Più che Carla Bruni, Philippe Verdin

Nicolas Sarkozy - ovviamente - non avrà al suo fianco Carla Bruni in occasione dell’udienza che Benedetto XVI gli ha concesso domani mattina e, a seguire, durante l’incontro di routine con il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone e il “ministro degli esteri” Dominque Mamberti.
E nemmeno - ci mancherebbe - la fotomodella italiana sarà al fianco del presidente francese nel pomeriggio quando, come successore dei Re di Francia, questi prenderà possesso davanti al cardinale Camillo Ruini (in qualità di arciprete della cattedrale di Roma) del canonicato onorario della basilica di San Giovanni in Laterano.
Piuttosto, ad accompagnare Sarkozy oltre il Tevere e sul colle del Laterano, vi sarà lo scrittore nonché editorialista di “Le Figaro” Philippe Verdin, il padre domenicano che, assieme al filosofo Thibaud Collin, aveva aiutato Sarkozy a scrivere nel 2004 il saggio “La Republique, les religions, l’esperance” (Editions du Cerf, 2004; editato in Italia nel 2005 da Edizioni Nuove Idee).
Un saggio che, scritto prima che Sarkozy venisse eletto ventitreesimo presidente della Repubblica francese, aveva fatto sognare non soltanto i cattolici d’Oltralpe, ma pure quelli d’oltre Tevere in quanto, nero su bianco, Sarkozy spiegava il posto che le religioni avrebbero dovuto avere nella vita del suo paese arrivando ad auspicare «una laicità aperta e pacificata, in cui ciascuno possa vivere la propria speranza e partecipare alla costruzione della società democratica».
Parole, queste ultime, che raggranellarono, come testimoniò una recensione del 3 maggio 2006 uscita direttamente sulle colonne di “Avvenire”, un discreto consenso in Vaticano.
Eppure, a ben vedere, quello che la Santa Sede auspicherebbe dal presidente francese - la cosa è all’ordine del giorno nel colloquio di questa mattina con Benedetto XVI - è qualcosa di più. Perché se è vero che nel saggio del 2004 Sarkozy prometteva alle religioni un posto importante nella vita della società, è altrettanto vero che oggi queste stesse religioni (tra tutte il cristianesimo che, in Francia, è rappresentato da un buon 70 per cento della popolazione, contro un 19 per cento di agnostici e un 7 per cento di musulmani) sono di fatto escluse.
Un dialogo nella differenza dei ruoli è quanto il Vaticano si aspetterebbe dalla “laicité” in salsa francese e la cosa sarà rimarcata nel faccia a faccia Ratzinger-Sarkozy e, subito dopo, in quello più tecnico Bertone-Sarkozy.
Non è un segreto che al modello della “laicité” d’Oltralpe dove la religione è separata dallo Stato ma a esso subordinata, la Chiesa preferisca quello della “religious freedom” sancito dalla Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1791 dove la religione è sì separata dallo Stato ma senza subordinazione.
Ma in generale, entrambi i modelli sono carta straccia se, a monte, il “free exercise” - l’esercizio pubblico - della religione non viene vissuto da chi è chiamato ad espletarlo all’insegna di una coerente vita di fede.

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