Sulla via per Fatima, Socci è fermato dalle guardie svizzere

Alla fine lo Straniero (Antonio Socci) è entrato ieri sera in territorio “nemico” (in Vaticano) e ha gentilmente chiesto, prima che iniziasse l’incontro di presentazione dell’ultimo libro del segretario di Stato, Tarcisio Bertone, dedicato alle apparizioni di Fatima, di poter porgere una sola domanda al porporato alla quale egli avrebbe potuto rispondere anche soltanto con un sì o con un no.
La domanda doveva essere la seguente: «Eminenza, lei è pronto a giurare sul Vangelo che alla famosa frase della Madonna contenuta nel terzo segreto di Fatima reso noto dal Vaticano nel 2000 (“In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc”, disse la Madonna) non segua nient’altro?».
Se Bertone avesse risposto di no, Socci avrebbe vinto la sua partita tesa a dimostrare che in realtà esiste un prosieguo al terzo segreto così come che tutti lo conoscono.
Se avesse detto di sì, lo Straniero avrebbe giocato un’altra carta e cioè avrebbe fatto ascoltare la registrazione autentica che monsignor Capovilla, ex segretario di Giovanni XXIII, rilasciò a uno studioso di Fatima, Solideo Paolini, nella quale egli dichiarava che sì, «oltre alla quattro paginette, c’era anche qualcos’altro, un allegato, sì». In sostanza la prosecuzione del terzo segreto nella quale si profetizzava l’apostasia della Chiesa.
Ieri sera Capovilla è intervenuto, lui sì, alla presentazione del libro con un’intervista registrata e, oltre a difendere la tesi di Bertone, ha anche ammesso - ed è questa una cosa singolare e mai uscita prima - che papa Montini lesse il messaggio due volte, una prima nel ’63, una seconda nel ’65.
Un’ammissione che suona come un autogol per lo stesso Vaticano secondo il quale, invece, il segreto sarebbe stato letto dal papa soltanto nel ’65.
Una contraddizione inspiegabile e che dimostra che in realtà nel ’63 e nel ’65 il papa lesse due testi differenti, perché il primo per ammissione dello stesso Capovilla era custodito nella sua stessa stanza, il secondo nell’ex Sant’Uffizio.
E dunque, il terzo segreto, non sarebbe stato scritto su un foglio solo.
Insomma un bel casino che, non per colpa di Socci, ieri sera ha vissuto un ulteriore e inatteso episodio. Ecco come sono andate le cose: lo Straniero, visto che non poteva rivolgere a Bertone le sue domande durante la conferenza, ha aspettato l’arrivo del cardinale fuori dalla porta della sala. Bertone, però, è stato fatto entrare da un ingresso secondario e così Socci non lo ha potuto incontrare. Preso atto che «la Chiesa del dialogo - sono parole di Socci - è divenuta Chiesa del monologo», lo Straniero si è fermato fuori alla sala per dire civilmente la sua ai pochi giornalisti presenti. Avvicinato dalla gendarmeria vaticana, però, gli è stato chiesto, senza motivo, di allontanarsi. Lui ha reagito male e poco ci è mancato che lo trascinassero fuori dal Vaticano con la forza.
Un brutto episodio per l’ultimo - ieri anche Vittorio Messori ha detto che non può aderire al delirio dei visionari perché non crede che i vertici della Chiesa arrivino a manipolare i fatti -, solitario difensore della tesi di un segreto sempre più misterioso.

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