I vescovi siano come api: dolci per ristorare, severi per punire

Benedetto XVI quest’oggi, nella catechesi tenuta durante l’udienza generale in piazza San Pietro, ha parlato di san Massimo, vescovo a Torino nel 398.
In questo modo egli ha continuato a dedicare le proprie catechesi ai padri e ai pastori della Chiesa: da sant’Ilario di Poitiers a sant’Eusebio di Vercelli, da sant’Ambrogio fino a san Massimo.
I vescovi - ha detto oggi il Papa - devono prendere esempio da san Massimo che, in un tempo difficile per i cittadini torinesi a causa delle continue rappresaglie di gruppi sparsi di barbari, esortava i cristiani a rispondere con responsabilità ai loro doveri di cittadini.
In particolare li esportava a prendere sul serio i propri doveri fiscali, «per quanto gravosi e sgraditi possano apparire».
La stessa cosa dovrebbero farla i vescovi oggi: essi sono come delle «vedette» collocate in città. Posti su «un’elevata rocca di sapienza, vedono da lontano i mali che sopraggiungono». E ancora: «Come l’ape, i vescovi osservano la castità del corpo, porgono il cibo della vita celeste, usano il pungiglione della legge. Sono puri nel santificare, dolci per ristorare, severi per punire».

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