Quel parlare dell’arrivo di Ravasi (l’ennesimo milanese) presto (forse) a Roma

Cari palazziapostolici, con questo articolo (e quello riportato appena sotto questo) chiudo le comunicazioni fino a metà settembre. Se avrò modo, approverò i vostri commenti, ma non scriverò nulla fino a quella data. Mi concedo, insomma, una vacanza. Saluti a tutti, a quelli che conosco personalmente e a quelli che conosco solo per nome (o soprannome) grazie a questo blog.

Si fa un gran parlare, oltre il Tevere, della possibile nomina del biblista Gianfranco Ravasi alla presidenza del pontificio consiglio per la cultura.
Il cardinale Paul Poupard, infatti, il 30 agosto prossimo compie 77 anni e per lui è vicino il pensionamento.
Di Ravasi ne parlano – parecchio – anche diversi quotidiani che fortissimamente sembrano volerlo in curia e, subito dopo (si dice il 29 settembre), consacrato vescovo da Benedetto XVI nella basilica vaticana.
La sponsorizzazione del biblista ambrosiano pare sia forte anche nell’attuale leadership del governo italiano che vede in lui una personalità autorevole e capace di parlare nel “giusto modo” dei più svariati temi.
Insomma, una sorta di “neo cardinal Tonini”, di uomo dalla parola facile e dall’eloquenza veloce e dunque in grado di esprimersi su qualsiasi tema.
E poi, stando al dicastero della cultura, egli non avrebbe compiti giurisdizionali e dunque potrebbe fare ciò che meglio crede e cioè parlare, scrivere, dire di tutto un po’ su questo e quello, a seconda delle tematiche che chi lo sponsorizza ritiene opportuno egli affronti.
L’intento che sembra evidente è quello di convincere Benedetto XVI a portare in curia un sacerdote che, in verità, già ha dovuto subire negli anni passati due importanti stop, allorquando si avvicinava per lui la nomina a due piccole ma prestigiose diocesi: prima Loreto, poi Assisi. Allora fu la plenaria dei cardinali a “bocciare” la sua nomina. Mentre oggi, in Vaticano, la decisione spetta esclusivamente al papa e quindi al segretario di Stato Tarcisio Bertone.
Papa Ratzinger non è persona facilmente influenzabile e anzi continuare a portare alla ribalta il nome di un possibile candidato in un posto prestigioso della curia romana potrebbe avere su di lui un effetto controproducente.
Tra l’altro, con Ravasi, si amplierebbe di molto (troppo dicono alcuni) la già ampia forchetta dei porporati e presuli provenienti dal clero milanese e con importanti incarichi in diocesi italiane e in curia: Scola, Tettamanzi, Saldarini, Biffi, Nicora, Coccopalmerio, Di Mauro, Viganò, Pasini. Quest’ultimo, ex vice prefetto della biblioteca ambrosiana, lo scorso 25 giugno è stato nominato nuovo prefetto della biblioteca apostolica e pare piuttosto strano che anche colui che è l’attuale prefetto della biblioteca milanese in cui lavorava Pasini (e cioè Ravasi) arrivi in quel di Roma. Oltre il Tevere, infatti, c’è chi dice che, a Ratzinger, il motto “Milan l’è un gran Milan” interessi ben poco. Anzi, egli è pontefice che in questi due anni di governo della Chiesa ha dimostrato di voler valorizzare (e cioè di portare in posti di comando) uomini provenienti da tutti i continenti stando ben attento alle diverse provenienze.
Le stranezze attorno alle voci che vogliono Ravasi in curia non si fermano qui: di lui se ne parla anche – qualora venisse nominato a capo della cultura – quale futuro cardinale. Eppure Ratzinger, fin dai tempi in cui era al Sant’Uffizio, riteneva opportuno che la berretta rossa venisse concessa esclusivamente a vescovi che fossero a capo di congregazioni (e del tribunale della segnatura apostolica) e non, come sarebbe nel caso di Ravasi, di pontifici consigli. Vedremo presto se sarà più forte il “Ratzinger pensiero” o le pressioni esercitate su di lui.


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