Ratzinger vent’anni dopo si “converte” al dialogo
23 ottobre 2007 -
«Ci ha parlato come un padre che vuole confermare la strada sulla quale sono i suoi figli. Nessuno lo ha notato, ma le parole che il Pontefice ha dedicato alla necessità di continuare a perseguire il dialogo con le altre fedi in continuità con lo “spirito di Assisi” segnano un passo decisivo per il nostro cammino. Sono anni che lavoriamo per la pace tra i popoli e le diverse fedi, e sentire il Pontefice che diceva che è con l’autentico “spirito di Assisi” che ci si può opporre “a ogni forma di violenza e all’abuso della religione quale pretesto per la violenza”, resta un conforto per i nostri sforzi che a lungo avevamo atteso».
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, a poche ore dalla visita di Benedetto XVI a Napoli parla col Riformista.
Una visita pastorale, quella di domenica, in cui il Papa ha trovato lo spazio per incontrare e rivolgere un discorso ai leader religiosi presenti al Meeting internazionale promosso da Sant’Egidio e con loro pranzare davanti a degli stringoli con pomodorini del Vesuvio e profumi partenopei in cialda croccante di parmigiano.
C’era attesa per le parole di Benedetto XVI. Soprattutto tra i membri della Comunità, perché mai il Pontefice era arrivato a riconoscere con un pranzo pubblico una delle associazioni cattoliche più attive sul campo della diplomazia internazionale e del dialogo ecumenico e interreligioso. Un lavoro che spesso è stato giudicato dalle male lingue alternativo a quello ufficiale della diplomazia vaticana, fino ad affibbiarle il nomignolo di “Onu di Trastevere” e ad accusarla di non lavorare in perfetta simbiosi con la diplomazia d’Oltretevere e dunque con la segreteria di Stato e i suoi nunzi nel mondo.
«Mi piacerebbe – dice in proposito Riccardi – che si leggesse attentamente quanto Benedetto XVI ha detto domenica. Le sue parole sono state apprezzate non soltanto da tutta la Comunità ma anche dai tanti leader religiosi presenti. Le sue parole restano una conferma importante del nostro lavoro».
Insomma, i fantasmi del 1986 sembrano essere passati. Allora Ratzinger non accompagnò papa Wojtyla ad Assisi in quello che fu il primo incontro tra leader di diverse religioni, un raduno che poi Sant’Egidio ripropose autonomamente negli anni a venire. Si disse che l’allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio non era favorevole a questo tipo di dialogo perché il rischio della deriva sincretista, e cioè la volontà di unire le diverse fedi anche laddove non è possibile trovare motivi di unità, veniva giudicato sempre dietro l’angolo. Al riguardo, fu soltanto un anno fa che, in occasione della celebrazione dei venti anni del primo raduno di Assisi, lo stesso Ratzinger mise nero su bianco, in una lettera inviata al vescovo Domenico Sorrentino, le proprie paure. Parole difficili da decifrare per la Comunità di Sant’Egidio.
«Ma la notizia di domenica – dice ancora Riccardi – è stata il discorso del Papa». E se il prossimo anno – come dovrebbe essere annunziato oggi a Napoli – verrà confermata la scelta di Nicosia quale sede del raduno interreligioso del 2008, Sant’Egidio potrebbe fare addirittura bingo. Infatti, se la segreteria di Stato vaticana riuscirà ad organizzare per il 2008 un viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa, il Papa spezzerà in due il volo fermandosi a Nicosia. È una promessa che il Pontefice ha fatto a Chrysostomos II, arcivescovo ortodosso di Cipro e le promesse, si sa, vanno sempre mantenute. Insomma, quel che non riuscì a papa Wojtyla (non partecipò mai direttamente a un raduno organizzato da Sant’Egidio) potrebbe capitare per due anni di fila a papa Ratzinger, il Pontefice che, sulla carta, non doveva essere favorevole al vento di Assisi.
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