Vian vuole un Osservatore non solo romano
Ott 27, 2007 il Riformista
Probabilmente questo pomeriggio all’edicola a fianco di piazza San Pietro, e cioè davanti alla caserma degli Svizzeri, ci sarà qualche curioso in più del solito per acquistare una delle pochissime copie a disposizione (come consuetudine la diffusione vera e propria in tutta Roma avviene soltanto il giorno successivo alla stampa) della prima edizione dell’Osservatore Romano firmata da Gian Maria Vian (nuovo direttore al posto di Mario Agnes) e datata domenica 29 ottobre. Anche perché l’aspettativa sulla nuova gestione è tanta. E non solo perché Vian, dopo tredici anni di “sede vacante”, ha voluto che al suo fianco venisse nominato come vicedirettore l’ex redattore capo (e vaticanista) dell’Asca, Carlo Di Cicco, ma anche perché pare che fin dal primo numero il neodirettore voglia vestire il giornale di un nuovo impianto grafico più vicino agli antichi splendori, quelli, per intenderci, che portarono negli anni del pre e post Concilio a una diffusione dell’Osservatore senza precedenti.
Allora, grazie all’apporto del direttore Raimondo Manzini (per oltre un trentennio direttore del quotidiano cattolico bolognese L’avvenire d’Italia, deputato all’assemblea costituente e sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri), l’Osservatore vendeva in Italia oltre trentamila copie, riuscendo a diffondere in modo unico ed efficace l’interezza dell’insegnamento papale. Già, perché del pontificato di Paolo VI, quell’Osservatore fu una espressione importante: riportava le parole del Papa ma, nel contempo, rischiava anche idee, opinioni, senza appiattirsi dietro la pubblicazione dei testi ufficiali. Allora col giornale collaboravano personaggi illustri, (indimenticabile la rubrica “Bailamme” firmata da Giuseppe De Luca) e anche oggi il nuovo Osservatore pare voglia puntare su firme esterne di eguale prestigio.
Il nome di Paolo VI è legato a doppio filo a quello di Gian Maria Vian. Fu Montini, infatti, che lo battezzò nella basilica di San Pietro: il padre di Gian Maria, Nello, poteva vantare con Paolo VI un’amicizia fraterna, coltivata con discrezione e costanza.
Ma l’arrivo all’Osservatore - voluto da Ratzinger su suggerimento del cardinale Bertone - muove principalmente dalla preparazione storica e professionale di Vian: non solo professore di filologia della letteratura cristiana antica all’università “La Sapienza” di Roma, non solo membro del pontificio comitato di scienze storiche, ma anche firma nobile del quotidiano della conferenza episcopale italiana Avvenire.
Una competenza che lo avvicina molto all’idea di Osservatore che fu propria di Montini fin dai tempi in cui era sostituto segretario di Stato.
Montini amava dire che “fare” l’Osservatore è «cosa difficilissima». Perché si tratta di «un giornale di idee», ma non solo. «È anche - scrisse nel 1961 - un giornale d’ambiente; dell’ambiente vaticano».
E qui sta la difficoltà della sua stesura. L’Osservatore, insomma, deve diffondere idee e insieme ricordarsi che la stampa del giornale avviene in via del Pellegrino: dentro le sacre mura. «È questa incertezza - scrisse ancora Montini - che crea intorno all’Osservatore un alone di riverenza per alcuni, di diffidenza per altri; raccomanda il foglio agli esperti, ai politici, agli studiosi, ai diplomatici, ai devoti, ma non alla folla dei lettori comuni».
Vian arriva in via del Pellegrino dopo ventitré anni di direzione di Agnes. Quest’ultimo, ieri, ha preso carta e penna per un editoriale di commiato. Un canto del cigno, il suo, per testimoniare la gratitudine per «un lungo tratto di strada vissuto con gioia».
Gratitudine per Wojtyla, che lo chiamò alla «direzione del Suo giornale», e per Benedetto XVI, definito come «il grande padre spirituale». E poi l’augurio al suo successore, dal quale traspare la morbidezza di un avvicendamento accettato senza rimpianti o rancori.
Vian, a differenza di Agnes, proverà anche una diffusione maggiore oltre l’Italia. I traduttori saranno chiamati a un grande lavoro anche se, ancora, mancano il traduttore polacco (da un mese l’officiale preposto è in ospedale) e quello portoghese (il monsignore brasiliano incaricato è deceduto improvvisamente un mese fa a soli 51 anni).




















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