Retroscena: ecco perché il Papa non è andato alla Sapienza
16 gennaio 2008 -
Benedetto XVI è stato informato della cosa ieri pomeriggio, mentre era al lavoro nel suo studio. Senza commentare ha acconsentito alla rinuncia (presa di come accordo da Bertone da Ruini) di recarsi giovedì all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza ed è tornato alle sue carte. Senz’altro amareggiato ma nel contempo consapevole che il rischio non valesse la candela. Tanto meglio restare a casa e dedicarsi alla mole di lavoro ordinaria, peraltro notevole. Toccherà poi al mondo accademico valutare il contenuto delle sue parole che, assicurano in Vaticano, non aveva nulla di esplosivo.
Il discorso da tenere all’interno dell’Aula Magna del Rettorato della Sapienza era pronto, ampio e articolato, di spessore culturale. E il Papa lo manderà alla Sapienza, via posta. Insieme, era pronto pure il saluto che il Pontefice avrebbe fatto poco dopo all’interno della Cappella universitaria retta da padre Vincenzo D’Adamo insieme ad altri gesuiti. Più breve del primo, ma anch’esso di spessore. L’intenzione, infatti, fino alle prime ore del pomeriggio di ieri, era quella di far accomodare Benedetto XVI sulla Papamobile, scortarlo fino alla Sapienza, e riportarlo tra le sacre mura in poco meno di due giri d’orologio.
Tra l’altro, nella mattinata di ieri, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si era riunito presso la Prefettura di Roma e aveva messo a punto «tutte le misure atte a garantire la piena sicurezza e l’ordinato svolgimento» della cerimonia di inaugurazione dell’università. Presenti erano anche il rettore della Sapienza, Renato Guarini e alcuni responsabili della sicurezza del Vaticano. E, ieri sera, anche il ministro degli Interni Giuliano Amato ha dichiarato testualmente che «la sicurezza del Papa sarebbe stata garantita al 1000 per cento da un dispositivo di assoluta garanzia». «Del resto – ha continuato Amato -, noi abbiamo garantito la visita del presidente degli Stati Uniti a Roma che ha fatto movimenti ben più ampi e siamo sperimentati in questo».
E, allora, come e perché il Vaticano è arrivato alla decisione di annullare la visita? Perché poco dopo le 17.00 di ieri la posizione della Santa Sede che sembrava favorevole alla visita è improvvisamente cambiata e si è deciso per un annullamento che nei rapporti Santa Sede-Italia non ha precedenti? Due soltanto le situazioni analoghe capitate, tuttavia, all’estero e in due paesi che vivevano situazioni di guerriglia. Entrambe, nel 1994, quando Wojtyla fu costretto a non partire per Beirut e per Sarajevo.
Ecco come sono andate le cose: la decisone di rinunciare è stata suggerita ieri pomeriggio al Pontefice di comune accordo dal segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, e dal vicario per la città di Roma, il cardinale Camillo Ruini. Di qui il comunicato della sala stampa della Santa Sede: «A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all’Università degli Studi La Sapienza, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio, si è ritenuto opportuno soprassedere all’evento».
Evidentemente i due prelati, sentita la gendarmeria vaticana e nonostante le rassicurazioni del Viminale, qualche perplessità intorno alla sicurezza del Pontefice e delle persone presenti in università l’hanno avuta. Soprattutto in merito al breve tragitto che separa l’Aula Magna del Rettorato dalla Cappella universitaria. Qui, qualche gruppo isolato, avrebbe potuto “assalire” la Papamobile. Tra l’altro, anche l’annunciato contro sit-in promesso per giovedì da alcuni militanti di destra di Forza Nuova, avrebbe destato parecchia preoccupazione negli uomini che lavorano per la sicurezza del Papa. E poi un’altra semplice valutazione: a conti fatti, una contestazione al Papa all’interno della principale università pubblica romana non sarebbe di certo stata un bello spettacolo da vedere. Di qui la decisione secondo la quale, in fin dei conti, era meglio rinunciare e, insieme, far avere alle autorità dell’università il testo del discorso che il Papa avrebbe dovuto pronunciare.
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