Gli anglicani bussano alle porte del concistoro
Nov 22, 2007 il Riformista
È domani il giorno del secondo concistoro “straordinario” (il primo avvenne nel marzo del 2006) del pontificato di Benedetto XVI dedicato ai rapporti con gli ortodossi e i protestanti e, tra questi, con gli anglicani.
Ventiquattro ore prima del «concistoro per la creazione di nuovi cardinali» annunciato dalla Santa Sede per dopodomani - saranno 18 i nuovi cardinali elettori, 5 quelli ultraottantenni nominati grazie al benemerito impegno svolto al servizio della Chiesa - Benedetto XVI incontrerà in via “straordinaria” e a porte chiuse l’intero collegio cardinalizio.
Si tratta di una modalità di governo della Chiesa in uso fin dal Medio Evo e ancora nel Rinascimento e che Giovanni Paolo II “rispolverò” agli inizi degli anni ottanta.
Anticamente i cardinali erano convocati in queste assise dal Pontefice per dibattere su questioni che riteneva importanti e per essere così aiutato nel prendere le decisioni in merito. Anche con Wojtyla i concistori “straordinari” avevano più o meno la stessa funzione. E così con Benedetto XVI il quale, tuttavia, a differenza del suo predecessore, convoca queste riunioni abbinandole ai concistori dedicati alle nomine.
Domani, dopo un saluto del Papa e un’introduzione del cardinale Walter Kasper che a tutt’oggi presiede il dicastero vaticano dedicato all’ecumenismo, spazio al dibattito nel quale ogni porporato potrà liberamente dire la sua sull’argomento.
All’attenzione dell’assemblea, tuttavia, potranno essere portate anche altre questioni quali, ad esempio, la situazione dei religiosi sparsi nel mondo (non sempre nelle università cattoliche e nelle facoltà teologiche dove insegnano si distinguono per fedeltà alla dottrina e obbedienza a Roma), il protrarsi degli “abusi liturgici” con l’aggravante della disobbedienza nell’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum, lo “strapotere” delle varie conferenze episcopali e la loro sempre più accentuata burocratizzazione.
Quanto al dibattito ecumenico, due i fuochi che i cardinali affronteranno. Innanzitutto il rapporto con le chiese ortodosse: con Benedetto XVI è arrivato al capolinea il tempo dei gesti clamorosi di apertura dietro ai quali, purtroppo, è spesso mancata la sostanza.
Il recente incontro di Ravenna della commissione per il dialogo permanente a livello teologico tra cattolici e ortodossi (8-15 ottobre) ha portato all’approvazione di un documento che, pur insistendo sulla necessità del dialogo, mostra che ci sono ancora nodi da sciogliere, in particolare in riferimento al primato del Papa.
È vero, sostiene il documento, che il Papa prima dello scisma del 1054 era “il primo dei patriarchi”, ma cosa questa primazia significasse prima dello scisma e soprattutto cosa significhi oggi è questione aperta.
Tra l’altro, prima dell’uscita del documento, le assise di Ravenna hanno dovuto registrare l’abbandono della Chiesa ortodossa russa ufficialmente a causa della presenza di un rappresentante di una Chiesa non riconosciuta da Mosca, quella estone. È stato un abbandono pesante. Mosca è oggi la chiesa ortodossa numericamente più importante ed è innanzitutto con essa che il Pontefice gradirebbe che gli sforzi del cardinale Kasper approdassero a risultati concreti.
Ma il lavoro è difficilissimo: per Benedetto XVI, infatti, la primazia del Papa dovrebbe oggi fondarsi sul fatto che essa fu in vigore dagli inizi della Chiesa apostolica. Per gli ortodossi, invece - e quindi anche per Mosca -, se è vero che Roma ha un certo primato d’onore sulle altre Chiese, tuttavia fin dall’inizio del cristianesimo le Chiese avevano tra loro uguale dignità (furono “cooriginarie”) e quindi la questione dell’applicazione oggi del primato di Roma resterebbe tutta da decifrare.
Oltre ai rapporti con gli ortodossi, l’incontro di domani avrà un focus dedicato ai protestanti e in particolare agli anglicani.
Il Pontefice vuole che vengano attentamente valutate le tante richieste di ritorno nella Chiesa cattolica avanzate negli ultimi mesi da parte di esponenti dell’anglicanesimo.
La comunione all’interno della Chiesa anglicana, sostengono in Vaticano, sarebbe divenuta difficoltosa anche a causa della concessione dell’ordinazione delle donne che avrebbe provocato parecchi malcontenti.




















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