Nel disegno di Ratzinger non c’è un Papa nero

«Sarà vero? Dopo Miss Italia aver un Papa nero?», si chiedeva l’oramai ex band reggae veneziana dei Pitura Freska nel Sanremo del 1997 dopo che, pochi mesi prima, la dominicana (poi naturalizzata italiana) Denny Mendez era stata eletta Miss Italia: la prima reginetta di colore. «No me par vero», si risposero i Pitura Freska.
E, in effetti, a guardare l’elenco dei 120 cardinali che avranno diritto di voto in caso di futuro conclave - da domani agli attuali 102 se ne aggiungeranno altri diciotto -, l’elezione di un Papa nero pare proprio improbabile, se non impossibile. Ma non solo. Improbabile - seppure non del tutto impossibile - pare pure l’elezione di un Pontefice di un qualsiasi continente a parte quello europeo.
Di questi diciotto nuovi porporati, infatti, ben dieci sono europei - quattro italiani, due spagnoli, un francese, un irlandese, un polacco e un tedesco - e sommati agli altri cardinali europei elettori già presenti nel collegio fanno in tutto sessanta. In pratica, la metà esatta di coloro che hanno diritto di voto. Una cifra considerevole e che in futuro, in caso di conclave, potrà avere un peso notevole.
Quanto agli altri continenti, da domani i cardinali elettori dell’America Settentrionale saranno sedici. Quelli dell’America Latina ventuno. Nove gli africani, dodici gli asiatici, due quelli provenienti dall’Oceania.
Insomma, non c’è partita. Le sorti in caso di conclave saranno decise dagli europei e, tra questi, dagli italiani i quali, con la berretta concessa domani al presidente della Cei Angelo Bagnasco, al presidente del governatorato della Città del Vaticano Giovanni Lajolo, all’arciprete della basilica vaticana Angelo Comastri e all’archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa Raffaele Farina, divengono in totale ben trentanove. Abbastanza per prospettare un Papa italiano? Certamente sì. Anche se, più che altro, la cosa più probabile da prevedere è che, dopo il polacco Wojtyla e il tedesco Ratzinger, lo “scettro” di Pietro rimanga ancora in mano europea.
Domani, dunque, è il giorno della creazione dei nuovi cardinali. Dopo domani, festa di Cristo Re, quello della consegna degli anelli, mentre quest’oggi è il giorno dell’incontro dedicato all’ecumenismo tra tutti i cardinali (ultraottantenni compresi).
A questo incontro è presente anche il decano del collegio cardinalizio, l’ex segretario di Stato Angelo Sodano, che proprio quest’oggi, compiendo ottantanni, esce dalla possibilità di votare in caso di conclave e, inoltre, decade anche dall’essere membro delle varie congregazioni.
A Sodano, in quanto decano del collegio cardinalizio, spetta la responsabilità di convocare il conclave per eleggere un nuovo Papa. Egli, come stabilito nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, ha anche il compito di comunicare la notizia della morte del Papa al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede e ai capi delle rispettive nazioni.
Nei mesi passati Sodano è riuscito a farsi preparare in Vaticano un ufficio appositamente predisposto per il suo ruolo. Un ruolo più di prestigio che altro. Un ruolo che non aveva mai giustificato, in precedenza, la creazione di un ufficio. Eppure, ce l’ha fatta. E mercoledì, addirittura, al termine dell’udienza generale, è stato Benedetto XVI che ne ha inaugurato le stanze mentre, nello stesso giorno, per l’ex segretario di Stato veniva anche tenuto un concerto d’organo all’interno della chiesa di Maria Madre della Famiglia che si trova all’interno del palazzo del governatorato.
Domani, in San Pietro, ad omaggiare i nuovi cardinali ci saranno anche parecchi politici: in rappresentanza del governo italiano ci sarà il vicepremier Francesco Rutelli. E poi, il ministro della Difesa, Arturo Parisi e il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Dalla Spagna il vicepremier María Teresa Fernández de la Vega. Dalla Francia il ministro dell’Interno francese Michèle Alliot-Marie. E poi alcune delegazioni dalla Polonia e dall’Iraq.
Su tutti “veglierà” il segretario di Stato Tarcisio Bertone. Da quando Ruini non è più presidente della Cei, egli ha voluto prendere in mano con decisione le redini dei rapporti con il mondo politico. La lontananza da Roma del nuovo presidente dell’episcopato italiano - Angelo Bagnasco risiede a Genova - lo agevola, almeno per ora, in questo delicato compito.

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