacerdotale sono forti e vengono direttamente dal cuore di Roma, dal di dentro insomma della curia romana. E vengono nonostante più volte lo stesso Pontefice abbia spiegato come la cosa non si possa mettere in discussione. Sull’argomento, infatti, non solo il Sinodo dei vescovi di due anni fa non ritenne di doversi pronunciare, ma pure Benedetto XVI nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis scrisse nero su bianco che il celibato è «una ricchezza inestimabile» e «rappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stesso».
Ciò su cui si fanno forza gli estensori della lettera - al suo interno è contenuta anche la richiesta di cambiare la nomina dei vescovi per renderla più democratica e di consentire ai divorziati che si siano rifatti una nuova famiglia di accedere ai sacramenti - è il fatto che per la Chiesa il celibato sacerdotale che non è un dogma ma solo una norma disciplinare. Il tutto nonostante questa norma poggi su una tradizione consolidata e su forti motivazioni, sia di carattere teologico-spirituale che pratico-pastorale, più volte ribadite anche dai Pontefici.
Nel dicembre del 2006 fu lo stesso Hummes - grande amico del presidente Luiz Inacio Lula da Silva - appena nominato da Benedetto XVI a capo del “ministero” del clero, a chiedere che del celibato sacerdotale la Chiesa tornasse a discutere. Subito dopo Hummes ritrattò ma, evidentemente, la cosa non finì lì.
Tra l’altro, occorre notare una curiosa coincidenza. Qualche giorno fa a chiedere l’abolizione del celibato è stato anche il neo presidente della conferenza episcopale tedesca (Dbk), Robert Zollitsch, già arcivescovo di Friburgo. In un’intervista a Der Spiegel, Zollitsch ha affermato di essere «contrario al divieto di riflessione» sulla possibilità di abbandonare l’obbligo del celibato. Che nel giro di una settimana esponenti della Chiesa brasiliana e tedesca facciano la stessa richiesta, sembra non essere un caso. Il legame tra Dbk e Chiesa brasiliana, infatti, è fortissimo a motivo degli ingenti sostentamenti economici che la Dbk devolve ai sacerdoti brasiliani.
Ma la pressione su Benedetto XVI negli ultimi mesi è venuta anche da altri due porporati, uno francese, l’altro inglese. Lo scorso dicembre è stato il cardinale francese Roger Etchegaray, presidente emerito del pontificio consiglio Giustizia e Pace e vicedecano del sacro collegio a dire, in un’intervista al quotidiano Le Parisien, che la questione «può essere discussa». E ancora, sempre lo scorso dicembre, ecco il cardinale inglese Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminster, a dire al Financial Times: «Se lei mi chiede: “Pensa che la Chiesa possa cambiare e ordinare molti uomini sposati?”, la risposta è sì, è possibile».
E non è tutto. Pare che tre mesi fa, nella sede del seminario lombardo di Roma, nel corso di un ricevimento svoltosi nel giorno di san Carlo, sia stato un porporato italiano a prendere la parola e ad «assicurare» i seminaristi presenti che il celibato sacerdotale «sarà presto ammesso nella Chiesa». A conti fatti, resta da vedere come il Papa prenderà la cosa. Intanto, il segretario di Stato vaticano si trova a Cuba e difficilmente da lì potrà intervenire a dovere sull’argomento.

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