A spasso col profeta Geremia tra gli stand del Meeting

Rimini. Camminare tra i padiglioni del Meeting lo si può fare così, tanto per guardarsi attorno, oppure lo scopo può essere quello di cercare qualche indizio circa la “verità” la quale, a detta di chi ha pensato al titolo della kermesse ciellina, sarebbe “il destino per il quale siamo fatti”.
La scritta del titolo del Meeting campeggia dappertutto, pure sui sacchetti gratuitamente distribuiti all’ingesso Sud e adibiti a raccogliere eventuali gadget, libri, cataloghi di mostre e quant’altro. Campeggia sulla mappa della Fiera distribuita al punto informazioni, sui pannelli che circondano gli stand, sui poster appiccicati alle pareti a vetro dei padiglioni.

Cogliere la nota
E allora occorre camminare e cercare di capire cosa diavolo sia questa benedetta verità di cui i ciellini si riempiono la bocca. Superata una vasca d’acqua (piscine le hanno chiamate gli architetti della Fiera) si arriva in uno spazio aperto dove ammassati in pochi metri quadrati alcune centinaia di persone stanno ascoltando un incontro dedicato al “jazz come avvenimento”. Un direttore d’orchestra, Maurizio Carugno, spiega che sì, «il jazz è un avvenimento» e «per questo è importante coglierlo mentre accade, cioè dal vivo». Il jazz, dunque, dice cosa sia soltanto quando lo si suona, mostra ciò che è (la sua verità) mentre accade, mica prima. E così ecco che parte qualche nota e pian piano la gente ondeggia, trasportata chi in un modo, chi un altro, dalla verità della musica. La stessa verità per tutti, seppure percepita da ognuno con sfumature diverse.

L’itinerario di Susanna
Poco più avanti, il padiglione A3 spara a nove colonne una frase un po’ strana: “C’è una voce nella mia vita. Il profeta Geremia”. In sostanza, una mostra allestita dalla Fraternità san Carlo (un gruppo di preti missionari) sulla figura di un uomo nato secoli fa con un compito durissimo. Geremia, nel nome di una verità scomoda, doveva riavvicinare Israele a Dio cacciandolo dalla sua terra: «Ecco - recita la Bibbia -, io oggi ti costituisco sopra i popoli per sradicare e demolire, per edificare e piantare…». Mica poco. Fuori dalla mostra, un catalogo attira l’attenzione. Alcune firme importanti sono state chiamate a dire la loro sul profeta. Scrive Susanna Tamaro: «Si può forse far credere che la via del cuore sia per persone deboli e sentimentali, ma invece è una via di guerrieri sempre pronti a combattere, anzitutto contro di sé, nel proprio intimo». Già, una guerra nel proprio intimo. Ma come riuscire a combattere con se stessi nel nome della verità e contro la menzogna? Occorre - scrive la Tamaro - «un itinerario del silenzio».

La filosofia non basta
Da Geremia a sant’Agostino il passo è breve. Un docente di introduzione alla teologia dell’università cattolica di Milano offre la sua visone del santo d’Ippona all’interno di un teatro. Ne parla come si parla di un amico. Legge brani delle Confessioni: Agostino cercava la verità, dice. Fin dall’adolescenza. La scoperta della verità nel proprio cuore ardente diventa per lui un’esperienza carnale, passionale, a partire dalla lettura dell’Ortensio di Cicerone. Ma la filosofa non basta. Non bastano i libri, le idee, serve qualcosa di più, un incontro. Per lui, ha il nome di Dio.

Il viaggio degli hobbit
Sala A1. Una delle sale principali. Qui trovi gente che quanto a camminare è esperta. Sono gli hobbit de Il Signore degli anelli. Di loro, ne parlano studiosi di Tolkien. Edoardo Rialti, traduttore delle opere di Lewis e Tolkien, spiega che «non si può che essere grati a un uomo che ospiti il vero e faccia la fatica di esprimerlo». Durante l’incontro viene detto che Tolkien ha contrapposto la ricerca della conoscenza basata su stupore e amore a quella illuminista basata sulla ragione e sull’immaginazione. E in effetti, Sam e Frodo, i due hobbit protagonisti de Il Signore degli anelli, scoprono soltanto strada facendo il destino che li accomuna e per il quale sono fatti. Non fanno calcoli previi. Solo, accettano stupiti la missione che viene offerta loro. È il medesimo destino che li accomuna, la stessa fatica di arrivare insieme a gettare nel fuoco che tutto brucia l’anello del potere del male. Sam e Frodo, resi fratelli da una verità che li trascende e supera.

Cesana ed Eco
Nel salone D5 c’è il tutto esaurito. C’è la voce che vanta più presenze in assoluto al Meeting di Rimini: Giancarlo Cesana, docente di medicina del lavoro e leader storico di Cl. «Che la verità sia una proposta - dice - vuol dire che può essere riconosciuta solo dalla libertà; non può essere imposta. Che la verità implichi la libertà è un dramma. La verità è un impegno anche per chi la propone». E ancora, ecco chi è la sua verità: «Abbiamo seguito Gesù Cristo perché, seguendolo, la vita è migliore». Di qui la dialettica con Eco che scriveva di temere i profeti e coloro che sono disposti a morire per la verità: «Ciò che convince della verità - ha invece spiegato Cesana - sono, al contrario, coloro che sono disposti a morire per essa, non attraverso il suicidio o l’affermazione violenta di sé. Si può infatti aspettare 80 anni per morire per la verità».

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