«Dio benedice chi si ribella all’ingiustizia»
Lug 26, 2007 il Riformista
A seguito dell’intervista di ieri del cardinale Martino sul Corriere, abbiamo fatto oggi sul Riformista uno speciale sulla Salerno-Reggio. Io ho intervistato il cardinale Saraiva Martins a proposito della “ribellione alle ingiustizie”. Ecco il pezzo.
«Non possiamo dirci veri cristiani se non abbiamo nel nostro dna una sana ribellione contro tutte le ingiustizie. Dio la vuole, Dio è con quegli uomini che si tirano su le maniche della camicia e dicono “no” con forza e coraggio a tutti i soprusi. È un’azione nobile che può portare anche al dono totale della propria vita, e, se necessaria, all’effusione del sangue. La ribellione a Dio è odiata dal Creatore, ma quella contro le ingiustizie è da lui benedetta».
Così uno dei porporati più in alto nella gerarchia ecclesiastica di Santa Romana Chiesa: il cardinale portoghese José Saraiva Martins che nella Santa Sede dirige quel delicatissimo dicastero che segue direttamente le cause dei santi. Perché un semplice fedele, insomma, venga canonizzato con tutti gli onori degli altari, è il processo condotto da Saraiva Martins che deve superare.
A sentirlo parlare della vita dei santi sembra di sfogliare pagine di romanzi epici e agiografici, come quelle dei “Tre frati ribelli” del monaco trappista Marcel Raymond: «C’è un solo errore nella vita: quello di non essere santo», scrisse Raymond. Parole che bene vestivano le esistenze dei tre protagonisti del suo romanzo, uomini un giorno divenuti santi anche e soprattutto grazie alla loro indomita volontà di ribellione da un’esistenza sciatta e superficiale: San Roberto il ribelle, sant’Alberico il radicale e Santo Stefano Harding erano uomini veri, colti ma umili, lavoratori e insieme mistici, sempre spronati dal motto “viriliter age”, siate virili, siate uomini. In poco tempo, aggregarono intorno a sé altri uomini decisi a dare tutto pur di seguire con radicalità la regola benedettina.
«La caratteristica di ogni santo - continua Saraiva Martins - credo sia proprio questa indomita volontà di ribellarsi alle ingiustizie. Non c’è santo che non sia in questo senso anche un ribelle. Quando ho letto lo sprone del cardinale Martino sul Corriere a non restare sottomessi di fronte all’ingiustizia di un’autostrada come la Salerno-Reggio Calabria da troppo tempo in balia di promesse ancora non realizzate, mi è venuto in mente che ogni santo ritiene che ogni ambito della vita meriti impegno e lotta contro l’ingiustizia, anche la viabilità. Certo, occorre molta pazienza e accettazione della sofferenza. Le ingiustizie non si combattono e non si vincono senza sofferenza. Ma ne vale sempre la pena. Tutti gli uomini dovrebbero sentirsi coinvolti dai soprusi che patiscono altri uomini. La mobilitazione, insomma, dovrebbe essere generale».
Mobilitazione generale, lotta contro le ingiustizie, coraggio e sofferenza. Insomma, una vita da eroi o anche da santi. «Ma la santità - dice Saraiva Martins - è per tutti. Ogni cristiano può essere santo. E essere santo significa essere fino in fondo uomo. Santo perché uomo o uomo perché santo: questo è il motto. La santità è la pienezza dell’umanità, mica altro. Diceva Wojtyla: “L’uomo è il cammino della Chiesa”. E, infatti, tutto ciò che è umano è anche cristiano. E dunque essere uomini tra gli uomini, uomini con gli uomini, è davvero ciò che deve accomunare ogni esistenza cristiana».
Qualche settimana fa il cardinale Martino, nella sua veste di responsabile del pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, aveva curato la stesura di un documento in cui tra le altre cose venivano elencate alcune attenzioni che il “buon guidatore” deve tenere quando si trova a viaggiare in macchina. Poi, dopo un viaggio odissea sulla Salerno-Reggio Calabria, lui, salernitano di nascita, si è reso conto di quanto sia difficile mantenere la calma percorrendo il delirio dell’autostrada che collega Reggio alla sua città natale. «È positivo - dice in proposito Saraiva Martins - che alle parole e ai fiumi di inchiostro che sovente la Santa Sede fa uscire dai propri uffici corrisponda ogni tanto un bagno di realismo sul campo. Parlare per esperienza diretta è più convincente che parlare da un pulpito».
Dicevamo prima della ribellione alle ingiustizie. Ma spesso questa ribellione è verso chi ha il potere e magari non fa nulla, come molti politici nel nostro paese: «Se la ribellione serve per portare giustizia laddove non ce n’è - dice lapidario Saraiva Martins -, ben venga la ribellione ai politici».




















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