Appello ai religiosi paolini

Mi permetto di fare mio e di rilanciare qui l’appello che Marco Tosatti e altri colleghi hanno rivolto agli editori di “Famiglia Cristiana” e di “Jesus”.
Scrive Tosatti sul suo blog: Insieme ad altri colleghi che si occupano di informazione religiosa abbiamo deciso di rivolgere un appello agli editori di “Famiglia Cristiana” e di “Jesus”. Il preannuncio dei religiosi Paolini, che editano “Famiglia Cristiana” e “Jesus”, di voler chiudere la redazione romana delle due testate, oltre che le sedi di Torino, Venezia e Bologna, ci stupisce e ci addolora. Tutti ricordiamo la grande tradizione delle due testate e l’autorevolezza che si sono conquistate negli anni sul campo. È difficile credere che un editore tanto rilevante nel panorama dell’informazione italiana scelga di impoverire se stesso sguarnendo la sua presenza sul territorio nel Nord Italia, sua tradizionale roccaforte, e soprattutto rinunciando a quella nella capitale del Paese, cuore della vita politica e sociale e città che ospita le più importanti istituzioni ecclesiali, sia nazionali che della Santa Sede. Ogni ambito dell’informazione è importante, e impoverirlo è impoverire tutti, lettori e non lettori delle due testate, credenti e non credenti. La chiusura della redazione di Roma è difficilmente comprensibile per delle riviste prestigiose come “Famiglia Cristiana” e “Jesus”, che hanno inevitabilmente il loro baricentro sul mondo ecclesiale, civile e politico. La conseguenza di una tale decisione sarebbe quello di emarginare queste testate storiche non soltanto all’interno del variegato panorama giornalistico italiano, ma anche all’interno del pianeta dell’informazione di matrice cattolica. Per questi motivi ci appelliamo ai religiosi della Congregazione Paolina, affinché riflettano sulla scelta che forse, nella contingenza delle attuali difficoltà economiche, non è stata ponderata in relazione alle future conseguenze: la società civile italiana, il mondo cattolico e la Chiesa tutta hanno bisogno di una maggiore ricchezza e varietà dell’informazione, non certo di un suo restringimento, pena la perdita di un ingrediente prezioso per il bene della vita pubblica del nostro Paese.

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