Cattolici, della Fuci, veltroniani: i dossettiani che scelgono il laico
Lug 31, 2007 il Riformista
La Fuci non muore mai.
Oggi continua a fare scuola a sinistra e a dire la sua in quella parte di politica che, proprio perché progressista, ha al suo interno diversi esponenti di spicco di quel cattolicesimo italiano per nulla incline a cedere a quella fetta di Chiesa che ritiene sia impossibile attuare, stando a sinistra, politiche in linea con il pensiero e il credo cristiano.
Ogni anno, dal “buen retiro” estivo del monastero di Camaldoli (“settimane teologiche” vengono chiamate), gli ex studenti della Fuci si ritrovano per ritemprare lo spirito e approfondire tematiche inerenti la teologia.
Ma non solo. Mentre i nuovi aderenti continuano a ritrovarsi ogni anno solo per quelle finalità e anzi sono riuniti proprio in questi giorni, a Camaldoli talora alcuni ex ritornano per fare il punto su aspetti di più stringente attualità.
E così ecco che due settimane fa, proprio nella verde vallata casentinese tra Arezzo e Bibbiena, è maturata la decisione - resa nota ieri - di alcune personalità che negli anni ’80 ricoprivano ruoli di primo piano nella Fuci di sostenere pubblicamente la candidatura di Walter Veltroni alla guida del Partito Democratico.
Certo, non si tratta assolutamente di una presa di posizione ufficiale della Fuci (difficilmente la federazione si schiera in modo pubblico e comunque mai su opzioni politiche in senso stretto) ma comunque di una decisione avanzata, pur a titolo personale, da esponenti del panorama politico e culturale che in quegli ambienti si sono formati.
Tra questi, gran parte della covata fucina degli anni ’80 che, dopo una lunga stagione di tensioni in particolare con Comunione e Liberazione, ebbe una boccata di ossigeno e, insieme, la certezza che niente era andato perso ma che anzi tutto poteva ricominciare.
E in effetti, la capacità di ricominciare sempre e al di là del parere positivo o negativo di altre aggregazioni ecclesiali o delle stesse gerarchie ecclesiastiche è una caratteristica propria della Fuci.
Ricominciare anche a costo di spiazzare chi si aspetta dai suoi aderenti scelte scontate come poteva essere, in questi giorni, il sostegno alla candidatura alla guida del Pd di uno tra i due cattolici “doc” Rosy Bindi ed Enrico Letta, entrambi con un passato nell’Azione Cattolica.
E invece no, alcuni ex fucini di rilievo e aderenti all’Azione Cattolica - tra loro il costituzionalista Stefano Ceccanti, il deputato Giuseppe Lumia, il professore Salvatore Vassallo e il senatore Giorgio Tonini - hanno optato pubblicamente per Veltroni «in quanto persona che meglio di ogni altra esprime in sé la fusione di culture politiche riformiste originariamente minoritarie perché separate e un assetto delle liste di sostegno tali da dare al segretario neo-eletto una effettiva primazia, senza una balcanizzazione del Partito Democratico».
Insomma, al cattolicesimo di Letta e a quello della Bindi i cattolicissimi della Fuci hanno preferito la laicità di Veltroni il quale, a ben vedere, è fino a oggi riuscito a integrarsi piuttosto bene con le istanze della Chiesa grazie soprattutto a una politica accorta in merito alle tematiche etiche e, insieme, a importanti iniziative quando in ballo ci sono state questioni inerenti la solidarietà, il dialogo tra fedi e culture differenti, la pace nel mondo.
Certo, temi etici e temi solidaristici non sono sullo stesso piano e anzi di per sé i secondi difficilmente possono esistere senza i primi ma per il momento la promozione dei secondi da parte di Veltroni assicura comunque un certo margine di sicurezza.
«Veltroni - spiega Ceccanti - è candidato ideale per noi perché in un partito a vocazione maggioritaria scegliamo chi “a regime” sarà premier».
Insomma, vince la necessità di fare squadra e, nel contempo, vince il miraggio di un leader che, proprio perché non cattolico, è più libero di altri quando si tratta di avanzare politiche laiche.
Del resto, per chi è cresciuto alla scuola fucina, l’impegno in politica più che basato sulla non negoziabilità rispetto ai princìpi etici è caratterizzato da una certa volontà di compromesso, dalla ricerca insomma di una sintesi che non esasperi le differenti tensioni ma trovi, con equilibrio, punti di accordo fino a dove è possibile.
Una volontà di compromesso maturata a dovere nel corso del secolo scorso, in scia a una interpretazione dei lavori del Concilio Vaticano II più aperta al mondo e anche grazie all’influenza di due fedeli amicizie come sono state quelle di Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati.




















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