Kirill e il suo viaggio in Italia
Dic 13, 2007 Pensieri sparsi
Se avessi dovuto scrivere sul Riformista (ma non l’ho fatto) un articolo sulla recente visita del numero due del patriarcato ortodosso russo Kirill in Italia, avrei scritto più o meno quanto segue.
L’incontro - giovedì scorso - è stato all’insegna della musica. Davanti a un pubblico per tre quarti italiano e per un terzo russo si sono alternate le note del coro del monastero di San Daniele di Mosca e quelle per organo di Frescobaldi e Froeberger eseguite da Osvaldo Guidotti.
Musica russa, dunque, accanto a esecuzioni più “occidentali”.
Come cornice, la basilica romana di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Ospiti della serata, il numero due del patriarcato ortodosso russo, ovvero il metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Kirill, e una folta rappresentanza cattolica guidata dal cardinale Sergio Sebastiani.
Ortodossi e cattolici, dunque, riuniti nella basilica romana per celebrare la consacrazione - avvenuta quattro giorno dopo - della cripta della chiesa ortodossa russa di Santa Caterina d’Alessandria dedicata ai santi Costantino ed Elena. La chiesa di Santa Caterina: baluardo ortodosso nel cuore della cattolicità, preludio di una volontà innanzitutto moscovita di creare un centro spirituale per la comunità ortodossa russa in quel di Roma. Una chiesa - quella di santa Caterina - iniziata a costruire nell’estate del 2003 e voluta significativamente alta tanto quanto la cupola della basilica di San Pietro la quale, di sotto al Gianicolo, guarda Santa Caterina da poche centinaia di metri di distanza.
Kirill ha preso la parola prima dell’inizio delle musiche e, inaspettatamente, ha colpito al cuore i sentimenti dei cattolici presenti: «Cattolici e ortodossi - ha detto - sentono di appartenere a un’unica famiglia perché condividono i medesimi valori cristiani. Per superare le divisioni la cosa più importante è che l’Oriente e l’Occidente inizino a considerarsi non più estranei. Devono sentirsi un’unica famiglia e devono acquisire la coscienza che hanno bisogno l’uno dell’altro. Quello che avviene in questa basilica è un piccolo mattone nella costruzione di quel grande edificio che è la nostra unità».
Parole di speranza e apertura, dunque, riprese anche in un’intervista rilasciata sabato scorso sulle colonne dell’Osservatore Romano, poche ore dopo l’udienza che Benedetto XVI ha concesso a Kirill. Un’udienza a cui è seguita la visita alle reliquie dell’apostolo Pietro nella basilica vaticana, di papa Gregorio e di san Gregorio di Nissa.
E sì che pochi giorni prima - ancora Kirill non era partito per il tour italiano - lo stesso metropolita moscovita aveva parlato dei cattolici, e in particolare, dei preti presenti in Russia, con toni tutt’altro che amicali: «Noi - aveva detto a riguardo delle diocesi cattoliche create nel 2002 da Wojtyla nel paese - non le riconosceremo mai e ne contesteremmo sempre la presenza» che consideriamo come «una sfida alla nostra comune idea, legata al principio territoriale delle amministrazioni ecclesiastiche».
È una dichiarazione - quest’ultima - che stride parecchio con quanto Kirill ha affermato in quel di Roma, ma stride fino a un certo punto. Il “gioco” di Mosca, infatti, è sempre lo stesso: mostrarsi agli occhi della madre patria e del suo governo intransigente attorno al presunto proselitismo cattolico per poi, agli occhi delle diplomazie straniere - e soprattutto a quelli del Vaticano -, dirsi più disponibile. E il risultato è sempre garantito: la madre patria ha la certezza di mantenere il controllo sulla sua Chiesa e la “sua” Chiesa ottiene benefici (anche pratici) fuori i confini nazionali.
Tuttavia, dietro le parole di Kirill in quel di Roma, una qualche novità rispetto al passato è evidente: mai un rappresentate del patriarcato moscovita usava rilasciare dichiarazioni con accenti così aperti - e per di più sul quotidiano vaticano - una volta fuori dai confini italiani. E la cosa è notata non senza un certo stupore pure nello stesso patriarcato russo dove pare che proprio a motivo di questo suo filo occidentalismo, Kirill stia perdendo la corsa alla successione di Alessio II, oggi ancora in sella alla Chiesa di Mosca nonostante non goda di ottima salute.




















Loading ...
Lascia un commento